Il Blog di Giuseppe Previti

IL MAGISTRATO VAN DEE, L’INVESTIGATORE CINESE CREATO DA ROBERT VAN GULIK

L’olandese Robert Van Gulik (1910-1967) o dal nome completo Robert Hans Van Gulik passa la sua infanzia a Giava dove si appassiona alla cultura delle zone asiatiche: si specializza in sinologia all’Università di Leiden, parla correntemente sanscrito,giapponese e cinese.
Personalità eclettica è stato scrittore, diplomatico, orientalista, musicista, linguista, calligrafo, profondo conoscitore dell’estremo oriente, della lingua e della cultura cinese. La sua attività di diplomatico lo vedrà impegnato in India, Cina e Giappone, ma anche in Africa e negli Stati Uniti.
Autore di romanzi originali polizieschi  ambientati in Cina nel periodo della dinastia Tang( sec.VIII), protagonista un personaggio realmente esistito, l’onorevole magistrato Dee. I suoi romanzi sono famosi non solo per l’abilità nel costruire le trame, ma anche per l’acutezza delle descrizioni della cultura e dell’ambiente cinese. Oltre i numerosi gialli scriverà importanti saggi sulla civiltà cinese.

Disse di lui Agatha Christie: “I suoi gialli mi hanno divertito immensamente”. Van Gulik è considerato lo scopritore del giallo orientale . Basandosi e rielaborando antichi testi cinesi di criminologia scopre e riporta alla ribalta la figura di un celebre magistrato, Ti sen Chieh, vissuto nella Cina dei Tang, trasformandolo nell’onorevole e abile giudice Dee, cui dedicherà ben sedici romanzi ambientati nel celeste impero. Del giudice Dee ne parlò Lin Yutang biografa dell’imperatrice Wu nel romanzo Lady Wu.
Dee era sui sessanta anni, era stato  venti anni giudice supremo, spesso quando era impegnato nelle indagini vestiva abiti dimessi. Era diventato celebre risolvendo casi che altri suoi colleghi non erano stati capaci di portare a soluzione. Ben diciassettemila i processi da lui esaminati, era riuscito a salvare molti innocenti condannato ingiustamente. Sulle sue capacità non esistevano dubbi e aveva anche mandato in  prigione molti colpevoli. E quando cambiava distretto era salutato con grande calore, il suo nome era ormai una leggenda.
Con il magistrato Dee Van Gulik crea una sorta di Sherlock Holmes cinese, il personaggio era comunque realmente esistito nel 630 d.C.. Occhio e cervello le sue maggiori doti, gli bastavano pochi indizi per risolvere un caso. Da una mosca svolazzante arriva a scoprire un cadavere nascosto, tramite un nodo inchioda un assassino , si serve di una canzone, di una macchia, di un particolare di un quadro per arrivare alla verità.
Il profilo del giudice rivela che è un personaggio estremamente “razionale” a cui interessa che la società abbia un gusto ordine, sia ben regolata e ben amministrata. Lui viaggia per questa Cina piena di banditi, lottatori, prostitute, violenti, vedove, poeti, monaci, trafficanti,banditi che si convertono alla giustizia e diventano suoi aiutanti, altri giudici buoni e no. Gli capitano sempre casi intricatissimi, ci sono grandi spargimenti di sangue, fatti da horror, Van Gulik indulge al grand guignol ma lo fa con grande ironia. Vive il nostro magistrato in maniera assai libera e tollerante, gli piacciono le donne, ha tre mogli, è molto attaccato all’ultima.
La Cina di quel periodo è una società a struttura classica, anche borghese, e Dee avrà modo di girarla in  lungo e in largo. E’ una Cina antica ma probabilmente non poi dissimile di quella dei tempi più vicini a noi.
Dee si imbatte in delitti di particolare ferocia, spesso le vittime sono delle fanciulle che sono state accoltellate, sventrate, strangolate, bastonate a morte. Il paese è diviso da profonde diseguaglianze, lebbrosi,mendicanti, gente affamata, non manca nulla, Ma il nostro protagonista si muove quasi con nonchalance in questo universo composito. Il suo compito è portare ordine, stabilire la verità dei fatti, punire i colpevoli e riabilitare gli innocenti. La forza del personaggio è nella sua capacità di ragionare, nella sua razionalità, nel suo saper interpretare le cose, il tutto connesso alla sua grande esperienza.
