Il Blog di Giuseppe Previti

Il treno della memoria – Racconti e pensieri sulla Shoah – Edizioni Atelier

Non è semplice affrontare il tema della Shoah per mezzo di racconti di fantasia. Un po’ per il comprensibile riserbo che si deve ad una delle più angoscianti tragedie del XX secolo, un po’ perché su questo stesso argomento sono stati scritti migliaia di libri, alcuni dei quali sono degli autentici capolavori di narrativa e di testimonianza. Ci prova “Il treno della Memoria – Racconti e pensieri sulla Shoah”, unendo dieci racconti firmati da undici autori (uno è firmato in doppio, come vedremo in seguito) e una serie di “foglietti”, riprodotti qui in originale, che riportano i pensieri dei visitatori della mostra “La persecuzione degli ebrei in Italia. Documenti per una storia”, svoltasi lo scorso anno a bordo di alcuni vagoni in sosta alla stazione di Pistoia. Si tratta, per la maggior parte, di messaggi lasciati dai bambini delle scolaresche che visitarono la mostra e che, come ci spiega Legambiente, sono all’origine di tutto il progetto editoriale.
Il tema ricorrente dei dieci racconti, come spesso accade quando si parla di questo argomento, è la testimonianza. Memoria di ciò che è successo e trasmissione alle generazioni che non hanno vissuto, per ragioni anagrafiche, l’orrore della barbarie nazista.

Sembra ispirarsi a Primo Levi e al suo viaggio intervista del 1983 – Ritorno ad Auschwitz – il primo racconto, a firma di Alessandro Orlando: 56911 non è solo un numero. Un uomo anziano, reduce da un campo di concentramento, durante un viaggio in treno si confronta con dei giovani che sembrano ignorare la tragedia vissuta dall’uomo tanti anni prima. Col procedere del viaggio, chiara metafora dello scorrere del tempo, affiorerà anche la conoscenza che le nuove generazioni hanno del tema e la funzione didattica della testimonianza.
Sono Riccardo Parigi e Massimo Sozzi ad immaginare, nel secondo racconto, intitolato Mai stata libera, la storia agghiacciante di una deportazione destinata a separare per sempre una madre dalla propria bambina. La donna, rimasta sola, scrive la cronaca di un viaggio verso l’inferno servendosi di una matita e di un’asse di legno che fa da sponda al suo letto. Anche il lager, sembrano volerci dire i due autori, può diventare uno strumento per trasmettere la memoria.
Fumettista e scrittore, Giuseppe Di Bernardo, rievoca, mischiandola al racconto di fantasia, la storia esemplare del dottor Giovanni Borromeo, insignito del titolo di Giusto fra le nazioni, per aver salvato, lui non ebreo, oltre un centinaio di ebrei romani durante la seconda guerra mondiale, inventandosi una patologia che chiamerà Morbo di K. Nel toccante Il morbo della memoria, realtà e racconto si mischiano immaginando la telefonata di un anziano signore ad una giovane dj radiofonica. Le onde radio come strumento per tramandare il ricordo di ciò che è stato.
Ne Il sogno di Thomas, Eloisa Pierucci affronta il tema della distruzione dell’individuo e della sua trasformazione in oggetto insignificante, in pesce dentro una palla di vetro. In una classe una bimba viene isolata dall’insegnante e dai suoi stessi compagni per il solo motivo razziale. Il piccolo Thomas non capisce e cerca di trovare una spiegazione a quello che succede. Un sogno angoscioso lo aiuterà a chiarire i propri sentimenti e a prendere la decisione giusta.
Sempre di bimbi si parla in Una bicicletta dal cielo, ma da una prospettiva completamente diversa. Non è nuovo all’argomento della Shoah Roberto Riccardi, che affronta con misura un tema delicatissimo come quello del collaborazionismo. Un ex militare, reso invalido dalla guerra di Libia, cerca il riscatto di fronte alla moglie e ai figli. Penserà di trovarlo vendendo ai nazisti una famiglia di ebrei romani. In una notte del 1944, troverà se stesso negli occhi di un bambino.
Susanna Daniele ambienta il suo bel racconto Un conto da saldare nell’immediato dopoguerra a Firenze, nel gennaio del 1946. Un giovane ebreo si introduce di notte nella villa di un anziano signore, dove lui stesso ha trascorso in passato molte giornate della sua “vita normale”, quando era un amico di famiglia. Oggi le cose sono cambiate. La guerra è finita, il giovane è sopravvissuto alla deportazione e vuole saldare i conti con l’uomo che lo ha denunciato. Si parla ancora di collaborazionismo, questa volta ai tempi di Salò.
La linea grigia dell’indifferenza e dell’ostilità verso gli ebrei, che nasconde l’egoismo degli adulti in contrasto con la purezza dell’anima dei bambini è al centro del racconto di Cristina Bianchi. Bambino per sempre è un racconto sull’amicizia non ritrovata ma mai dimenticata tra Daniele Cabib, costretto a fuggire dalla città dove vive per rifugiarsi in montagna e il protagonista, ormai anziano, che rievoca la triste pagina delle leggi razziali. Non c’è lieto fine in questa storia, ma una sensibilità sincera e un’autentica partecipazione.
Il ricordo e il libero arbitrio, ma anche la dura realtà di una notte di fuga e di incontri a metà tra il sogno e la veglia, sono affrontati da Andrea Consorti in Solo il ricordo. Un uomo, Samuele, ad Anversa cerca scampo da un plotone di tedeschi che gli sta dando la caccia. Tra il latrare dei cani e il rumore minaccioso degli stivali sul selciato, l’uomo crede di aver trovato rifugio in una grande stanza dove, intorno ad un tavolo quattro uomini giocano a carte. Un quinto, osserva nell’ombra. Ognuno di questi uomini avrà una risposta diversa da dare a Samuele. Ma il suo destino va oltre la sua stessa sorte. Quel che vale, è il ricordo. Ancora una volta.
Il ringraziamento, di Giuseppe Previti, è invece incentrato su un aspetto che viene spesso trascurato nei racconti ispirati alla Shoah, ovvero, la riconoscenza. È la storia, questa, del rapporto che lega una famiglia ebraica e i suoi discendenti ad un paese e a persone che hanno messo in serio pericolo la propria esistenza per dare ospitalità e aiuto ai fuggiaschi ricercati dai nazisti. Questa volta la rimozione è messa in atto dalla famiglia ebraica e il ringraziamento che dà il titolo al racconto tarda ad arrivare. Un punto di vista insolito.
L’ultimo, scritto da Leonardo Gori, chiude la serie di racconti. Un uomo, nel campo di Buchenwald, si muove come una bestia braccata: gli americani stanno per attraversare i cancelli del lager e prenderne possesso.

Lo stupore e l’orrore dei bambini, più di ogni altra cosa, può dare il senso di una rievocazione. Diego, 8 anni, si chiede, su uno dei “fogliettini” riportati a conclusione di questa raccolta: «Ma lo avete visto che è successo?»


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