Il Blog di Giuseppe Previti

“LA GRANDE BELLEZZA ” DI PAOLO SORRENTINO

Cast: Toni Servillo Sabrina Ferillli Carlo Verdone  Isabella Ferrari Carlo Buccirosso Iaia Forte Massimo De Francovich Roberto Herlitzka  Galatea Ranzi Pamela Villoresi Fanny Ardant
Serena Grandi Aldo Ralli Giorgio Pasotti Massimo Popolizio Dario Cantarelli Franco Graziosi Giulio Brogi Luciano Virgilio Anna Della Rosa Giovanna Vignola Giusi Merli Vernon Dobtcheff
Lillo Pedtrolo Ivan Franek Sonia Gessner Anita Kravos Luca Marinelli.

Roma una città che intriga sempre, che attira, che fa venire la voglia di raccontarla. Una Roma particolare, quella di un benessere, non si sa quanto di facciata, esibito anche
in maniera sguaiata, una Roma che si chiede in se stessa nei suoi riti, nei suoi esibizionismi, nei suoi pettegolezzi. O ne fai parte o non sei nessuno….Ecco che tutti si affannano,
parlano, dissertano, sproloquiano, e trovi di tutto dal cardinale esperto di cucina alla santa che si nutre di radici, al lanciatore di coltelli, alla pseudoartista che si fracassa
la testa contro una colonna, al poeta silenzioso, alla giornalista di sinistra con quattro maggiordomi, alla bambina che non può fare la bambina….
Un mondo particolare, rutilante nella forma ma sovente disperato nella sostanza. Questa è la Roma di Paolo Sorrentino….
Paolo Sorrentino è un  regista molto attento all’ambiente, ha girato film a Napoli, in Svizzera, in America, con Il Divo se vogliamo ha già affrontato il tema della capitale,
ma soltanto adesso con La grande bellezza si cimenta con la grande città, mostrandocela all’inizio nella sua indiscutibile bellezza con una panoramica dall’alto.
Sulla bellezza di Roma non si discute, ma quanto sono capaci veramente di apprezzarla e amarla per quello che è? Se lo chiede anche il protagonista del film, il giornali-
sta Jep Gambardella, il primo a rendersi conto dell’enorme differenza tra la magia visiva delle immagini e lo scorrere della vicenda. Un film sicuramente di visione, ecce-
zionali gli scorci della città, vista di mattina, di giorno, di notte, ma anche un film dove si parla sin troppo, con  un linguaggio spesso pretenzioso e ridondante , quasi
a voler tracciare un parallelismo tra immagine e dialogo.
Sorrentino ci mostra una sorta di Babilonia del XX secolo, lui stesso con Roberto Contarello ha scritto la sceneggiatura,bellissime le immagini e i virtuosismi visivi di Luca
Bigazzi,
di grande effetto la colonna sonora di Lele Marchitelli, con un mix di discomusic e musica sacra.
Sorrentino si avvale di una specie di Virgilio di questo girone pseudo-infernale, appunto Gambardella, reso con enorme bravura da Toni Servillo. Giornalista, ma reso famoso
da un  solo romanzo scritto in  gioventù , celebre per le sue taglienti inteviste, noi lo incontriamo quando sta festeggiando i suoi 65 anni e lui appunto ci farà da guida in questa
città dove è uno dei pontefici massimi della mondanità, con intorno un coro di amici, conoscenti o di altra gente incontrata per caso. Un passo stanco, una battuta feroce,
ma subito una risata sdrammatizzante, un lento procedere sulla strada del quieto vivere, una vacuità di fondo. Certamente un personaggio del genere non può avere che pochissimi
amici, molti adulatori e quasi sempre interessati.  A venti anni ha scritto “L’apparato umano”, poi giornalismo di poco impegno d’altra parte lui si giustifica dicend0 ” Roma
ti deconcentra “, e poi nel festeggiare i 65 anni gli esce un’altra fase lapidaria : “ma a 65 anni non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare”.
Ecco, una prima notazione su questo film è che non si può prescindere nel giudicarlo dal suo protagonista. Servillo è al quarto film con Sorrentino, diremmo che ormai la
loro simbiosi è perfetta. Jep Gambardella è una figura geniale, in quel mondo vuoto che lo circonda lui è un’eccezione, sa giudicare gli altri ma non concede sconti a se
stesso, semplicemente dice che in un mondo dove la disperazione è connotato comune a tutti, l’unica salvezza è stare insieme, farsi compagnia, non prendersi sul serio.
Toni Servillo come ammalia i suoi compagni di strada così affascina anche noi, con il suo dolce accento napoletaneggiante, le sue giacce dai colori sgargianti, i pantaloni