Da un punto di vista storico, come in tutte le antiche storie poliziesche cinesi, Dee è un magistrato di distretto, figura reale sopravvissuta in Cina sino al 1912.Racchiudeva in sé la figura del giudice, del pubblico ministero, dell’investigatore, e della giuria. Veniva curiosamente definito “funzionario padre e madre” perché aveva totale autorità su ogni fatto e evento accaduto nella sua zona.
Nella funzione di giudice doveva mostrare la sua abilità di investigatore, e nella letteratura gialla cinese non si parla mai di “detective” ma di “giudice”. Nei racconti scritti da Van Gulik osserviamo le incombenze del magistrato. A lui erano denunciati i reati, doveva raccogliere e esaminare le prove, trovare il colpevole, arrestarlo, interrogarlo, processarlo e condannarlo.
Si avvaleva di aiutanti fidati più che del personale degli uffici giudiziari, li sceglieva personalmente, erano uomini forti, solidi, pronti anche a battersi. In una cosa Van Gulik si richiama al celebre Sherlock Holmes, il suo magistrato non portava mai armi, era comunque assai abile nel menare le mani.
La scelta che Dee fa dei suoi collaboratori richiama ad un altro mito, quello di Robin Hood, ovvero il giudice reclutava anche chi era diventato fuorilegge o per essere stato ingiustamente accusato o punito da magistrati corrotti e crudeli.
Come si può notare in alcuni romanzi ( I delitti del lago cinese , I delitti dell’oro cinese) molti degli aiutanti di Dee erano scelti secondo questi criteri.
Molte indagini esterne venivano affidate a questi uomini, pur se talvolta anche il magistrato era costretto a muoversi, ma normalmente per ragioni pratiche e di tempo, quando lo faceva era costretto al travestimento.
La maggior parte comunque dell’attività dei giudici si svolgeva nell’aula del tribunale, qui il giudice aveva anche i suoi uffici e i suoi alloggi.
Ovviamente i metodi seguiti dai magistrati sono legati al tempo in  cui operavano, c’era anche chi ricorreva alla tortura, ma in generale i nostri giudici/investigatori si facevano forti delle loro capacità  di ragionamento e del loro proverbiale buon senso. Va detto che il giudice Dee, come tutti i suoi colleghi, era un uomo di grande cultura, di grande forza morale e intellettuale, di buona intuizione psicologica, e certamente questo enorme bagaglio “conoscitivo>” li aiutava nella loro opera. Non sono mancati degli abusi, ma l’attività dei magistrati era sottoposta a vari controlli, non ultimo quello dell’opinione pubblica.
Il fatto è che al magistrato di distretto erano affidate troppe incombenze, comunque in generale il funzionamento del sistema giudiziario cinese era di buon livello.
Van Gulik nei suoi romanzi ha seguito la tecnica tradizionale dei polizieschi cioè far risolvere al giudice tre casi contemporaneamente, però sempre costruendo le sue trame in modo da dare vita a un racconto unitario di cui era protagonista il giudice Dee. Questi, di nome Ti Jen-Chieh visse tra il 63o e il 7oo, all’inizio era magistrato nelle provincie,poi via via che risolveva casi difficili divenne famoso, fu anche ministro della corte imperiale e venne considerato un ottimo servitore dello Stato.
Molte delle avventure di Dee descritte dallo scrittore olandese trovarono ispirazione in fatti realmente accaduti e  raccontati poi nel tempo anche da altri autori. Lui li ha rielaborati utilizzando i fatti principali modificando sovente l’ambiente per adattarli a quanto richiesto dalla narrativa poliziesca. Ma le storie che scrisse per i lettori europei erano comunque elaborate nello stile di quelle cinesi classiche.

