Il Blog di Giuseppe Previti

Breve storia del giallo in Italia: cosa avviene fuori della letteratura (3)

Il  tenente Sheridan dirige la squadra omicidi di San Francisco, suo segno di riconoscimento un impermeabile bianco che fa tanto Humphrey Bogart,
un detective reale, autentico, che certamente sbaglia come tutti, una persona comune, lui e i suoi collaboratori, insomma una immagine di investigato-
re non stereotipata, e per questo in un certo senso destinata a rimanere impressa. Sheridan ha la caratteristiche dell’uomo comune, si dimostra assai sen-
sibile ma anche concreto e di buon intuito poliziesco. Avrà un enorme successo, si parla di oltre venti milioni di telespettatori, tanto da durare  quasi tredi-
ci anni, per un totale di 36 episodi unici e ben quattro teleromanzi divisi in ventuno puntate.
Anche il cinema si interesserà  al cinema giallo, la produzione tra il 194o e il 1945 non lascia grandi film ,se non per due film, tratti da celebri romanzi.
Da Il postino suona sempre due volte  di James Cain Luchino Visconti trarrà Ossessione (1942), interpretato da Massimo Girotti e Clara Calamai. Il film
è tra i capostipiti del neorealisìmo nel cinema italiano, e per l’ambientazione e per il furore passionale nelle scena tra Girotti e la Calamai. Visconti trasfe-
risce la vicenda  sul >Po, trascurando la parte più poliziesca per evidenziare maggiormente l’aspetto naturalistico e l’atmosfera cupamente romantica.
Altro film interessante, tratto dal romanzo di Emilio De Marchi Il cappello da prete diretto  da Ferdinando Maria Poggi0li (1944),  Il film è condotto da§
un tema più da dramma giallo, protagonista Roldano Lupi.
Nel 1946 escono tre film importanti. Il testimone segna l’esordio alla regia di Pietro Germi, un regista che nella sua lunga e fortunata carriera riserverà
sempre una certa attenzione  al giallo. Con questo film ci racconta la tragica storia di un assassino  che quando sembra scampato alla giustizia umana
non resiste alla colpa di un delitto commesso consegnandosi alla giustizia. Dopo un anno Germi realizzerà Gioventù perduta, dove  si nota una forte
denuncia sociale ma anche una certa propensione al genere noir. Spicca la figura di un giovane poliziotto diviso tra il lavoro e  l’amore, ma non per questo
rinuncerà al proprio dovere.
Altra pellicola interessante del 1946 sarà Il bandito di Alberto Lattuada che parla di un reduce della guerra (Amedeo Nazzari) che rientrato nella sua  città
è costretto per vivere a diventare un bandito, pur dovendo convivere con i tormenti della propria anima. Vi sono molti riferimenti al filone dei film sui
gangster americani

 

GIUSEPPE PREVITI


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