Il Blog di Giuseppe Previti

” UN PASSATO DA SPIA” DI JOHN LE CARRE’-MONDADORI

Uno dei più fedeli colleghi e discepoli di George Smiley, capo del Circus, una branchia dei Servizi Segreti,
Peter Guillam si è ormai da tempo ritirato in Francia per vivere in Bretagna con la famiglia.
Viene richiamato a Londra al quartiere generale dei Servizi, e dovrà compiere un viaggio a ritroso nel tempo, durante la Guerra Fredda.
E si ritorna su quelle che allora furono considerate le più celebri operazioni dello spionaggio inglese e nelle
quali furono coinvolti tanti celebri personaggi in primis il mitico George Smiley. Ma chi indaga oggi non sa
niente di quei tempi, non ne ha vissuto clima e costumi e adesso ci si limita a rivedere tutta la corrispondenza di quei tempi con spirito critico, inquisitorio, mai comprensivo.§
Ma si può cercare un responsabile di atti compiuti decenni prima in nome di un ideale, di una esigenza che
al giorno di oggi non è più sentita ? D’altra parte queste operazioni hanno comportato il sacrificio di persone innocenti sacrificate in nome della “ragion di stato”.
Così si assiste alla lunga sfilata dei vecchi protagonisti sotto il tiro delle nuove menti dell’intelligence
sollecitata dal governo e dalle commissioni parlamentare a occuparsi di alcune operazioni del passato.
Questo da la stura  a Le Carrè di raccontare passato e presente, e riproporci tanti dei beniamini dei lettori
del grande scrittore.

Nell’ultimo suo romanzo John Le Carrè mette come protagonista Peter Guillam, ex-assistente di Smiley,
immaginando che venga chiamato a Londra dal sud della Bretagna dove passa la sua vita di pensionato. E
con lui torneranno tanti fantasmi del passato.
Le spie di Le Carrè hanno delle colpe da espiare ? E in primis il loro capo, quel George Smiley prima tradito
dalla moglie e ora sotto accusa nel suo Paese. Smiley è stato uno dei grandi personaggi della letteratura moderna, 8 romanzi lo mettono al centro della storia, poi un lungo silenzio durato 27 anni.
Ora l’autore resuscita i suoi autori in Un passato da spia, 260 pagine in cui appunto Smiley non è l’attore
principale, qui infatti lascia la parte del protagonista a Peter Guillam, poco più che una comparsa ne La spia che venne dal freddo, co-protagonista ne La talpa.
La storia parte da una inchiesta interna causata da una causa civile promossa dai discendenti di due agenti
sacrificati ne La spia che venne del freddo per non bruciare la copertura di una talpa.
Questo romanzo fa vedere la guerra fredda giudicata da una generazione che non l’ha vissuta, dove certe
scelte sofferte ma necessarie vengono ora considerati quanto meno immorali. Quel che colpisce è come
Le Carrè fa parlare i suoi vecchi agenti tramite i rapporti, gli appunti, i cablogrammi, i pro-memoria. Resta
immutata la freschezza e la precisione di questo grande scrittore, abilissimo nell’esaltare l’ambiguità dei suoi personaggi. E lo Zenith lo si raggiungerà nell’incontro che quasi alla fine della storia mette di fronte
Smiley , ormai ritiratosi nelle Alpi Svizzere e Guillam , che di primo acchito- altra perla- resta colpito nel
vedere il suo ex-direttore in maglione e pantaloni di velluto, ” invece che con un abito stazzonato e di scarsa qualità”. Guillam vuole chiedere a Smiley perché furono sacrificate due persone a Berlino, il che ha
pesato anche su di lui, rendendolo poi nel suo agire insensibile a tutto, e Smiley risponderà che l’ha fatto
anche per il suo Paese, ma ora non sa più cosa sia l’Inghilterra e allora gli piace di averlo fatto per l’ideale
di una Europa libera e non più oscura e divisa.
” A volte ritornano” si potrebbe dire di questa ricomparsa di George Smiley, l’anti-Bond per eccellenza, ormai anziano e in pensione. Ma l’dea del maestro della spy-story è quella di riaffermare che lo spionaggio
non è un mondo in bianco e nero(del resto lui lo conosceva bene avendone fatto parte), non esiste che tutti
i buoni sono di qua e tutti i cattivi di là. Al di là di queste considerazioni nel libro si ipotizza che i figli delle
vittime sacrificate  in un’azione spionistica fanno causa ai Servizi Segreti e la nuova direzione chiede conto a Smiley e i suoi agenti di aver mandato a morire dei loro colleghi in un’azione spionistica.
Le Carrè parte da una considerazione: i suoi personaggi avevano una missione a  cui adempiere, oggi non
l’hanno più, le spie dell’Occidente avevano vinto la Guerra Fredda e salvato il mondo dal comunismo, ma oggi cosa è rimasto di tutto questo ? Evidente è la simpatia di John Le Carré per gli agenti della generazione di Smiley, i loro colleghi di oggi hanno paura di tutto, cercano solo di salvare il posto, ma anche il modo di operare oggi è cambiato, tanto lavoro oggi ad esempio lo svolgono i drone.
John Le Carré, spia lui stesso, suo vero nome David Cromwell, quindi uno pseudonimo usato per pubblicare i suoi libri e poi rimastogli come un marchio di garanza. Il suo alter ego è stato indubbiamente
Smiley, anche il leit motiv dei suoi romanzi è stato sempre identico, ovvero cosa è lecito e cosa è illecito
quando lo scopo è difendere i propri valori.D’altra parte oggi l’Europa è divisa, ha poche certezze, tante
guerre rispondono a concetti di spartizione più che di liberazione, troppi tiranni sono alla guida di nazioni,
poi c’è stato anche l’avvento spiazzante di Trump.
Le Carré ha elevato la spy-story a letteratura moderna, lui è uno scrittore che affronta la realtà, ed è chiara,
nelle parole di Smiley, la condanna della Brexit. E’ normale che il vecchio capo del Circus non si riconosca
più in questa Inghilterra isolazionista, Smiley si era battuto per un mondo aperto e un’Europa libera. Ma
cosa è rimasto di questo ?
Chissà se rivedremo il buon George,Le Carrè dice che è troppo vecchio, e del resto anche lui si sente vecchio.Ma ce ne fossero di…..tali vecchi. Un passato da spie è un romanzo di grande spessore, avvincente
e coinvolgente, un po’ d’ironia, un chiaro messaggio morale , e lunga vita a Le Carré e Smiley.
Un romanzo intriso anche di nostalgia, intanto quella dell’autore per la sua spia preferita, l’amletico “travet” George Smiley, poi quella degli affezionatissimi lettori per il personaggio, pur se assente da tempo,
e anche per gli altri uomini del Circus, il cui servizio ” si protrae tutta la vita”. Ed ecco che Peter Guillam ,
colpevole di una storia d’amore “proibita” è chiamato a rispondere del suo comportamento in un’oscura
vicenda di tanti anni prima. E il nostro autore muove ancora con destrezza i suoi vecchi personaggi coinvolti nei loro giochi “drammatici” tra chi si comporta da eroe, chi tradì, chi faceva il doppio gioco,
chi ha perso la vita. E alla fine, alla ribalta, come nelle migliori rappresentazioni, il più eroe di tutti…
George Smiley.

GIUSEPPE PREVITI


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