Il Blog di Giuseppe Previti

” IL GIOCO DELLE PARTI” DI LUIGI PIRANDELLO- ADATTAMENTO ROBERTO VALERIO UMBERTO ORSINI MAURIZIO BALO’- regia di ROBERTO VALERIO

Cast: Umberto Orsini Alvia Reale Toto’Onnis Flavio Bonacci Carlo de Ruggeri Woody Neri

Leone Gala è un personaggio filosofo che si è creato un proprio modo di vivere, ha capito il ” gioco della vita” e tende a vivere nella maniera più piana possibile, senza ribellarsi
più di tanto. Appare invulnerabile e alla gioia e al dolore, ha trovato il suo equilibrio e la sua salvezza nell’estraniarsi dalla vita, anche se questa è pure la sua condanna. Leone
Gala sta alla finestra e osserva la vita degli altri. Separato dalla moglie egli continua a essere ufficialmente il marito ma vive in un’altra casa distaccato da lei e dagli altri, Per
salvare le apparenze ogni sera passa da casa, sente se ci sono novità e poi si ritira in casa con i suoi libri e il suo attaccamento alla cucina, è un fine gastronomo e si fa aiutare
dal cameriuere-cuoco con il quale disquisisce su Socrate e Bergson.
La moglie si è presa un amante, che poi era il miglior amico del marito, ma non le basta, si annoia, e poi vede in questa remissività del marito è una trappola, si vede condizionata
dalla passività di lui. Questo accettare tutto, questo essere tranquillo come fosse uno spettatore. No lei vuole che anche lui partecipi al gioco e quale migliore occasione di una offesa
che lei subisce casualmente da parte di un gentiluomo ubriaco per mettere a repoentaglio la vita del marito obbligandolo, in quanto tale, a sfidare quel signore che tra l’altro è un ec-
cellente spadaccino.
Nella vita usuale e ripetitiva di Leone Gala andava bene quella sorta di teatrino della vita che si era venuto a creare: la moglie, il marito formale e l’amante  ossia la ” sostanza”. Ma
quando Silia vuole rovesciare questi parametri tutto cambia, tutto precipita.
La storia di Leone, Silia e Guido Venanzi è notissima con il suo intrigo di passioni, di astuzie, ricatti, ed è altrettanto noto che non potrà avere altro sbocco che nell’eliminazione di uno
di loro. Roberto Valerio mette in scena una nuova versione de IL Gioco delle parti partendo da un presupposto  singolare ma interessante: quante volte ci siamo domandati assistendo a
una commedia o a un film o leggendo un libro una volta arrivati alla fine cosa mai succederà a questi persoinaggi nel loro futuro ? Ecco che il regista immagina un Leone Gala che
sopravvissuto ai fatti narrati ( per quei pochi che non la sapessero sarà il marito “vero” ad affrontare il duello……) cerchi ora di ricostruirne il ricordo.
Leone Gala è rinchiuso in una stanza da ospedale, almeno così pare, uno spazio dove ricordi e ossessioni gli affollano la mente, il passato ritorna con le sue domande e lui in quesra
specie di prigione non può sfiggirgli, si mescolano reale e irreale, razionalità e follia. E lui ci offre una versione che alterna verità e visioni, macerandosi egli stesso in questa
ricerca di una verità oggettiva. Ora è Silia che lo viene a trovare ogni giorno, e tra loro rimbalzano le accuse, chi era veramente il mostro oi l’architetto del male tra i due ?
E anche Venanzi era un complice della donna o è stato raggirato da entrambi ?
L’Enrico IV pirandelliano uccise e poi si rifugiò per sempre nella pazzia, quei costumi che metteva per finta  e per punire gli altri divennero la sua camicia di forza, per Leone Gala
questa stanza è il luogo della tortura mentale che lo accompagna negli anni.

In questo spettacolo che sta andando in tournèe l’Italia ritroviamo Umberto Orsini che fu uno dei capisaldi della mitica Compagnia dei Giovani che negli anni sessanta grazie al
talento registico di Giorgio De Lullo e alla grande bravura di attori quali Romolo Valli e Rossella Falk offerì alle platee spettacoli memorabili, tra cui ovviamente un Gioco delle
Parti nel 1965. C’erano alcune scene memorabili che hanno fatto “tendenza” o ” storia “: una è quando Valli/Gala si lasciava simbolicamente scivolare via la vita e le sua ambasce
con un semplice movimento della vestaglia. L’altra, ancor più celebre, con Valli che indossa i panni del cuoco, rompe l’uovo e fa la maionese. L’uovo voleva essere una citazione
non solo dell’uovo del grande pittore Casorati, ma anche l’allegoria su cui si basava la commedia. Leone Gala si è estraniato dalla vita, allontanandosi dalla moglie ma anche dalla
vita, come se si potesse farlo quando questa ci cade addosso,ci opprime, insomma come non portare più un vestito perché è macchiato. Mentre la moglie si gode amante e marito tiran-
neggiandoli, e il povero Gala è costretto ogni giorno a passare da casa per mezz’ora, nel contempo Leno si contenta di filosofeggiare e si estrania nella sua matissima cucina. Come
ogni sua commedia Pirandello l’ha fatta precedere da una novella, dove la signora Speranza spinge il marito Memmo al duello che dovrebbe eliminarlo, ma lui, nel colpo di scena finale,
rifiuterà il duello per il gioco delle parti.
Tutto questo nello spettacolo di Roberto Valerio viene ricordato più o meno lucidamente da un Leone Gala ormai invecchiato, è un sopravvissuto perchè ha mandato il marito “effettivo”
al posto suo obbligandolo a accettare. Leone si era quindi sottratto e al matrimonio e al duello.
Punto di forza dello spettacolo è Umberto Orsini, xche lo aveva interpretatro negli anni Novanta con la regia di Lavia. Negli ultimi anni Orsini ha affidato molte realizzazioni, di cui è
capocomico e produttore a registi giovani, mettendosi sempre in gioco. Se De Lullo aveva inteso dare un aspetto “trionfale” all’opera pirandelliana, qui tutto è più malinconico, stemperato
nel ricordo, del resto la scena stessa è indice, con  una cella spoglia e anonima, che non  c’è niente da solennizzare in  questi ricordi che in quanto tali sono soggetti all’usura del tempo.
Non maca il vecchio Socrate, al posto di Arnaldo Ninchi un caustico Flavio Bonacci, Silia è Alvia Reale in una interpretazione sin troppo carnale, più popolaresco il Guido di Totò Onnis.
Umberto Orsini con questo spettacolo vuole anche rendere omaggio alla famosa e storica edizione della Commedia da parte della Compagnia dei Giovani, con Valli, la Falk e Carlo Giuffrè
protagonisti insieme a Arnaldo Ninchi nel ruolo di Socrate. E un ulteriore omaggio alla grande Rossella Falk, sua indimenticabile amica.

 

GIUSEPPE PREVITI


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