Il Blog di Giuseppe Previti

” IN MEMORIA DI MARIO SPEZI”

Mario Spezi ci ha lasciati a 71 anni. Giornalista a La Nazione per un lungo periodo, poi la collaborazione con
il Corriere Fiorentino, ma anche scrittore, e, a questo ci teneva assai, vignettista.
Mario nasce come cronista, anzi qualcuno lo ha definito ” Il cronista del Mostro”, perché la sua vita professionale, ma poi anche quella privata,sono state legate a doppio filo ai delitti del M avevaostro di Firenze.
Anzitutto come cronista di nera aveva visto la sua attività concidere con i delitti del Mostro di Firenze, e ne
aveva raccontato tutte le storie, con le inchieste e i vari colpi di scena succedutisi negli anni.. Ne aveva scritto
per dovere professionale, ma certamente questa vicenda gli era entrata nel sangue, dall’acuto osservatore che
era si era interessato ai fatti, ai tanti capitoli della vicenda, si da poter anche ipotizzare unba soluzione a quel
brutto giallo che insanguinava da anni le colline fiorentine.
E a questo punto la realtà si rivelerà superiore a ogni fantasia. Chi scrive da vari anni conduce una trasmissione televisiva dedicata a scrittori ed esperti di gialli, una diecina di anni fa il giorno prima della
trasmissione mi telefona la moglie di Mario per dirmi che Mario, l’ospite del giorno successivo, non poteva
venire perché era stato arrestato con l’accusa di depistare le indagini. Fu un caso assai clamoroso, poi fortu-
natamente l’accusa venne smontata, Spezi venne rimesso in libertà dopo 23 giorni di detenzione.
Una brutta storia, che lo aveva visto da ricercatore di verità trasformarsi in accusato. Fortunatamente il periodo brutto passò alla svelta, ne uscì a testa alta e la sua immagine non ne risentì minimamente, sul
piano umano e personale ha sempre glissato ma certamente sono ferite che si rimarginano a fatica.
Grande giornalista, sempre interessato ai fatti della vita e alla esatta dimensione degli stessi, vogliamo
ricordare in questo primo approccio al personaggio anche la sua vena di disegnatore, di ritrattista e e di
caricaturista. Uomo di profonda ironia, uno stile di scrittura sempre lieve e impeccabile, non soffriva le
…ansie del cronista, era sempre chiaro e profondo. Qalità che appunto si confermavano a maggior ragione
in quelle volte che esprimeva emozioni e fatti ricorrendo alla matita.
Lui era nato e si sentiva cronista, aveva convissuto per anni con i lati più oscuri della sua Firenze, avendo a
che fare con assassini, ladri, ruffiani, prostitute, magnaccia, la Firenze criminale che non era solo il Mostro.
A questo mondo pesante sfuggiva appunto con l’ironia delle caricature, delle vignette, che lo portavano a un
mondo più…leggero di quello che normalmente frequentava. E si levò anche delle soddisfazioni, furono organizzate delle Mostre, ebbe dei premi, ricordiamo la sua gioia quando nel marzo del 2010 tutti gli amici
si strinsero intorno a lui nella galleria di Borgo San Jacopo quando fu organizzata una mostra di suoi acquarelli
dedicata al mondo del cinema e di Hollywood.
Una lunga malattia lo ha portato via, ma probabilmente anche lui è tra le vittime del Mostro, quella inchiesta
gli aveva segnato la vita, lui vi aveva messo tutto se stesso, forse rimettendoci anche in salute.
Era entrato nel 1975 a La Nazione, era certamente tra i massimi conoscitori di questa storia, e per questo non
risparmiò mai critiche a come erano condotte le indagini, fu lui a parlate di serial killer, fu lui a rifiutare la teoria dei ” Compagni di merende” e a abbracciare invece quella della pista sarda, il che lo portò al duro scontro con la Procura di Perugia, e all’arresto con l’accusa di depistaggio, calunnia, addirittura di concorso in
omicidio.
Scrisse sulla sua amara esperienza “Inviato in galera. Un  giornalista in manette, l’aprile nero della libertà di
stampa”, che poi fu seguito due anni dopo dalla edizione italiana della ricostruzione di tanti anni di delitti
intorno a Firenze, un libro scritto a quattro mani con lo scrittore americano Douglas Preston. La summa del
lavoro di un giornalista di prima liena, attaccato al suo lavoro e impegnato in un caso che per tanti anni ha
sconvolto la città.
Si era meritato un curioso titolo quello di ” Mostrologo”, ma addirittura per i suoi implacabili accusatori addirittura sembrava che lui fosse il Mostro….
Spezi era anche un uomo di spirito, come detto si sfogava con le sue amate vignette e caricature, fu certamente
implacabile nel respingere le accuse e nel mettere in evidenza l’autentico attentato alla libertà di stampa e di
espressione , ma si divertiva anche a dire che la ” realtà cartacea” aveva preso il sopravvento, lui stesso era di-
ventato personaggio da romanzo.
Ormai sono passati tanti anni da quei fatti, in Italia  solo dopo che era stato rimesso in libertà venne alla luce
l’edizione nazionale di Dolci colline di sangue, che negli Stati Uniti, patria del coautore Douglas Preston, era
già uscito. Si parlò anche di una riduzione cinematografica con George Clooney nei panni di Spezi, ma poi
non se ne è fatto niente. Come non se ne è fatto più niente su eventuali ulteriori sviluppi delle indagini e questa
è un’altra pagina nera.
L;a produzione letteraria di Mario Spezi è comunque assai vasta, Undici delitti in attesa di verità, Nel buio di
una notte di luglio-La misteriosa storia della Circe della Versilia,IL passo dell’Orco, la miniserie su commisario
Lupo Belacqua, La strega di Perugia, sul caso Amanda Knox.
Una vita la sua assai intensa, si era occupato di Mostri, di drammi, di sangue, di orrori, ma non era mancata
la vena leggera, grazie ai suoi pennelli e al suo humour.
Un’ultima annotazione: la congrega degli scrittori è fatta di individualisti nella massima parte, è lo stesso
tipo di attività che porta a questo. Ebbene quando Mario Spezi visse quella brutta esperienza tutta la cate-
goria insorse compatta, era sì in gioco la libertà di opinione e questo valeva per tutti, ma era anche in gioco
la libertà di un uomo, di un collega, di un amico che faceva solo il suo mestiere. E a Mario se tutti prima vole-
vano bene, dopo gliene hanno voluto ancora di più !

 

GIUSEPPE PREVITI

 

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