Il Blog di Giuseppe Previti

Menù in giallo – Racconti e ricette toscane in salsa criminale – Edizioni Atelier

Il tempismo è perfetto: siamo appena usciti dal tour de force dei pranzi e delle cene del periodo natalizio e una discreta attenzione all’alimentazione è d’obbligo. Se volete un aiuto con qualche ricetta gustosa, questa antologia di racconti ce ne propone addirittura nove: anatra in umido; pennette al profumo di alici, pinoli e pistacchi; piccioni della nonna Rosina; piatto della Meglia; funghi trippati; cinghiale in umido della zia Daniela; maccheroni di San Jacopo; tiramisù al Vin Santo; fusilli alla contadina. Beh… non sto ad elencarvi le calorie anche perché i protagonisti degli altrettanti nove racconti non hanno certo il problema di ingrassare, non più.

E passiamo alle “povere” vittime: non poi tanto povere in realtà. Alcune di loro meritano di morire e per quelle che forse non se lo meritavano, dobbiamo semplicemente cambiare il punto di vista: chi è in grado di cucinare pianti tanto raffinati e deliziosi merita forse di farsi giustizia da sé. Se cucini da dio qualche volta puoi anche arrogarti qualche diritto che di solito non ti spetta, ma questo è solo un piccolo dettaglio.

Siamo in Toscana per la maggior parte del tempo in tutti i racconti. Ma andiamo per ordine.

Nell’anatra in umido – il racconto è L’ingrediente segreto di Enrico Tozzi – si seguono le vicende del protagonista che con fatica ed enormi difficoltà cerca di affrancarsi da un’infanzia poverissima e sfortunatissima. Grazie al lavoro in una piccola trattoria e al vecchio oste che ama bere fiumi di Chianti e che gli si affeziona, imparerà l’arte della cucina toscana tradizionale. Una ricchezza indubbiamente, che però, visti i tempi in cui è ambientato il racconto, dovrà scontrarsi con i nuovi locali che offrono «pasti a buon mercato e vino e birra scadenti». Seguiremo il protagonista fino a Milano dove la vicenda lo porterà a servire un’anatra in umido fenomenale niente di meno che ad un boss malavitoso. I clienti non si scelgono e si sa, la malavita se può scegliere, sceglie il meglio!

Con Andrea Gamannossi e le sue Alici e champagne si va al mare, a Livorno per l’esattezza. Il mare non è molto sereno in questa avventura, ma d’altra parte fa da sfondo ad una rottura amorosa… ma come si fa, dico io, a lasciare un uomo che cucina per voi?!? Un uomo che per il vostro anniversario vi cucina in maniera eccellente il vostro piatto preferito, delle pennette al profumo di alici accompagnato da una bottiglia di champagne. Quest’affronto va punito! E nessuno come Andrea Gamannossi riesce a metterci tutti d’accordo nell’eliminare chi, in un modo o nell’altro, offende la buona cucina.

Pistoiese in tutto e per tutto il particolare racconto di Susanna Daniele Animalia che vede il suo protagonista raccontare una storia ambientata nel 1947, in occasione della primissima “Giostra dell’Orso”, con cinque amici, ognuno in gara per uno dei cinque rioni. Ma non erano quattro? Appunto. Uno dei cinque amici morirà, ma i succulenti piccioni della nonna Rosina non saranno i colpevoli. Una disputa che ci riporta al passato, tra democristiani legati a doppio filo alla curia e “rossi” ex partigiani delle brigate Garibaldi. Il pomo della discordia sarà un matrimonio: civile o celebrato in chiesa? Un annoso problema di quei tempi risolto in maniera brillante ed efficace, bevendoci su un bicchierino di Vin Santo.

Con Bancomat al veleno di Rossana Giorgi Consorti si ingrassa addirittura all’ospedale. Com’è possibile? Beh, basta seguire la ricetta: prendete una moglie buona, dolce e devota ma che non sa cucinare per niente e un’infermiera procace, gentile e disponibile che sa come si conquista un uomo a tavola. Siamo già pronti per il dramma!!! E la ricetta è il piatto della Meglia: sono intriganti le ricette segrete, quelle che dal titolo non capisci gli ingredienti. Vanno lette con attenzione, un po’ come per questo racconto il cui titolo non svela la trama!

Questa raccolta ci va giù pesante. E non si risparmia nemmeno Giuseppe Previti con il suo Delitto ai funghi trippati. Ambientato in un ristorante tipico della montagna pistoiese dove ci troviamo ad osservare il complicato rapporto tra un marito e una moglie che lavorano insieme tutto il giorno. In cucina lui, in sala lei: due mondi confinanti ma nettamente separati. Se posso permettermi di dare un consiglio, non fate ingelosire lo chef. Potrebbe decidere di cucinare per voi un piatto speciale! Il delitto, in questo caso, sarebbe non mangiarlo!

Decisamente divertente Il numero sette di Ambra Pellegrini dove un assassino che ha studiato a fondo e nei minimi particolari il suo piano, rischia di far saltare tutto: c’è sempre un dettaglio che viene trascurato. In questo caso la passione del protagonista per il cinghiale in umido. L’ispettore “Zenigata” (il nomigliolo gli viene affibbiato prendendolo in prestito dalla saga di Lupen, il famoso manga giapponese) avrà finalmente la sua nemesi.

Anche Stefano Fiori inizia il suo racconto I maccheroni di San Jacopo a Pistoia. In un accogliente e lussuoso appartamento con vista su piazza del Duomo è ambientato un dramma familiare: l’uomo ha avuto un ictus ed è costretto su una sedia a rotelle; la moglie si occupa di lui con abnegazione e affetto tanto da cucinargli i famosi maccheroni di San Jacopo con la pasta fatta in casa, un’arte non facile che richiede tempo, passione e amore. Ma il casuale ritrovamento di un codice pin le cambierà la vita. Tradizione e moderna tecnologia che ci portano ad un epilogo tutt’altro che scontato.

Lucia Bruni e Donatella Fabbri ci danno uno spaccato della vita di una casalinga con Regina, la protagonista di questo racconto che rinuncia alla sua vita di insegnante per diventare moglie, madre, donna di casa a tempo pieno e cuoca sopraffina. Con il pensionamento del marito iniziano i guai soprattutto quando lui le si rivolgerà arrabbiato con un «… tu che non hai mai lavorato un giorno in vita tua!…». Il consiglio è di non farlo a casa, ma se dovesse per caso capitarvi, diffidate di un invitante tiramisù al Vin Santo che potrebbe far resuscitare un morto… o no?!?

Chi dice che la vendetta va servita fredda non ha letto Mi dispiace da morire, ma sono contento di Paolo Romboni. Va servita invece ben al dente come i fusilli alla contadina di questo racconto che mette in scena un classico dei rapporti familiari, la difficilissima e tormentata convivenza tra genero e suocera… Tra astuzie e perfidie in grado di oltrepassare anche il confine tra la vita e la morte viene da chiedersi chi dei due avrà la peggio.

Nove racconti di alta cucina dove l’omicidio è sempre accompagnato da un piatto estremamente raffinato e goloso. Da consumarsi lontano dai pasti.


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