Il Blog di Giuseppe Previti

L’alibi di Scotland Yard – Don Betteridge – I gialli del Corriere della Sera

Subito dopo aver ucciso Monckham, andai direttamente a Scotland Yard. Mi sembrava il posto migliore per crearmi un alibi.”

Capita qualche volta che un incipit azzeccato imposti tutto il ritmo del romanzo. E qui accade proprio questo. È l’assassino che ci racconta la storia. Confessa subito l’omicidio, come vediamo, senza alcun preambolo e ci introduce alla vicenda. Non c’è da meravigliarsi che il narratore sia un po’ di parte! Vediamo l’assassino riempire di carbone il camino della casa della vittima per rallentare il raffreddamento del corpo, lo seguiamo fino a Scotland Yard dove chiede dell’ispettore Duncan, che scopriamo essere un suo buon amico, e siccome è assente, lo sentiamo rilassarsi all’idea che il sergente Newcombe con il quale ha parlato, ha un’ottima memoria per gli orari. Il suo alibi è formato!
Ma l’assassino fa molto di più: scopriremo che ha più di un ruolo all’interno del romanzo. È il protagonista, insieme alla vittima, ma è anche il narratore di tutta la storia e forse, qualche volta, esprime anche l’idea del suo scrittore Don Betteridge mentre prende in giro altri giallisti che si avvalgono di alibi complicati, utilizzano armi del delitto quanto mai fantasiose e strane, ma soprattutto ambientano l’omicidio in luoghi assurdi e qualche volta assolutamente strambi! Uccidere un uomo è, secondo l’io narrante, in realtà molto semplice. Basta un colpo di pistola con il silenziatore, arma che il nostro protagonista possiede e della quale si sbarazzerà lungo il molo, nei pochissimi minuti che intercorrono tra l’uscita dalla casa della vittima e l’arrivo a Scotland Yard e magari conoscere qualche piccola abitudine della vittima.
Ecco fatto! La vittima più che assassinata sembra giustiziata. Una sorta di nemesi dove si avverte proprio il senso di giustizia, anche se assolutamente privata: la sentenza di morte nei confronti di Monckham, il vile ricattatore, è stata emessa ed eseguita.
Scopriamo lungo il racconto che persona pessima sia stata. Grazie a numerosi flashback veniamo a scoprire che il suo primo ricatto risale all’età di 8 anni: la sua prima vittima fu la cameriera di casa che sorprese mentre era in compagnia del suo fidanzato… il costo del silenzio fu di un penny di caramelle alla settimana… e dalle caramelle al denaro sonante il passo è stato molto breve.
Dalla cassaforte dell’abitazione di Monckham emerge una lista di persone che scopriamo essere tutte vittime del ricattatore. È grazie anche a loro che la sua vita non ha molti segreti per noi. I ricattati sono tutte brave persone il cui unico momento di debolezza in una vita altrimenti integerrima, è stato scoperto e abilmente sfruttato dal nostro ricattatore. E così, i ricattati, tutti indiziati dell’omicidio, si trovano a turno a dover svelare il loro segreto a Scotland Yard e a dover esibire un alibi. Il divertimento sarà smontare tutte le accuse. Il lettore sa bene chi è stato, anche se la sua identità non gli verrà rivelata fino alla fine.
E così ci imbattiamo in un finanziere, un funzionario pubblico, la giovane e bella moglie di un avvocato famoso, uno scassinatore di casseforti, un trafficante di armi che vive a Parigi, che per poco un omicidio non lo commette davvero, e sua moglie… ma sappiamo fin dall’inizio che nessuno di loro può essere stato, perché il narratore ci ricorda più volte che, nel caso in cui fosse stato condannato un innocente, lui sarebbe stato pronto a confessare, tanto è alto il rigore morale del nostro assassino. Ma chi è? Lo scopriamo nell’ultima riga del romanzo: perciò, se avete la brutta abitudine di andare a sbirciare il finale, non fatelo… è proprio sull’ignoranza di quell’ultima riga che è stata costruita la storia. Forse i lettori ora sono meno ingenui, ma bisogna ricordare che questo bel giallo è stato scritto nel 1938 da Don Betteridge, pseudonimo di Bernard Charles Newman, ex agente dei servizi segreti inglesi, che si divertì a scrivere numerosi romanzi, dai libri per ragazzi, a quelli di viaggio, dai saggi di fantascienza, alle spy stories… per non dimenticare le detective novels come L’alibi di Scotland Yard.
Questo giallo è stato uno dei primissimi esperimenti in cui si confessava l’omicidio fin dalle prime pagine. È ancora avvincente e la gara tra scrittore e lettore quanto mai intensa. Chi poteva aver commesso il crimine? Un assassino gentiluomo che, in forma anonima, dà suggerimenti per convalidare alibi altrimenti poco credibili. Insomma, se proprio volete commettere un delitto, qui si scopre che a volte è la semplicità a pagare, o meglio, a non pagare. Una sorta di istruzioni per l’uso con tanti consigli utili su come commettere un omicidio: non vi andate a impelagare in veleni rari e costosi, potrebbero comunque rintracciarvi, e non sistemate il cadavere in posti poco credibili. Gli ingredienti sono: un paio di guanti, una pistola con silenziatore, una poltrona dove far accomodare la vittima in modo da non farla rovinare rumorosamente a terra.
Ovviamente dovete procurarvi un appuntamento all’ultimo momento con la persona che volete uccidere (si evitano così imbarazzanti appunti in agenda) e poi cosa? Ah, giusto: l’alibi di Scotland Yard, ma per quello bisogna essere dei veri professionisti!


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