Il Blog di Giuseppe Previti

” PULVIS ET UMBRA” DI ANTONIO MANZINI- SELLERIO EDITORE

Due trame parallele danno vita a questo romanzo.Ad Aosta viene trovato il cadavere di un trans, negli stessi giorni a Roma, nella zona Pontina, viene scoper-
to il corpo di un altro uomo assassinato. Ha nella tasca dei pantaloni un foglietto con un numero telefonico, quello del vicequestore Rocco Schiavone.
L’indagine di Aosta, una volta accertato che trattasi di omicidio, si rivela subito difficile, sembra che qualcuno abbia voluto  cancellare ogni traccia che po-
tesse portare all’identificazione della vittima e di conseguenza delle sue relazioni. Il delitto di Romna fa pensare a qualche vendetta, e così Schiavone si trova
in mezzo a entrambi i casi.
Oltrretutto sta attraversando un momento non particolarmente brillante.Il fantasma della moglie gli appare molto meno di una volta, il rapporto con Caterina,
una collega della sua squadra, si fa sempre più coinvolgente ma lui ha dei dubbi sulla differenza di età. In questura viene relegato in una stanza che più squal-
lida non si può. Poi c’è un ragazzo, Gabriele, un po’….disastrato, che  si appoggia totalmente a lui e che gli risveglia qualche istinto paterno. Ma questa ritro-
vata voglia di tenerezza e amore non gli facilita certo il compito, molte ombre si addensano intorno a lui, e non sempre riesce a afferrarle…

Ecco per dirla alla Antonio Manzini, un nuovo capitolo della vita di Rocco Schiavone, e ogni fatto che succedde ha a che fare con la sua vita.
Schiavone si diverte a prendere in giro i suoi agenti, usando spesso i termini mecojoni e sticazzi e cercando di far capire come devono essere usati Da lui
Sticazzi. Da lui “sticazzi” e “mecojoni” equivalgono  rispettivamente a un ” e che me ne frega”  e a sottolineare una espressione di “meraviglia,stupore “.
Ecco queste scenette tra Schiavone e i suoi agenti, alcuni un po’ alla Tatarella, sono tra le più dissacranti e divertenti del romanzo Pulvis et umbra” e questo
fa un pò da contraltare all’anima un pò malinconica di questo libro dove il tradimento ancor prima della vendetta la fanno da protagonista.
La storia comincia con il ritrovamento del corpo di una trans argentina abbandonata sulle rive della Dora. Apparentemente un caso facile, magari un appun-
tamento con un cliente spintosi un po’ oltre, oppure l’opera di un maniaco sessuale. Ma invece ben presto si scoprirà che qualcuno vuole ostacolare le indagi-
ni del nostro protagonista. Intanto i fantasmi del suo passato non gli danno tregua. Il lutto che ha segnato la sua vita,il ricordo degli amici di Roma, lo scopri-
re che ha ancora dei nemici. E questa incertezza di fondo lo rende pieno di paure e di incertezze.
Manzini continua a seguire un percorso che colpisce sempre più, perché non sappiamo nemmeno se in antitesi allo Schiavone televisivo(per carità di ovvia
estrazione manziniana)personaggio un po’ sopra le righe, poco rispettoso delle regole, supponente, sfrontato, eccessivo, insomma uno che senbra dare il
peggio di sè.Ma qui, come negli ultimi romanzi della serie, si vede finalmente l’uomo alle prese con i suoi sentimenti, le sue paure le sue ossessione, e -perché
no-le sue speranze di rifarsi una vita.” Il personaggio di carta ” può avere una vita più o meno lunga, ma a un certo punto va oltre la ” serialità” che lo tiene
vivo per diventare uno di noi, come lo sono diventati i Maigret, gli Sherlock Holmes, i Montalbano e pochi  altri. In linguaggio cine/televisivo diremmo che
il personaggio ha “bucato” lo schermo, ormai Schiavone è entrato nell’immaginario collettivo, è entrato nella nostra vita. In Pulvis  et umbra abbiamo uno
Schiavone sempre più invecchiato, sempre più sgualcito, uno che è diventato talmente uno di noi che accettiamo anche la sua sconfitta. Anche l’eroe può ca-
dere. Sticazzi e mecojoni fate voi, forse in questo caso si possono usare entrambi….
Un’altra dote che Manzini sta sempre più affinando è quella del ricorso ai colpi di scena, sempre inseriti al momento giusto per rendere la trama più scor-
revole o anche,se del caso, più oscura….
Il finale è tra i più tristi che si si potesse aspettare. ” Non c’era spazio per piangersi addosso, neanche per andare a cercare qualche ricordo dolce”. Ma anche
quando tutto sembra precipitare Manzini non manca di sorprenderci, Marina è con Rocco  e gli dice ” Povero Rocco a forza di inseguire le ombre stai diven-
tando un’ombra anche tu……” ” E’ vero. A forza di rincorrere le ombre si rischia di perdere la sostanza…”
Ma , fan di Rocco Schiavone, state sicuri, Manzini non perderà sicuramente la sostanza, e quindi arrivederci al prossimo Schiavone….

 

GIUSEPPE PREVITI

 


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