Il Blog di Giuseppe Previti

” IL PARADOSSO DI NAPOLEONE ” – Un’indagine del commissario Vivacqua- di CARLO DE FILIPPIS- MONDADORI

Il commissario Salvatore Vivacqua si sente ormai torinese. Lui, siciliano di nascita, non aveva visto di buon occhio questa destinazione ma poi lui e la famiglia si erano fatti prendere dal fascino discreto e dall’eleganza dell’antica capitale sabauda, da non voler assolutamente sentir parlare di trasferimento.
Ma adesso che su Torino si sta abbattendo una sorta di diluvio universale Vivacqua vacilla sulle sue convinzioni, ma, beato lui, che non sa cosa lo sta aspettando. o capovolgere
Si inizia con un omicidio di una ferocia inaudita a Carmagnola ai danni di un pittore assai affermato che vive in un maestoso castello ai margini della cittadina.
La vittima era un tipo stravagante, eccentrico come tanti artisti, ma niente più, e allora perché  ucciderlo e ridurlo a una specie di poltiglia umana ?
Oltretutto il cadavere viene scoperto dopo qualche giorno, il che complica ancor più le indagini, ma intanto le morti si susseguono, sempre più violente,
e la pressione dei superiori e dei media si fa sempre più pressante. Per Vivacqua un vero e proprio ultimatum dal questore, o trova l’assassino o il caso gli
verrà tolto.
Accanto a lui ci sono i suoi uomini, dal fido e sempre disponibile Santandrea al possente Migliorino ai vari Carbone, Gargiulo, Patanè. Poi c’è una new entry,
il dottor Meucci, un funzionario del ministero, grande esperto di Napoleone, di cui sa tutto e di cui parla con tutti, inviato per sollecitare la riapertura di vecchi
casi. Per Vivacqua e la squadra importante è capire chi sia l’assassino, e quali siano le sue motivazioni. Rispolverando vecchi casi e cercando di collegare tra
loro le vittime si cominceranno a vedere i risultati.
Ma la vita di tutti i giorni prosegue, e anche casa Vivacqua è in  subbuglio, il cane di casa, un setter di nome Thomas, è sparito e tutta la famiglia si mobilita
per cercarlo, eccetto il capofamiglia che ha altro per il capo….
Ma alla fine il cerchio si stringe, ci sarà ancora un incontro/scontro tra il commissario e il killer, e solo l’imponderabile, il caso decideranno. infatti il caso è
sempre capace di risolvere o capovolgere le sorti di una battaglia, come il paradosso di Napoleone insegna.

Torna in libreria dopo alcuni anni Carlo De Filippis  conosciuto con Le molliche del commissario. Adesso il burbero ma assai efficiente commissario torna
in Il paradosso di Napoleone. Un’autentica caccia all’uomo contro un maniaco assassino, assai astuto e pressoché imprendibile. Questo feroce  criminale
sembra un folle, addirittura portato a macabri rituali, come mangiare gli organi di alcune vittime e infierire selvaggiamente su di loro.
La prima vittima è un famoso pittore, un ex-hippy, ma nella questura di Torino per adesso l’agitazione maggiore è dovuta alla visita di un funzionario del
ministero degli interni inviato perché rispetto alle altre polizie europee nelle nostre statistiche ci sono troppi casi irrisolti, per cui bisogna riaprire i vecchi
fascicoli e riprendere le indagini.
Vivacqua si agita, ma proprio esaminando uno dei vecchi dossier su una rapina di una diecina di anni prima, presso una ditta di sistemi di sicurezza, con-
clusasi in modo assai tragico con tante vittime, tra cui i rapinatori, e la scomparsa del bottino (quattro milioni di euro), scatta qualcosa  nella mente del com-
missario. Nessuno gli vuole credere, intanto i morti si susseguono, e ci cominciano a intuire collegamenti con quel lontano fatto sino a scoprire l’identità
del killer.
La narrazione prosegue alternando le giornate del commissario e dei suoi uomini con quelle dell’assassino, cosi  vediamo e ascoltiamo l’uno e l’altro, ne
avvertiamo stati d’animi, ne ascoltiamo pensieri e aspettative. De Filippis è molto bravo nell’assicurare la tensione, nel far crescere l’interesse del lettore,
come assai azzeccato è questo continuo passare da un protagonista all’altro, il commissario dall’intuito infallibile e lo psicopatico dalla ferocia inaudita.
Ma il romanzo non è solo questo. In casa Vivacqua c’è grande crisi per la scomparsa del cane, moglie e figli sono mobilitati alla sua ricerca e non capiscono
che il nostro commissario non si unisca a loro….
Poi c’è Torino, non quella bella, elegante del centro, ma quella delle periferie, villette tutte uguali, ex-fabbriche, capannoni abbandonati, e qui si svolge la
caccia del commissario Vivacqua. Lui sa che sono i dettagli, anche i più insignificanti, a risolvere un caso. Occorre certamente logica, fiuto ma pure ragiona-
mento, e tutto questo dovrà pur portare a qualcosa.
E infine Napoleone, la grande passione del dottor Meucci, il “palloso” poliziotto in missione ministeriale. Ebbene sarà lui a rivelare a Vivacqua una grande
verità:quando la battaglia di Marengo sembrava perduta ecco che l’inatteso arrivo dei rinforzi segnò la svolta pro-imperatore. Invece a Waterloo per Napo-
leone non arrivarono i…nostri,ma i prussiani e fu la fine. Esiste sempre un fatto imponderabile, casuale che una volta ti aiuta, l’altra no e ti condanna, quasi
a reclamare il saldo di quanto ti ha dato.
E il c.d.paradosso napoleonico segnerà la fine del killer.

” Il paradosso è  che a Marengo Napoleone vince perché l’imponderabile ha capovolto le sorti: gli ha staccato una cambiale che prima o poi dovrà
essere rimborsata.Lui non lo sa, ma la scadenza è a quindici anni esatti, in un angolo dimenticato del Belgio, Waterloo. Può darsi che l’uomo al quale
state dando la caccia, quello che sguscia a causa dell’imponderabile, abbia esaurito il credito, e magari adesso è l’ora di stanarlo.

 

GIUSEPPE PREVITI

 


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