Il Blog di Giuseppe Previti

” LE CASE DEL MALCONTENTO” DI SACHA NASPINI- EDIZIONI e/o

Un borgo millenario dell’entroterra maremmano, un paese ormai in decadenza, dove vive un a piccola comunità con tanti personaggi che passano giornate apparentemente sempre uguali. Ma un giorno torna Simone Radi,  sin da piccolo
un tipo singolare, nato lì ma poi fuggito per il mondo sembra in cerca di nuovi guai. Il suo ritorno provoca un vero terre-
moto, ognuno rivive la propria storia e quella del paese, risvegliando illusioni , delusioni, rancori, attese mai sopite.In
questo che si rivelerà un romanzo corale ognuno ripercorre il suo destino, con tutto quello che gli è successo, amori,
sogni, aspirazioni, passioni, e i tanti eventi, ora buoni, ora cattivi.
D’altra parte anche in questo piccolo centro non ci sono stati sconti per nessuno, la natura, il tempo, la vita sono trascorsi, dando  a ognuno quel che si è meritato, oppure il destino l’ha fatta da padrone ? Ed ecco che ogni singolo personaggio è raccontato attraverso fatti, eventi, pensieri che finiscono per accavallarsi e incrociarsi nel bene e nel male.
Questo borgo si chiama Le Case, e finirà per rappresentare una parte del microcosmo umano, anche qui ognuno ha i suoi segreti, fioriscono gli amori, ci si ammala, si covano illusioni, ci si dispera, si tramano vendette, si ordiscono complotti, si trascurano i figli, si tradisce, si ruba, ci si nasconde, si cerca di salvare la vita, si gode delle disgrazie e degli smacchi altrui.
Insomma ” si vive” nel bene e nel male.

