Il Blog di Giuseppe Previti

” IL SENSO DI SIMENON PER LA FUGA ” – AUTORI VARI- MEDUSA

G.Bonura- F.Lacassin- R.J.Courtine- R.Messac con in appendice testi di F.Mauriac-J.Paulhan-H.Miller-A.Gide

Il senso di Simenon per la fuga  è un’antologia  composta da una serie di saggi da parte di studiosi dell’opera di  Georges Simenon. Ad esempio  Francis
Lacassin ha molto indagato e scritto sull’opera di Maigret. Giuseppe Bonura è uno scrittore e critico letterario, Robert J.Courtine è uno scrittore e giorna-
lista gastronomico, come pure un giornalista oltre che avvocato è Robert Messac. In appendice poi  dei brani di Francois Mauriac, Jean Paulhan, Henry
Miller e André Gide.

Georges Simenon è morto a 86 anni nel 1989, ma è difficile dire che sia scomparso veramente, annota Bonura. Secondo lui lo possiamo tranquillamente
a immaginare mentre continua a scrivere le sue usuali quindici pagine al giorno. E appena pronti i suoi libri, voilà eccoli subito pronti per la stampa e la
pubblicazione. Ma, abbiamo detto, Simenon ora non c’è più. Eppure continuamente le sue opere arrivano in libreria, continuano a essere acquistati come
fossero  appena usciti, a essere letti, a essere graditi, a fare ragionare e pensare.
Simenon è stato uno dei maggiori fenomeni letterari del secolo scorso, peccato non gli abbiano voluto dare il Nobel, dicevano che scriveva troppo e che era
troppo popolare. Lui ha sempre contianuato a scrivere, sino a 70 anni ha pubblicato i Maigret, poi ha cominciato a scrivere le sue memorie.
La prima parte della sua carriera letteraria è legata al nome di Maigret, ma poi  via via che scrive altri tipi di romanzi la gente comincia a scoprire lo scrit-
tore ” serio”( lo diceva lui stesso ironicamente), o meglio non lo identifica  più solamente nell’autore di Maigret, a questo  la verità è che lo si considera
uno scrittore totale, non più legato a etichettature o generi, uno “scrittore” semplicemente. E questo, visto che se ne parla ancora oggi, può far…..malizio-
samente, pensare che sia ancora vivo….
Inquadrato il Simenon scrittore, un altro tema ricorrente nella sua opera- osserva Lacassin– è la ” fuga iniziatica”. Se ne parla in ben dodici romanzi, e sem-
pre vi è un principio conduttore, il preludio, la fuga, il ritorno. Ne comincerà a scrivere nel 1935, ma ci vorranno circa 35 anni per asrrivare a fondere nel-
la maniera più completa i tre stati.
Si fugge per tanti motivi, la fuga dalla polizia o per terrore o dalle illusioni o per cambiare la vita o perché ti viene a mancare il riferimento che ti rende accet-
tabile un certo modo di vivere.Una fuga che quindi può essere considerata come una sfida, ma anche il sentirsi inutili, non corrisposti, non compresi, non
amati può portare a andare via. La fuga porta alla liberazione, alla libertà, alla possibilità di fare quanto si è sempre più o meno occultamente desiderato.
Ma spesso il fuggiasco ritorna, la fuga non risolve tutti i mali, nella vita bisogna battersi sempre per ottenere qualcosa, amore, rispetto, denaro, la fuga
in sè non risolve questo stato d’animo. Ma Simenon vede, attraverso i protagonisti dei suoi romanzi, nella fuga degli stessi una prova iniziatica che ti può
portare a ritrovare la serenità, e a sopportare quel che prima era insopportabile. E allora non è necessario fuggire, cambiare continente, ci si può isolare
anche nella propria casa , vedi l’avvocato Loursait degli “Inconnus dans la maison”.
Ma perché si ritorna ? Perché bisogna credere nella vita e lottare per farsi strada, per farsi accettare, per aiutare gli altri. Molti fuggono perché si sentono
umiliati e frustrati ma se è vero che l’indifferenza non c’è più allora possono tornare, oppure possono anche tornare spinti da un eccesso di altruismo.
Tante ” marionette” questi personaggi che Simenon manovra tessendo le loro vite, vite come detto piene di problemi.Loro fuggono ma la fuga è una
sorta di transizione, una prova. Una prova che ti porta sì lontano ma che ti fa considerare gli altri, con i loro difetti e le loro qualità. Solo comprendendo
gli altri possiamo sperare che gli altri comprendano noi, come dice Maigret non si deve parlare di colpevoli, ma di vittime.
La fuga apre la strada alla scoperta della verità e alla ricerca di un nuovo equilibrio. Georges Simenon sa far vedere cosa è ” Il mestiere dell’uomo”, Lacassin
vede in lui oltre che il romanziere il moralista.Ma con una particolarità, lui in primis è uno scrittore che ci immette nella vita di tutti i giorni, con  le cose belle
e le cose brutte, che potrebbero capitare a ciascuno di noi, ecco perché ha tanto successo da decenni e decenni.
E dall’attaccamento di Simenon alla vita reale ne fa fede un breve saggio di  Robert J.Courtine  che ci parla dell’amore per la cucina del grande scrittore e del
suo più grande personaggio, Maigret. Sulla stessa lunghezza d’onda Ralph Messac che lo definisce un romanziere di “naso” perché sa risvegliare nel lettore
gli odori, i desideri degli odori, i profumi, gli aromi e i sapori, insomma sa ” scrivere la vita”.
Henry Miller lo definisce ” né ottimista né pessimista”, ma un qualcuno che vede chiaro…, che non giudica, non condanna, che ècostantemente in sintonia
con il ritmo della vita.
La ” fuga iniziatica” non è altro che la somma di tutte le sue ricerche di giornalista, delle sue osservazioni delle classi sociali, delle impressioni riportatete
nei paesi coloniali. Certo Simenon ha una grande sensibilità olfattiva, certo conosce e ama la cucina, ma in generale la sintesi di questo breve e corposo
saggio è che lui ha sempre avuto una grande consonanza con i suoi tempi, ma andando oltre, diremmo uno scrittore in perfetta sintonia ” con tutti i tempi”.

 

GIUSEPPE PREVITI


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