Il Blog di Giuseppe Previti

” 1488- DIMENTICARE FIRENZE ” di ELISABETTA CAMICI – EDIZIONI 27

Siamo nella Pistoia del Rinascimento squassata dalle lotte  tra la città dell’Orso e la Firenze dei Medici.
E nella città di Pistoia la contesa si era fatta particolarmente feroce tra i Cancellieri, fautori dell’autono-
mia cittadina, e i Panciatichi, legati a Firenze.
La nostra storia inizia una notte di dicembre quando Mariano P era stato costretto a fuggire in fretta e
furia da un festino dove si festeggiava… allegramente una ricorrenza.  Era infatti sopraggiunto un drap-
pello di ” cacciatori”dei Panciatichi e dei loro affiliati. Nella concitazione aveva lasciato anche il suo pe-
sante mantello che certo gli avrebbe fatto comodo nella notte gelida e nevosa. Pieno di paura aveva tro-
vato rifugio in una stalla piena di balle di fieno dove aveva cercato un po’ di tepore. Ma sarebbe stata una
notte terribile perché era stato scovato da una banda di ragazzetti che lo avevano malmenato,ferito e
derubato di ogni avere e del suo pugnale. Ferito e dolorante verso l’alba aveva ritenuto opportuno scappare da quel luogo che non riteneva sicuro e così lasciò la stalla incamminandosi lacero e contuso verso il centro della città.
Mariano era un giovane dabbene, assai ricco, ben istruito, forse un po’ arrogante per la vita facile che aveva
sempre condotto, ma sicuramente una persona a posto. Innamorato di Firenze e delle sue bellezze si era
schierato con il partito dei fiorentini, tra l’altra nella città del Giglio contava molti amici, lo stesso Lorenzo
de’Medici lo teneva in buona considerazione. Quando il contrasto tra le due fazioni in Pistoia era diventato
più acuto lui era stato indicato tra quelli da eliminare.
Dunque in preda a foschi pensieri Mariano P.si diresse verso l’ospedale di Sant’Iacopo riparandosi nelle
fondamenta sottostanti l’edificio.  Era ridotto in condizioni assai miserevoli ma per lui importante era
ripararsi dal freddo e sentirsi al sicuro.
Una volta sentitosi in forze era tornato in superficie e percorrendo quelle strade piene di tanti bordelli
aveva pensato di rifugiarsi presso una di queste belle giovani…. Era stato fortunato nell’incontrare la
bella Lorenza, sarà un amore a prima vista, e lui verrà ospitato, sfamato, curato, rivestito, insomma
rimesso in piedi. Inizialmente aveva dato un nome falso, ma poi pieno di passione per la sua bella le
aveva rivelato chi era , dandole il compito di mandare qualcuno fidato a casa sua per chiedere aiuto e
denaro. Ma purtroppo lo raggiungerà la cattiva notizia che la sua abitazione era stata devastata e abbandonata. Mariano decide allora di riparare a Bologna, Lorenza lo asseconda dicendo che lo raggiun-
gerà ma appena lui lascia la città lei lo vende ai Cancellieri.
Mariano intanto esce dalla città e trova riparo in un convento, ignaro che la caccia è cominciata….

L’antica storia di Pistoia ha ispirato la scrittrice pistoiese Elisabetta Camici, grande appassionata di
storia, a cimentarsi in una triologia che prende spunto dagli eventi non solo pistoiesi, ma anche di
Firenze e della Toscana tutta. Saranno romanzi storici ambientati sempre nello stesso contesto toscano
pur se in epoche diverse. Primo della serie 1488 dimenticare Firenze, un testo che è nato dopo una lunga
ricerca su fatti e personaggi pistoiesi del ‘4oo. E leggendo quanto tramandava la storia sulla contesa che
per anni e anni mise contro i Panciatichi e i Cancellieri ecco che agli occhi della scrittrice viene sempre
più in evidenza la figura di un certo Mariano Panichi, pistoiese. Siamo tra il 1488 e il 1489, ormai se
ne parlava ovunque, se ne era interessato perfino il Macchiavelli, della faida tutta pistoiese tra chi era
per l’autonomia del governo della città e chi invece parteggiava per la signoria dei Medici. Nella Camici
quest’uomo disperato che sa di essere nel mirino dei suoi avversari e che cerca scampo nella fuga assume
sempre più il ruolo di un personaggio meritevole  di essere “rivisitato” e ricordato anche ai posteri.
Assume sempre più le sembianze del personaggio , lo ringiovanisce di una quindicina di anni, ma quel
che contano sono i suoi pensieri, i suoi atti, la sua capacità di giudicarsi.
La Toscana dell’ultimo decennio del ‘400 era tutt’altro che tranquilla, e Pistoia fu infatti teatro di una
efferata uccisione, quella di Mariano Panichi, che era il più importante cliente in città dei Medici. Panichi
ci viene indicato come un personaggio assai stimato e la sua brutta fine suscitò molto scalpore e portò
a una serie di provvedimenti tendenti a risolvere la situazione.
Nella realtà il Panichi quando fu ucciso aveva circa 40 anni, ma la nostra autrice lo ringiovanisce di una
quindicina di anni, gli lascia il nome, Mariano, al posto del cognome una P come dire Mariano da Pistoia.
E come dire i sogni e le aspirazioni ma anche le paure e le riflessioni di un giovane che sente che la vita
gli sta sfuggendo di mano. Così in questa storia si mescolano verità, fantasia, finzione, delitti, tradimenti
ma ricordiamoci che non stiamo leggendo un saggio storico ma una cronaca del tempo romanzata. Ai
lettori il piacere di riandare a tempi antichi, pieni di misteri e per questo ancora più affascinanti.

 

GIUSEPPE PREVITI


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