Il Blog di Giuseppe Previti

“MIA MADRE ” DI NANNI MORETTI

Cast: Margherita Buy, Giulia Lazzarini, John Turturro, Nanni Moretti, Beatrice Mancini, Stefano Abbati, Edoardo Iannello.

Mia madre è uno dei film più profondi nel percorso cinematografico di Nanni Moretti, che ricorrendo all’espediente della regista alter-ego, ci porta dentro i suoi dubbi,
le sue incertezze, i  suoi dolori anche, tutto visto in un’ottica molto personale e diremmo anche privata. La protagonista del film è infatti una donna, Margherita (
appunto Margherita Buy) alle prese con una serie di problemi personali, professionali, morali che partono dalla realizzazione del film che sta girando sulla crisi econo-
mica e che vede come protagonista un divo americano (John Turturro) che non ricorda le battute, irride la regista e non lega con il gruppo. Ma nel contempo Margherita vive un difficile momento personale con la madre (Giulia Lazzarini) ricoverata in ospedale con una serie di gravi problemi rspiratori tant’è che i medici
lasciano poche illusioni.Poi c’è la figlia tredicenne (Beatrice Mancini) che odia il liceo e il latino, vive con padre (Stefano Abbati) da cui Margherita è divisa, e proprio
in questi giorni ha anche liquidato l’amante, un attore (Enrico Ianniello). A fare da compensazione il fratello maggiore, saggio e riflessivo rispetto al nervosismo di
lei, pur se anche lui ha i suoi problemi, intanto ha deciso di lasciare il lavoro per stare dietro alla madre e così si trova ad accudire anche…..la sorella.
La storia è un lungo racconto di giornate, non si segue un preciso filo cronologico, i tempi spesso si confondono, come anche realtà e sogni, Moretti sembra quasi invi-
tare lo spettatore a chiedersi quale è il momento che sta vivendo lui che assiste ma anche coloro che occupano la scena. UN film a tessere, anche se poi procedendo
il tutto ha una sua organicità e una sua logica.
All’inizio si può restare anche freddi difronte a questo diario personale, anche perché girato con toni volutamente dimessi, non vi la magnificenza dell’io imperante
in un Fellini 8 e mezzo, anche qui alla vita privata si intersecano le giornate e le fasi in cui si gira un film, con tutti annessi e connessi, nervosismi, incidenti di percorso
e di lavorazione, sparate sul set, con effetti anche spesso divertenti. Ma poi il film sembra assumere sempre più un tono intimistico che prende un po’ tutti i personaggi che a gara si confessano in pubblico. Merito anche della sceneggatura di Francesco Piccolo, Valia Santella e dello stesso Moretti, con frecciate anche profonde al mondo
del cinema, vedi l’istrionico divo venuto dall’America, vedi la regista “ossessiva” e imbevuta di concetti difficili (un poì di ironia su se stesso).Ma poi il tema del film
che prende più consistenza è la malinconia, è il prendere coscienza di se stessi difronte al dolore degli altri e anche dei propri limiti mentre la vita passa. Un film niente
affatto trionfalista, semplicemente il racconto della morte di una madre che non deve essere soverchiato da orpelli pretenziosi.

Non è comunque un’autobiografia o un  diario, ma una storia di sentimenti, in cui ovviamente c’è del personale, ma già nel fatto che non si è messo lui in prima fila
ma ha voluto farsi rappresentare da una donna, ovviamente regista, ma meno musona e complicata di lui, anche se poi forzatamente Moretti trasferisce in Marghe-
rita(del resto i due si conoscono da una vita e hanno girato insieme tanti film) qualcosa di se stesso. Anche nella scenografia Moretti ha voluto portare qualcosa di suo,
pur se l’appartamento è stato ricostruito in studio, tutti i libri che vediamo appartengono al regista, e quando Margherita li guarda, li accarezza, è Moretti che li guarda
e li accarezza. La vicenda poteva scivolare sul patetico, ma Moretti e i suoi attori sono troppo bravi e attenti per caderci. Una granda Giuliana Lazzarini è Ada la madre, sa contenere la sua sofferenza, la sua paura per far si che i figli e l’adorata nipotina riescano ad accettare la sua fine. Soltanto quando è sola la vediamo divagare, sognare improbabili passeggiate e fughe dalla realtà, ma questo è termendamente umano .Ecco l’umanità è un connotatodi questa pellicola, con Margherita
schiacciata tra la responsabilità del quotidiano che le da la realizzazione del film e il pensiero costante per la madre, con il fratello che sembra più forte ma che alla fine
tra il lavoro e l’assistenza alla madre sceglie di fare solo il figlio, scelta nobilissima, per carità, ma anche rinunciataria. Non tutto è pianto e lacrime, si ride molto, ad
esempio veramente spassoso Turturro che dice di aver lavorato con Kubrik ma dimentica le battute e costringe la troupe a veri e propri tour de force. Bravo in
questo ruolo sopra le righe, ma anche lui umano quando capisce il dramma e il dolore della donna.
Colpisce anche la conferenza stampa della regista che mentre sta vivendo il suo dramma deve rispondere a domande ipocrite dei giornalisti sul momento economico
del Paese e quindi sul ruolo di questo film, e lei risponde altrettanto ipocritamente, insomma un graffiante contrasto tra la realtà di tutti i giorni e quella che invece
si vorrebbe far passare per realtà….

L’inizio del film merita di essere ricordato: una lunga fila fuori di un ciunema, Margherita la percorre, incontrando la madre, poi il fratello, che le consiglia con un
sorriso di essere più leggera, meno legata agli schemi, e poi ancora se stessa da giovane : sogni, speranze, incubi tutto si vede in questo breve percorso a ritroso
della propria vita.
Altra immagine emblematica, verso la fine del film, l’appartamento della madre ormai svuotato, ogni memoria se ne è andata, tanti scatoloni dove sono ormai abbandonati libri, oggetti, ….memorie.
Ecco un altro requisito del film quindi le immagini che visualizzano i vari stati d’animo e i vari passaggi della vita. Un  gruppo di famiglia che un lutto riconsolida,
al centro certo le insicurezze di una donna che deve dirigere gli altri e non è capace di dirigere se stessa….. Lo si vede da come sempre in ogni circostanza cerca
sempre l’accomodamento, il compromesso. Ma è nella madre e nel fratello che alla fine trova forse una ragione di vita ed ecco che alla fine una risposta riesce
a darla: tutti in fila, lei compresa, aspettare il ” domani”.
Un ottima elaborazione, che fa anche commuovere, ma che essenzialmente vuole dare anche una speranza.

 

 


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