Il Blog di Giuseppe Previti

IL POLIZIESCO IN ITALIA (2)

In Italia inizialmente si penserà al giallo come letteratura di consumo, ma non tanto nel senso del valore letterario delle opere, quanto nella possibilità di
raggiungere con questi romanzi considerati “accessibili a tutti”un più vasto numero di lettori. Del resto la stessa Mondadori presentava le sue Collane in
giallo come “letteratura di evasione”, ” letteratura scorrevole”, “letteratura scacciapensieri”. Certamente il pubblico dei lettori, non tanto basso, un Edgar
Wallace arrivava a vendere un 40.000 copie(tiratura di tutto rispetto al giorno d’oggi !!!), faceva pensare a un pubblico di massa, aiutandosi anche con
pressi più che concorrenziali.
Va detto la Mondadori dette il via alla pubblicazioni dei gialli  forte di una certa richiesta del mercato, ed è sintomatico che nei primi due anni si pub-
blicarono solo autori stranieri, partendo da S.S.Van Dine,  sarà quindi Alessandro Varaldo il primo autore italiano a entrare nella collana nel 1931.Tra gli anni Trenta e Quaranta vari scrittori si cimentano nel giallo, anche alcuni famosi, vedi Serbanenco   , che poi grande fama raggiungerà in questo campo negli
anni sessanta. Ricordiamo che il nome giallo derivò dal colore della copertina, ma ben presto divenne sinonimo di romanzo poliziesco tanto che anche le altre case editrici adottarono il colore giallo. Alla resa dei conti furono romanzi che si occupavano di un caso giudiziario, ne descrivevano le indagini relative, con la
figura del detective che svolge l’inchiesta e assicura il colpevole alla giustizia.
All’inizio  ci fu una precisa volontà editoriale nel coinvolgere anche autori italiani nello sviluppo della letteratura  . Cgialla e i risultati non sembrarono esaltanti, poi  arrivarono autori coon sempre una maggiore dimestichezza con il genere. Per esempio le opere di Augusto De Angelis costituirono un grosso passo avanti e come stile narrativo e come strutturazione della trama, privilegiando la ricerca della quotidianità e realtà nelle sue opere . Con lui si può
effettivamente cominciare a parlare di un ” giallo all’italiana”. Peccato che la sua vita fosse brutalmente troncata nel 1944. In un saggio da lui lasciato De
Angelis aveva definito il romanzo giallo come una espressione della vita moderna, e che i suoi protagonisti dovevano essere figure vive, reali, come se non
fossero personaggi presi dalla fantasia ma bensì dalla realtà quotidiana.

 

 

GIUSEPPE PREVITI


Per leggere e stampare Diari di Cineclub clicca qui