Il Blog di Giuseppe Previti

DOPPIO GIALLO – Bergamotto, gelsomini e Champagne E Gianluigi Ramazzini e il mistero dei fermodellisti suicidi di Laura Vignali – Edizioni Effigi

E’ uscito il 1 febbraio in concomitanza con il Festival del Giallo di Pistoia il nuovo libro di Laura Vignali per le Edizioni Effigi.
Il libro è composto da due racconti lunghi, Bergamotto, gelsomini e Champagne e Gianluigi Ramazzini e il mistero dei fermodellisti suicidi e si avvale ancora una volta della collaborazione di Giusi Bartolini che impreziosisce il libro con i suoi disegni.
Ma andiamo per ordine.
In Bergamotto, gelsomini e Champagne Vincenzo, il calabrese protagonista della storia, si mette in affari con un amico d’infanzia di nome Tonino e insieme aprono un ristorante sul Golfo di Soverato. Poiché gli affari non vanno male, Tonino, lo spirito più intraprendente tra i due, dopo una vacanza in Tunisia, ha la geniale idea di aprire una succursale del ristorante a Monastir dove si trasferisce immediatamente per occuparsi degli affari. Poco tempo dopo, Tonino scomparirà nel nulla e la totale assenza di notizie e la preoccupazione per l’amico ma anche per l’investimento obbligherà Vincenzo a partire e a cercare di capire che cosa è successo. E il lettore seguirà il protagonista per le strade di Monastir, poco dopo la rivoluzione dei gelsomini, tra il profumo dei fiori e il forte odore del mercato del pesce – dove veniamo a sapere che Tonino ha lasciato un grosso debito! – mentre rovista nell’appartamento abbandonato del suo socio e mentre si reca al “suo” ristorante dove scoprirà una conturbante emiliana di nome Gabriella che lo lascerà senza fiato per più di un motivo. E garbatamente scopriamo usi e costumi di Monastir, dalle coloratissime ingiurie che si lanciano gli automobilisti, all’ospitale usanza di offrire il the con dentro i pinoli; scopriamo come si sono integrati gli “stranieri” che vivono lì, e quanto può essere piacevole sgranocchiare mandorle camminando sul lungomare; quanto sono più affusolati e tranquilli i gatti tunisini rispetto agli irruenti felini nostrali; quanto può essere buona una bella dorade grigliata con brik e harissa e che il caldo può odorare di «spezie e di marcio»: ci immergiamo in una terra calda e ospitale popolata da strani personaggi – tunisini, montecatinesi, emiliani, francesi – e da qualche femme fatale, magari un po’ sui generis. Insieme a Vincenzo scopriamo che fine ha fatto il suo socio Tonino ma anche che tutto il mondo è paese e se qualcuno non avesse abbastanza spirito d’osservazione per capirlo, ci penseranno i modi di dire in rigoroso dialetto calabro della zia Felicina, zia del protagonista e “grillo parlante” di tutto il racconto.
Insomma Monastir, fatte le dovute differenze, potrebbe trovarsi in provincia di Pistoia, tanto Laura ce la fa sentire vicina e familiare.

Gianluigi Ramazzini e il mistero dei fermodellisti suicidi invece è ambientato in Toscana, tra Quarrata, Pisa e Prato, con una puntatina veloce a Firenze. Gianluigi è un rappresentante di materiale fermodellistico, scapolo convinto – ma continuamente tormentato dalla sua ex, Eleonora – vive in una enorme casa sulle colline del Montalbano. Tutt’altro che solo, ha tantissimi amici che condividono con lui la passione per i trenini: il dottor Antonio Della Scala, suo medico curante; Fabrizio Sorgente, proprietario di un negozio di materiale fermodellistico a Pisa; Dino Arrighi, maniacale collezionista di vecchi oggetti che la moglie considera vera e propria spazzatura, per non parlare poi di tutti i membri del Dopolavoro Ferroviario di Prato. Tra gli amici c’è anche qualche vicino di casa: Loris Falaschi, insegnante di lettere in pensione con la passione delle citazioni letterarie ma che adora fare il contadino e Ezio e “la” Fedora che loro invece contadini lo sono da sempre. Tra citazioni letterarie, ricordi del passato e sogni per il futuro, nella stanza del plastico del Dopolavoro ferroviario di Prato, un amico si suicida e tutti rimangono scioccati e perplessi: che cosa avrà spinto un anziano e più che benestante fermodellista al folle gesto? Intorno a questa domanda si dipana il racconto di Laura Vignali che ironicamente mette in mostra vizi e virtù, debolezze e generosità degli abitanti della provincia.

I racconti di Laura sono sempre estremamente divertenti e se fanno riflettere, lo fanno con un bonario sorriso e con paziente indulgenza. I suoi personaggi sembrano fantasiosi, ma se li osserviamo accuratamente ci accorgiamo che sono quanto mai realistici. Chi conosce questa simpatica scrittrice pistoiese sa perfettamente da dove attinge continua ispirazione: dai parenti, dagli amici, dalla scuola dove insegna, dagli ambienti con i quali entra in contatto per motivi professionali, di amicizia o semplicemente vacanzieri.
Ma siamo in un romanzo e la realtà viene distorta, rielaborata, abbellita, esasperata dalla sua fervida fantasia in modo da servire allo scopo: creare una storia credibile e appassionante con personaggi veri e reali che potremmo ritrovare tra i nostri vicini di casa. Tutta questa fervida fantasia viene rielaborata nella forma scritta attraverso uno stile semplice e scorrevole, simpatico e cameratesco che ci fa divorare le pagine una ad una e ci fa sorridere e stare bene, appassionandoci con il leggero intreccio giallo, conquistandoci per lo stile semplice e accattivante, divertendoci perché c’è una bonaria presa in giro di tutti i personaggi. E sono convinta che molti dei suoi lettori sperano di trovare qualche particolare, qualche descrizione che li riguardi da vicino.

Anche la veste grafica del libro è molto curata. Sembra di trovarci tra le mani uno di quei vecchi romanzi gialli che andavano di moda parecchi anni fa. Sicuramente complice di questo effetto i divertenti e particolarissimi disegni di Giusi Bartolini, al suo terzo lavoro in coppia con Laura Vignali.
Disegni apparentemente semplici ma ricchissimi di particolari racchiudono una vena umoristica squisita e un’ironia sottile che fa da pendant ai due racconti. Il tratto di Giusi Bartolini è personalissimo: il suo umorismo è immediato, i suoi tratti, le sue figure femminili tutte curve con décolleté da capogiro che ci fanno divertire, i suoi ormai famosissimi gatti, fanno parte del suo stile inconfondibile.
E se le donne scrivono e disegnano così, largo a loro!


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