bianchi, il cappello bianco, la sigaretta eternamente tra le labbra, il sorriso sempre impresso nel suo volto, ma è un  sorriso anche questo di circostanza, dedicato agli altri.
Lui dentro è vuoto, a volte accenna al pianto, insonne rientra a casa mentre la città si risveglia, in cosa può sperare, forse nel tornare a scrivere romanzi ? Sono momenti
veramente magici che gli permettono di tornare indietro nel tempo, quando da giovane respinge quello che poteva essere il suo grande amore, in nome di una purezza di
intenti che poi non ritroverà più nella sua vita.
Sino ad ora abbiamo accuratamente evitato un paragone quello con La dolce vita di Federico Fellini. Un punto comune è che tutto ruota attorno a un protagonista giorna-
lista, là Marcello Mastroianni, qui Toni Servillo. Altro punto comune uno stile narrativo che procede a spezzoni, tante piccole storie, tanti piccoli personaggi, i registi non
hanno bisogno di legarli, ce li offrono così come avvengono, senza un ordine precostituito. Ma detto questo il divario tra i due film è assai netto, allora il Paese, anche
Roma e la sua vita, era a una svolta, si avvertiva la sensazione di un mondo che stava scomparendo seppellendo tante illusioni. nel film di Sorrentino il momento
storico è diverso, tutto è squallore, compromesso, difficoltà di vivere, nessuno più si illude. Poi è chiaro che se c’è una Roma  ancora oggi con…sussulti festaioli
e smodati, prendersela con questa Roma è facile, una Roma volgare, una Roma da alcuni definita “godona “, ma quanto questa Roma rispecchi la realtà della capi-
tale è tutt’altra cosa.La Roma di Fellini era quella del 196o, ed era già diversa da quella di Scola del 198o ( La terrazza ) dove la corruzione e lo sfasciume comparivano.
Paolo Sorrentino queste cose le sa, non per niente all’inizio del film cita il Celine di Viaggio al termine della notte , un viaggio immaginario dalla vita alla morte, insomma
il “viaggio” di Sorrentino e dei suoi protagonisti va considerato come una invenzione.
Ci sono nel film momenti struggenti, ad esempio quell’incontro notturno, da film muto, con Fanny Ardant, un  pezzo di autentica poesia, ed anche struggente è
la visione di Ramona (una bravissima Sabrina Ferilli ), una donna destinata alla sconfitta, ma dotata di una grande dignità e personalità. Quel che colpisce in>
questo film è quando le immagini sovrastano il parlato, l’immagine esplicativa di per se stessa e quindi capace di farti riflettere. Poi ci sono le sovrapposizioni
“letterarie”, troppo studiate e che quindi ti lasciano un po’ freddo. Ancora un ricordo di Fellini,  I Vitelloni, con Monaldo che lascia Rimini per andare verso la
speranza, impersonata appunto da Roma. Nella pellicola di Sorrentino avviene il contrario, Carlo Verdone è un poeta fallito e un innamorato respinto, e allora
lui decide di abbandonare la capitale e tornarsene al paesello natio, dicendo a Jep che ” Roma l’ha deluso”. E poi ancora tante cose abbastanza scontate, la giraffa
al Massenzio simbolo di trucchi  e finzioni,  i comportamenti al funerale, i nobili presi in affitto e così via.
Un quadro molto composito e necessariamente popolato da molti personaggi, possiamo ricordare Isabella Ferrari, Iaia Forte, Carlo Buccirosso, Massimo de Francovich,
Roberto Herlitzka, Pamela Villoresi, Gaia Renzi). Persone assai diverse, per lo più scontente, deluse, ma sempre pronte ad arrangiarsi, a superare i dolori, anche i funerali
diventano occasione di mondanità. Tutti cercano di superare il momento brutto, tutto sanno autogiustificarsi.
E allora possiamo ripensare all’inizio del film  con un visione spettacolare del Gianicolo, che, in una sorta di sindrome di Stendhal, vede piombare fulminato a terra
un turista giapponese annientato da tanta bellezza, mentre intorno a lui si leva un canto di musica sacra. Una Roma bellissima che contrasta poi con le visioni delle
serate nelle terrazze dei vip.
Un film ambizioso, una rivisitazione di Roma a cui è dedicato questo titolo omaggio, La grande bellezza, un film che diverte anche, servito da un ottimo cast di
attori, il problema semmai è nella troppa concessione alle citazioni letterarie che non riscatta neppure una accentuata vacuità di fondo.

 

GIUSEPPE PREVITI

 


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