Il “giallo cinese” ha delle caratteristiche sue proprie, intanto il colpevole è noto sin dall’inizio, quindi il compito del magistrato è di scoprire cosa c’è dentro la vicenda criminale,
questo è l’oggetto della sua indagine, volendo fare un salto ai nostri tempi più un tenente Colombo che un Montalbano. Il magistrato è superiore a tutti per acume e per ingegno.
Potremmo portare ad esempio Dee che risolve un omicidio osservando un dipinto dove è ritratto un gatto dipinto dalla vittima, le pupille contratte dell’animale gli rivelano l’ora del delitto sconfessando così la versione dell’assassino.
Un altro racconto vede Dee preso per pazzo dai suoi uomini a cui ha ordinato di “fustigare” un tappeto conteso, ma battendolo cadono dei granelli di sale che ne rivelano il legittimo proprietario.
Come già detto il magistrato nel giallo cinese, altra differenza con quelli americani ed europei, si occupa di più casi, di solito due o tre, e completamente indipendenti tra loro.La società cinese era molto variegata, assai densa, e quindi ne scaturivano un numero molto elevato di casi giudiziari, sarebbe stato inconcepibile che si fosse occupato di un  solo reato.
Terza differenza del poliziesco made in Cina l’abbondante numero dei personaggi, forse è un po’ faticoso per il lettore europeo abituarsi a questo, di solito nei libri scritti qui da noi la rosa dei sospetti è sempre ristretta.
In compenso si notano molte analogie, intanto comune è la cura e il gusto per svelare un mistero, si nota anche una tecnica elevata nella descrizione e nel modo di procedere dell’investigatore, nella letteratura cinese è accentuata la serialità dei personaggi. Il protagonista ha una sua dimensione fissa, un suo modo di agire e una impostazione di fondo non dissimile dai vari detective creati dalla Christie, da Doyle, da Gardner, da Stout, da Simenon.
Anche nella letteratura cinese esiste la “spalla”, però qui si diverge dai personaggi in uso da noi, qui la caratterizzazione è molto marcata, sono individui di grande forza fisica ma di poco cervello, rapidi nell’azione e nei riflessi ma non mostri di intelligenza, il giudice deve spiegare loro tutto per filo e per segno, soluzione compresa, non sono certo uno Watson o un Lucas,
semmai un Archie Goodwin o un Paul Drake.
Quanto ai personaggi femminili il prototipo è la fanciulla perseguitata, costretta a prostituirsi per mantenere la famiglia, ma ci sono anche delle mogli infedeli. Tra i personaggi maschili abbiamo dei funzionari o dei magistrati corrotti, dei libertini che si approfittano dei bisogni altrui, di contro troviamo studenti poveri ma onesti.
Nella Novella delle quindici stringhe la giovane moglie di un uomo accusato di assassinio si trasforma in detective scoprendo l’identità dell’assassino e scagionando così il marito.

Interessante nei gialli di stampo cinese è il tipo particolare delle armi usate per commettere dei delitti. Il lettore cinese è molto sofisticato, non accetta di buon grado un assassinio a colpi di bastone, vuole armi più raffinate…..
Nella raccolta “Tang Yin Pishih” è descritto il caso del chiodo nell’occipite. Un giudici osservando uno sciame di mosche posate sul cranio di un uomo morto fa esaminare il cadavere e così viene trovato un chiodo infisso nella testa dalla moglie infedele.
Sarà lo stesso Robert Van Gulik a riprendere il caso ne “ I delitti del chiodo cinese” quando una moglie uxoricida confessa all’onorevole Dee come aveva ucciso il marito anni prima permettendogli di scoprire l’assassino di un nuovo delitto.
Una variante la registriamo ne “Gli strani casi del giudice Li ” con “Il chiodo nell’occhio“, qui l’indagine scagiona una donna condannata, dimostrando che lo spillone era stato infisso nel cranio della vittima dopo la sua morte.
Ne “La vipera assassina” il celebre Jen Chieh risolve il caso di una donna avvelenata scoprendo che era stato lasciato cadere dall’alto in una tazza fumante il veleno di una vipera disturbata dal vapore dell’acqua bollente.
E ancora nei gialli cinesi si trova già “il delitto della camera chiusa” in cui poi si cimenteranno tutti i grandi autori di polizieschi. La storia è quella di “Pennello mortale “: una vittima è ritrovata morta nel suo studio chiuso ermeticamente dall’interno, arma usata appunto un pennello che contiene un sofisticato congegno mortale.
Va detto che ancora oggi il pubblico cinese è affezionato a questo tipo di letteratura.

Molte e interessanti le raccolte di casi polizieschi avvenuti in Cina e a cui attingere. Di T’ang-Yin-Pi-Shih i “Casi paralleli sotto l’albero del pero“. E’ una raccolta del tredicesimo secolo tradotta da Van Gulik, e da questa ha ricavato “Il delitto del chiodo”.
Di Ku-Chin-Ch’i-An-Wei-Pien “ Casi curiosi dei tempi antichi e moderni “, vi attinge pure Van Gulik per un suicidio ne “Il paravento di lacca”.
Di Ching-Jen-Chi-An “Casi curiosi che turbarono il mondo“, pubblicati nel 1920 da Wang Yih, in essi si trova il caso della sposa scomparsa.
Di Wu-Tse-T’ien-Szu_Ta-Ch’i-An un romanzo poliziescoi del 1700 che Van Gulik tradusse con il titolo di “Dee Gong An.Tra l’altro qui si trova il delitto de “La pera assassinata”.

In conclusione un mondo interessante quello scoperto e poi rielaborato da


Per leggere e stampare Diari di Cineclub clicca qui