Il Blog di Giuseppe Previti

“ZOO DI VETRO- di TENNESSEE WILLIAMS – REGIA ARTURO CIRILLO

Cast: Milvia Marigliano, Monica Piseddu, Arturo Cirillo, Edoardo Ribatto.

Lo zoo di vetro fu definito dallo stesso autore Tennesse Williams un ” dramma della memoria”. Un dramma che è di duplice aspetto, assai realistico nella descrizione
e nei rapporti tra i personaggi, ma completamente avulso dal tempo, in una commistione continua tra passato, presente e futuro, con il passato inteso come tempo del
rimpianto ma anche nello stesso tempo futuro e presente.
Lo zoo di vetro è un classico della drammaturgia americana  con uno sguardo penetratante e visionario di una famiglia americana degli anni ’40, ma a pensarci bene
senza limiti di tempo e di spazio, adattabile a qualsiasi realtà, perché no, anche dei nostri giiorni.
Al centro della vicenda il fallimento di una famiglia con una madre che vive nel culto della passata giovinezza e i figli disancorati dal tempo e senza più età.
Tutta la storia non è altro che un inganno della realtà, la madre si rifugia nel passato, la figlia si attacca a degli animaletti di vetro, il suo zoo di vetro, ma
anche il suo rifugio nella finzione e nella fragilità, il maschio, Tom, si rifugia nel cinema, nella proeizione di eroi immaginari sognando la loro vita, le loro im-
prese. Peersonaggi che si ingannano a vicenda, ingannando per primi se stessi, troppo trasparenti e casuali gli emblemi che hanno scelto, il vetro, la pellicola.
Ormai queste tre figure sono troppo attaccate alle proprie illusioni, ne hanno fattop una ragione di vita, per prima la madre che non ha mai saputo adattarsi alla
realtà e i figli alla fine sono cresciuti nelk suo esempio. Chiaramente poi influiscono sulla famiglia altri tempi importanti dall’alcolismo alla solitudine, dal
rimpianto della giovinezza all’incapacità di sapersi costruire una vita normale, sino alla sofferenza per essere stati abbandonati dal rispettivo marito e padre.
Teatro della disperazione e della memoria quello di Williams, mai avulso dalla realtà del presente, anche se poi le sue tante eroine, inadatte alla vita corrente,
finivano per risplendere solo all’aprirsi del sipario.

La storia è quella quindi di una madre e dei suoi due figki, Amanda,Tom e Laura, il capofamiglia li ha abbandonati da tempo e tutti e tre ne sono rimasti in qualche
modo traumatizzati. Amanda è mostruosamente possessiva, Tom è un poeta che sè dovuto adattare a fare il contabile e che quindi solo nella fuga anche se non vorrebbe
lasciare sola la sorella. Laura, resa claudicante da una malattia, è una ragazza sensibilissima dall’animo fragile, che ha trovato conforto in un suo zoo di vetro con
tanti animaletti di cristallo che lei cura e conserva. Ma quando arriverà in casa Jim, amico del fratello e di cui lei era innamorata sin dal liceo,lei cercherà di
uscire dal suo mondo di cristallo ma con esiti cvatastrofici.
A guardar bene Tennessee Williams in questo dramma del 1945 affronta il tema della realtà e della finzione, che in Italia Pirandello per primo già avevano svolto,
giungendo alla conclusione che una vita fatta di illusiione non può che portare alla solitudine e alla dispoerazione. E in questa storia i personaggi sono irrimedia-
bilmente soli, non sanno comunicare tra loro persi come sono nella unicità della loro realtà che poi nenche realtà è. Tennessee Williams ha costruito una vera serie di
donne disturbate, inadatte alla vita giornaliera, e sempre vittime di un mondo maschile chiuso e prevaricatore. L’autore non giudica ma il degrado sempre crescente di
queste figure vale più di un giudizio.
Emblematica l’immagine dello zoo, qui si vive protetti ma in prigione, si è vivi e ben curati ma non si può uscire dalla gabbia, inoltre lo zoo di Laura è di vetro.
Quindi di estrema fragilità, soggetto a rompersi, ecco quindi una potente metafora di vita sulla nostra condizione e sulla sua caducità.
Il giovane regista attore Arturo Cirillo affronta in questa stagione ben due testi di Williams, La gatta sul tetto che scotta e appunto Zoo di Vetro dove assume la
figura di Tom, mentre Milvia Marigiano(la madre) e Monica Piseddu(Laura) completano il cast insieme a Edoardo Ribatto (Jim). Una regia assai sensibile e tesa con
giochi di luce, cambi d’abito, musiche e riferimenti d’epoca a creare l’atmosfera giusta, ma sempre all’insegna di un qualcosa svincolato dal tempo.

GIUSEPPE PREVITI


Per leggere e stampare Diari di Cineclub clicca qui