Usando una lingua ricca di inflessioni dialettali Sacha  Naspini ha creato un romanzo assai originale, ” Le case del Malcontento, dove alle venature dialettali originali si aggiungono quelle di un linguaggio classico e lirico. Insomma
l’epopea di un agglomerato del mondo rurale, tanto aspro quanto vitale.
Un romanzo che rifugge dalle etichettature perché dal giallo storico al thriller psicologico,  dal romanzo gotico al diario.
L’autore vuole parlarci di un qualcosa che conosce, lui è grossetano, un piccolo borgo maremmano con i suoi abitanti, ma
via via che affronta la materia il linguaggio diventa sempre più universale. Naspini chiama questo borgo Le Case  ( nella
realtà dovrebbe trattarsi di Roccatederighi o di altre località dei pressi), è situato sullo spuntone di una roccia, di qui ci
si perde nella vista di un orizzonte infinito, si può vedere anche il mare. Un posto a sè stante, con i suoi abitanti altrettanto simboli di un retroterra aspro,isolato e quindi diffidente, chiuso in se stesso Ma anche portatori di una umanità che non si capisce perché deve rimanere chiusa in se stessa, e forse la sfida maggiore è stata quella di passare
da una  storia apparentemente minima e di poche persone a una storia di portata universale.
Un territorio contrassegnato dalla nebbia che spesso nasconde, anche le case di fronte, o da violenti nubrifagi che squassano il paese come fosse la fine del mondo.Una nebbia che può simboleggiare l’intero borgo con i suoi residenti
chiusi in se stessi, egoisti quasi per necessità. Non deve essere stata una impresa facile arrivare a uno dei maggiori pregi del libro, ovvero dargli la struttura  del diario, praticamente ogni capitolo è dedicato a un personaggio che o si racconta in prima persona o è raccontato da una terza voce. Un lavoro di scavo e di estrazione (non per niente siamo in zona mineraria….)da ogni singolo per arrivare alla costruzione di fatti, di vite, che vanno oltre la singola persona.
Si parte da una storia  con protagonista Simone Radi, un tipo strano, per l’opinione comune un poco di buono, se ne
era andato pieno di problemi, per poi tornare altrettanto carico di guai. Ma il suo ritorno finirà per scatenare i ricordi
e i complessi trattenuti nel tempo dai suoi compaesani. Ed ecco una storia, dieci storie, mille storie, tutto un intrecciarsi
di sensazioni e di fatti sempre più oscuri e misteriosi.
Ma l’abilità del lettore è stata quella di saper fondere i vari personaggi, i loro discorsi, il loro agire, se Simone resta la va-
riante scatenante, il racconto assume sempre più l’aspetto di un coro, di una ” spoon river”, ovvero una raccolta di testi
immaginari, in cui gli abitanti del paese, il paese stesso, si raccontano.
Tante voci di personaggi che parlano di se stessi, tante trame e sottotrame, che si possono ascoltare via via dalle loro stesse voci. In altre parole si è dato voce ed espressione, attraverso questo coro, a una terra e al suo esistere.Certamente
la Maremma si è rivelata un eccellente sfondo o meglio una eccellente co-protagonista di tutte queste storie. Tanti paesini un po’isolati per la loro stessa posizione. E così se ne conoscono vizi e virtù, segreti e aspirazioni, con il corollario
di  amori, vendette, manie. A proposito di amori, forse è azzardato definirlo un romanzo d’amore, ma se lo vogliamo per
certi versi definirlo un noir lo si può considerare anche un “romanzo d’amore”.Se  contano lemotivazioni e i singoli impulsi più che i fatti in sé che servono alla cronaca, benintesa necessaria  a narrare i vari accadimenti, è pur vero che
questo è un libro dove le motivazioni contano più dei fatti, e l’amore ha una sua rilevanza nei vari eventi.
La figura  del Radi finisce per assumere le sembianze del “provocatore”, infatti è la sua presenza che fa rimettere tutti
in gioco, spezzando quell’apparente clima di bonaccia che sembrava sovrastare  tutti e tutto. E in unisono si aggiungeranno le grandi tempeste e le scosse telluriche che rivolteranno il paese come un calzino.
E così la storia prende l’aspetto di una favola nera, e nel mentre si susseguono le avventure tutto libra come quando si
avverte il terremoto.
Un romanzo che è la somma di tanti motivi per arrivare a sondare e scoprire l’animo umano imprigionato o liberato (decidete voi….) a Le Case, entrando appunto in tante case, in tante stanze, anche nei recessi più profondi.
Con Le case del malcontento Naspini, già autore affermato, fa un passo avanti nella sua produzione, confezionando una
opera  di alta letteratura pur con il sapore della provincia, questa aspra Maremma in cui si avvertono i sapori e gli umori
di una piccola località, un po’ chiusa in se stessa e sempre diffidente per natura, molti dei suoi figli lavorano in miniera e
ogni giorno le madri,le mogli, i figli attendono il ritorno degli uomini dalle oscure viscere di quelle terre.
Naspini da voce a tutti i personaggi che vivono  in un borgo immaginario (ma non troppo….), con l’ascolto delle male lingue, dei pettegoli, di tutti insomma coloro che vivono in questo posto che potrebbe però impersonare alla perfezione
tanti luoghi similari. Ed ecco i tanti nostri protagonisti che raccontano se stessi, dal medico al prete, dallo scemo del
paese al bottegaio,  dal barista alle nonne,dalle vedove ai depressi, dalla bellona ai campioni di scacchi e così via.
Ci sono ritrattini veramente  notevoli, vedi l’azzimato colonnello Isastia, vedi la vedova Isastia e Eleonora, due figure
notevoli dal punto di vista femminile.
Ma la caratteristica principale è che le singole voci arrivano a formare un pastiche unico, ognuno di loro ha il suo segreto,la sua storia, ma tutto porta a una sorta di storia comune, dove fallimenti, sc0onfitte,discussioni,rimpianti sono il risultato del cattivo vivere tipico delle piccole comunità.
Alla fin fine non conta tanto l’evolversi dei fatti. Di per se stesso quindi il racconto dei fatti stessi in una specie di antologia di racconti maremmani. Molto importante è il linguaggio tipico della zona, certo si possono ricordare tanti
classici e tanti autori che trattano la realtà rurale, ma il nostro autore arriva a creare un qualcosa di nuovo, un ” romanzo
nero” che ci riporta in primo piano i tanti che vivono esistenze buie e oscure, e per i quali raramente si paleserà un raggio
di luce. Forse con uno scopo ancora più grande “cantare” le gesta  di personaggi di per sé piccoli ma che però possono
benissimo interpretare tutti i prototipi dell’animo umano, validi per qualsiasi latitudine.
Un romanzo forte, negativo, perché molti dei suoi personaggi lo sono, dei disperati, dei maledetti, che però lo stile potente e altamente espressivo porta a un grado di emotività e di vitalità che colpiscono il lettore.
Ripetiamo, una Spoon river dei giorni nostri che avvince e convince via via che si procede nella lettura.

 

GIUSEPPE PREVITI


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