Il Blog di Giuseppe Previti

YOUTH (Giovinezza) di PAOLO SORRENTINO

Cast:Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz, Jane Fonda, Paul Dano, Roly Serrano

 

 


La camera di ripresa indugia  su un bambino, che è solo, che si esercita con il violino, come è sola la bambina che si mangia le unghie, come danza da sola la silenziosa
massaggiatrice, mentre altrettanto solo è il divo del cinema (Paul Dano) che passa il tempo osservando la piscina dove troneggia un altrettanto solitario simil-Mara_
dona che galleggia nell’acqua. E ancora solo è il grande direttore d’orchestra, pur avendo accanto la figlia, altrettanto sola ora che è’ stata piantata dal marito., Circon-
dato dai suoi garruli assistenti ma alla caccia dell’idea buona il grande regista si sforza  di scrivere il finale del suo libro, ” L’ultimo giorno della vita”.
Poteva anche essere questo il titolo dell’ultimo film di Paolo Sorrentino, che poteva benissimo essere intitolato ” La solitudine” o ” La vecchiaia”. Invece è stato scelto
un titolo alquanto irridente La giovinezza (Youth). Funzionali al senso del film sono i luoghi dove lo stesso è girato, luoghi da incanto, belli e freddamente maestosi. Siamo nelle Alpi  svizzere, neve in alto, prati scoscesi, boschi verdeggianti, mucche che sembrano nella loro indolenza un tutt’uno con la natura. E poi il candido impo-
nente e lussuoso albergo dove si allienano silenziose tante persone con lo stesso accappatoio bianco, tutti muti, in fila verso le cure, i massaggi le piscine, le saune , i
saloni, tanto è silenzio che sembra che il tempo si sia fermato, come tutte queste cure dovrebbero servire a fermare il tempo difendendo e perpetuando la giovinezza, sino a renderla eterna.
Poi l’attenzione si focalizza su alcuni personaggi, il grande compositore e direttore d’orchestra cheF si è ritirato e si permette di rispondere picche all’invito di dirigere
un concerto alla presenza di Sua Maestà la regina d’Inghilterra, però ha sempre in sè l’idea del comporre perché stropiccia continuamente tra le dite le cartine delle
caramelle, come intorno a lui ci sono i suoni della natura e lui tra il serio e l’irridente sembra dirigere il gran concerto delllo scampanio delle mucche. Altro pesonaggio
il grande regista che lavora a quello che dovrebbe essere il suo film d’addio, il suo testamento spirituale. Due magnifici ottantenni, Michael Caine e Harvey Keitel, Fred
e Mick,
amici e consuoceri, che si divertono a rievocare lontani amori comuni rinfacciandosi il tradimento, salvo poi confrontarsi sul funzionamento non molto soddisfacente della loro vescica. Due uomini soli, malinconici, hanno perso la compagna della vita, Fred si rifugia in se stesso, Mick cerca ragione di vita in questo film.
Intanto la figlia di Fred viene piantata dal marito che si è innamorato di una ” più brava a letto” e lei se la prende con il padre accusandolo di essere stato un cattivo marito e padre, ma questi cela un terribile segreto che Sorrentino materializza in una Piazza San Marco di Venezia sempre più sommersa dall’acqua. Nell’albergo c’è anche un giovane attore americano in attesa di girare un film, che studia un po’tutti, e poi si presenta vestito da Hitler(il suo prossimo personaggio)tra l’indifferenza dei clienti, salvo risvegliare gli istinti amorosi in una silenziosa coppia tedesca. E infine arriverà, a darà una svolta alla vicenda, Brenda (Jane Fonda)la grande diva del passato.

Tanti personaggi, tante battute, tante immagini, tanti colpi a sorpresa(il monaco buddista che levita, il sesso a grande volume di due che sembravano muti, il paracadutista che scende tra le mucche), insomma una somma di indizi che se fosse un poliziesco ci dovrebbero portare alla soluzione del caso, ma siccome non lo è non è detto che poi Sorrentino voglia trasmetterci il mito dell’eterna giovinezza.  Sorrentino lancia delle tracce, il tema è la malinconia della vecchiaia, che poi porta a una
inevitabile solitudine, anche se si è in tanti. Certamente ci possono essere delle banalità, ma ci sono anche tanti momenti toccanti, intensi, un padre e una figlia che
si ritrovano, la forza di custodire il segreto sulla sorte della donna che si è amato, la forza anche di uscire da questa atmosfera ovattata e ritrovare il mondo. Se  il
film gira intorno ai protagonisti principali, Sorrentino li fa circondare da medici, massaggiatrici, clienti che non si vergognano della loro decadenza, costrundo poi uan
serie di immagini ora conturbanti, ora ammiccanti, ora sensuali, ora astratte, ora assolutamente vere. Un omaggio e un ricordo di Fellini, come non pensare a Fellini 8 e mezzo. In mezzo a tanti ricordi o ossessioni anche riflessioni si oggi, l’attore  che rifiuta la parte di Hitler perchè non vuole interpretare l’orrore o la vecchia diva che
si schiera contro il cinema a favore della televisione. Insomma un caleidoscopio di sensazioni e immagini che qualcuno dice di non capire, ma che invece sono la forza
del film, che si affida anche alla immaginazione di chi assiste, o meglio partecipa….

Dissertano piacevolmente il grande direttore , che pensa a quel successo sin troppo facile de La canzoni semplici, e il giovane attore hollywoodiano dalle grande vel-
leità artistiche e che invece è riconosciuto per avere interpretato un robot. Ma intorno a loro una varia umanità che testimonia impietoamente il declinare del tempo.
Un film amaro, anche feroce nel suo pessimismo, due vecchi signori, famosi anche, che sono irremediabilmente segnati dal passato, anche perchè i figli li accusano del
loro fallimento. Mick il regista vorrebbe documentare con un film  il suo passato ma Brenda lo annienterà  dicendo che tale racconto non avrebbe interessato nessuno.
E allora chi meglio di un giovane per raccontare del declinare di un vecchio ? Il giovane attore sarebbe adatto, un giovane regista ancor più, forse forse Sorrentino ?
Questo perché un gìovane artista è lontano dall’autocommiserazione tipica dell’anziano e ha sicuramente un distacco maggiore nel parlare di certe cose. E la risposta
migliore la da Fred che capisce che uscendo da quelle montagne ritroverà il mondo, la ” giovinezza” che è insita nel fatto stesso di esser vivo. E allora può benissimo
andare a corte a eseguire le ” semplici canzoni”, ha ritrovato quella leggerezza che gliele fece comporre.

 

GIUSEPPE PREVITI

 

 


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