Il Blog di Giuseppe Previti

” IL PROFUMO DELL’ULTIMO TANGO ” di GIAN LUCA CAMPAGNA – HISTORICA

<p style=”text-align: right”>Siamo nella Buenos Aires del 1978, mese di giugno in particolare. Si sta svolgendo in Argentina il Mondiale
di calcio e per Junta militare sarebbe un trionfo vincerlo. Ma intanto continua a colpire gli oppositori senza pietà torturandoli, ammazzandoli o facendoli sparire nel nulla (da qui il termine Desaparecidos) nell’indif-
ferenza generale.
Ci spostiamo nella Buenos Aires del giugno 2018 quando improvvisamente cominciano a sparire dei ragaz-
zini. Una madre  disperata per la scomparsa del figlio chiede aiuto a un suo ex-innamorato, il detective
Josè Cavalcanti, un tipo singolare che beve molto, mangia altrettanto, si gode la vita, tanto che ha trasfor-
mato il suo ufficio all’ora di pranzo in un paradiso per buongustai. Cavalcanti si occupa quindi di questi
nuovi desaparecidos ma a modo suo, condividendo le scorribande nelle notti superetiliche della capitale
con un procuratore di calcio Franco Verdiglione, tra poliziotti presenti ovunque, ufficiali in pensione, spie,
prostitute, ex-dottori della morte, giudici in carriera, travestiti, immigrati italiani, donne assatanate. E
frequentando questo mondo variopinto l’investigatore scoprirà che sono tanti i ragazzini scomparsi e tutti
avevano almeno un parente compromesso con la giunta militare. Ma chi sta riaprendo i tristi riti della
polizia di regime ? E perché ? E cosa ne vogliono fare ?
E così Cavalcanti inizia una corsa contro il tempo cavalcando il suo side-car, con l’aiuto dello chef Cholo,
i dogo Clan& Destino e altri personaggi pittoreschi.

 

Gian Luca Campagna torna in libreria con Il profumo dell’ultimo tango un romanzo ambientato a Buenos
Aires. Prima l’autore ci porta in quella del 1978 dove mentre milioni di telespettatori seguivano l’undicesima edizione dei campionati mondiali di calcio e sembravano ignari di tutto quanto di brutto nel
Paese soggetto alla ferrea dittatura dei militari.La Giunta di Videla al potere da due anni ha “normalizzato”
il Paese, con carcerazione degli oppositori, e poi con la loro scomparsa.
Dopo 40 anni lo stesso fenomeno si rinnova a Buenos Aires, scompaiono dei ragazzini. La madre di uno di
loro, il 12nne Pablo, incarica un detective di rintracciarlo, e questi ben presto scoprirà che tutti questi ragazzi erano nipoti o comunque legati a personaggi compromessi con il regime.
Questa è la base del racconto di Campagna : da una parte i riferimenti storici a uno dei periodi più oscuri
della storia dell’Argentina, dall’altra lo spunto poliziesco dell’indagine sulle misteriose scomparse di questi
ragazzini.Ma è evidente che al nostro autore interessa il tema della storia, il dramma delle madri argentine,
il tema della vendetta, la violenza. Si parte quindi dai fatti del 1978 e li fa rivisitare da un gruppo eterogeneo, composto da svariati personaggi che appartengono a due momenti. Uno è il passato,ovvero
il giugno 1968, l’altro è il…giugno 2018, ovvero 40 anni dopo, quando si festeggerà l’anniversario della
conquista del mondiale. Protagonista di entrambi i periodi la città di Buenos Aires, qui vista nella  sua
anima, nei suoi profumi, nei suoi colori, nei suoi odori, insomma non la città turistica ma la città reale con
le sue gioie e i suoi dolori. Una città che Campagna dimostra di conoscere. Lui ai tempi del 1978 era piccolino ma ricorda che suo papà gli raccontava  quel che avveniva di bello e di brutto in margine al
mondiale, mentre sua madre guardava la televisione e notava come quei tifosi fossero simili ai nostri, del
resto il ceppo italiano era radicatissimo.
Protagonista  del racconto un detective di origine italiana, un  tipo scanzonato ma pieno di sè, ex-giornalista, la cui famiglia aveva patito i tempi del regime (il padre suicida e la sorella scomparsa).Un
personaggio ricco di sfaccettature, forse incapace di affrontare la realtà, ma sicuramente simpatico come
tutti i suoi vari epigoni letterari e reali. Certamente Cavalcanti deve un qualcosa a tanti personaggi di carta,
grande fumatore, grande bevitore, grande mangiatore, grande donnaiolo. Insomma il ritratto un po’datato
ma sempre efficace del “duro” dal cuore tenero. Qui in aggiunta il nostro protagonista però non si rivela
un “omologato” servitore del potere, ma ,aò di là delle apparenze, ha una sua morale e una sua etica.
Intorno a lui una vasta serie di personaggi, dal procuratore sportivo che batte tutti i campetti a caccia dei
nuovi Maradona; poi Cholo il cuoco che nasconde un passato tragico; e ancora l’ex-terrorista fascista che
si finge pazzo per non farsi estradare. E donne fatale, autentiche sessuomani,, ancora donne in carriera,
vecchi relitti del passato regime, allenatori pedofili, omosessuali e travestiti, poi anche una coppia di
enormi cani che impauriscono chiunque.
Campagna memore del suo passato di cronista sportivo ci ha voluto raccontare quella terribile farsa che
furono i mondiali d’Argentina che divennero una celebrazione del regime militare cancellandone i crimini.
Il calcio usato come strumento di propaganda e di consenso. Ma in questo Il profumo dell’ultimo tango non tutto è scontato, ogni personaggio finisce  per apparire non come tutto buono o tutto cattivo, lo è
solo in parte.
Certamente vi è anche una buona dose di nostalgia in queste pagine, si ricordano Vasquez Montalban, Soriano,Bukowski, o anche, omaggio al titolo, i vecchi tango di Piazzolla e di Gardel. Nostalgia  e rimpianto di un tempo che fu, ma anche voglia di raccontare nel modo più reale possibile un’epoca che per chi l’ha
vissuta è l’occasione per rivisitarla, mentre per chi è troppo giovane c’è la possibilità di conoscerla e di sapere cosa è accaduto.
Può meravigliare questa voglia di Gian Luca Campagna di rivivere un’epoca già lontana da noi e un paese,
l’Argentina, si molto vicino a noi, ma certo mai al centro delle nostre cronache. Ed ecco alla ribalta le madri di Piazza de Maio, i militari che praticarono senza remore la tortura in nome di una visione manichea del
bene, o con loro o contro di loro, e in tal caso si era schiacciati come insetti. Campagna nel 1978 aveva 8
anni, certo troppo piccolo per poter immaginare tutto quanto vi era dietro quel mondo di celluloide,pardon del pallone. Ma a distanza di anni deve essere stata forte la volontà di tornare su quel periodo, di andare
oltre la figura di Maradona. E quel qualcosa che gli era rimasto dentro ha fatto poi scaturire la voglia e
probabilmente la necessità di riprendere quel discorso e crearvi una storia intorno, perché il confine tra
passato e presente appare sempre più labile.
Un  romanzo duro, intenso, che vuole ristabilire la verità o quanto meno andare oltre la facile ribalta di un
mondo di apparenze. Un romanzo che, a cominciare dal suo autore,ha voluto porre ammenda all’indiffe-
renza di quarant’anni prima.

 

GIUSEPPE PREVITI


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