Il Blog di Giuseppe Previti

” IL TERAPEUTA” DI NICOLA RONCHI – MAURO PAGLIAI EDITORE

Luca Bolognesi ha un avviato studio di psicologia, una famiglia felice composta da lui, la moglie Mara e la
figlia Aurora che lui adora particolarmente, una giovane adolescente con la quale lui vorrebbe passare
più tempo.
Una sera si presenta al suo studio un nuovo cliente, tale Patrizio Cimarosa. Uno strano tipo che suscita su-
bito nel terapeuta una strana sensazione di ansia., quasi fosse portatore di sinistri presagi.Ma via via che
proseguono le sedute tra i due si instaura un oscuro rapporto che va oltre i normali rapporti tra medico e
paziente. Un susseguirsi di fatti sempre più misteriosi, il cedere progressivo a nuove paure, sino a un finale
a sorpresa.

Nicola Ronchi fiorentino doc con varie passioni, dalla musica al cinema, ma le predominanti sono il calcio
e la scrittura. Ed eccolo appunto, dopo aver scritto vari romanzi e racconti, tornare in libreria con Il terapeuta, una storia dura e agghiacciante, un thriller psicologico ove l’ambiguità dei personaggi e dei loro
pensieri sta al centro di tutto.
Luca Bolognesi è un affermato professionista, uno studio avviato di terapeuta con molta gente che gli viene
a confessare le proprie pene.Fiorentino puro, abita nel quartiere Gavinana dove si trova molto bene tanto
da aver  trovato lo studio nella stessa zona per non doversi muovere da li. Come professionista cercava sempre di non farsi mai coinvolgere nei problemi dei suoi pazienti, e ne aveva tanti,  ma a volte succedeva
che non si registrassero miglioramenti e allora si chiedeva se avesse fallito, ma finiva sempre per rispondere di no.
C’erano stati dei segni premonitori di un certo disagio interiore, qualcosa sembrava turbarlo specie nell’af-
fontare determinate situazioni, ma tutto precipitò quando entrò nella sua vita Patrizio Cimarosa. Era un nuovo paziente, un bidello, si dichiarò separato con una figlia piccola. Si dichiarò subito un asociale, viveva
da solo con la figlia che educava con una sorta di comandamento , ” il rispetto per gli altri e l’educazione”,
ma la sua paura era di non riuscire a controllarsi, di sbottare e commettere qualche sciocchezza, del resto
la moglie l’aveva piantato per quello, e lui non voleva che fosse la figlia a soffrirne.
Iniziò quindi questo rapporto professionale che presto però generò nel professore uno stato di sempre maggiore disagio, di grande ansia, con un malessere diffuso che poi si ripercoteva anche nell’ambito fami-
liare. E anche qui aveva l’impressione che le cose andassero sempre più a catafascio, la moglie sempre
più assente, la figlia addirittura inavvicinabile.
Viviamo pagina dopo pagina il degradare di Luca, il confronto con Cimarosa, quasi un suo doppio, si poteva quasi dire che l’uno vivesse  delle emozioni e dei comportamenti dell’altro. Un  riversarsi di paure
che li porta a vivere in una sorta di regime di terrore e di violenza, dove il Cimarosa sembra sempre più
rappresentare la cattiva coscienza dell’altro.
Un thriller “psicologico” dove si registra un legame certamente particolare tra il curatore di cervelli e il
suo paziente, quasi a voler ribaltare la prospettiva in quanto sembra che il vero personaggio da curare sia
lo psicologo, che subisce sempre più l’influenza dell’altro.
D’altra parte in ognuno di noi vi è un lato oscuro dove si generano incubi, mostri, stati di terrore. Tutto
quanto porta a un comportamento sempre più allucinante, con pensieri malati, percorsi da incubo sino
a quando il mistero cesserà di essere tale.
Se in questo romanzo ci sono certamente due personaggi principali non meno importante è la presenza delle donne, Mara la moglie di Luca, presenza magari non continuativa, ma essenziale nel suo ruolo di
vigilatrice, lei sa quali sono le colpe di Luca ma non si erge a giustiziera, cerca di capire con quale mostro
ha a che fare.
Poi c’è Aurora che si è vista crollare il mondo addosso quando si è resa conto di che mostro fosse suo padre.
Il romanzo è soffocante, spietato, scritto in terza persona ma con un andamento da prima persona, quasi
una confessione, il tema della pedofilia è trattato senza morbosità ma il tema resta quello. Alla fine l’autore
ci sorprende con un finale affatto consolatorio, o meglio ci da un finale in linea con la malvagità della
storia che certo non può esigere un lieto fine.

 

GIUSEPPE PREVITI

 


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