Il Blog di Giuseppe Previti

“QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE VIA MERULANA” di CARLO EMILIO GADDA-

<em>Carlo Emilio Gadda scrisse pubblicandola  su “La Letteratura” a Firenze, subito dopo la guerra, una storia che aveva
ambientato nella Roma anni ‘3o dove del resto aveva abitato.
Aveva scritto una vera e propria storia poliziesca studiando e descrivendo la Roma del fascismo, prendendo spunto da
un fatto di cronaca che gli servì per parlare di morte, di bassezze umane, di creduloneria, di isterismi intrisi di mistici,
di furti e di delitti,do opportunismi, di un’aria generale tutto sommato malsana.
Siamo appunto nella Roma degli anni ’30, quando viene affidato al commissario Ciccio Ingravallo l’incarico di svolgere
un’indagine sul furto di gioielli avvenuto in un palazzo signorile di via Merulana, una via popolare e trafficatissima. Il
commissario conosce bene quel palazzo perché vi abita una coppia di cui è molto amici, i coniugi Remo e Liliana Balducci, che lo invitano spesso a pranzo. E per don Ciccio Liliana è l’esempio ideale della bellezza e delle purezza femminile.
Ma quella rapina non è stata che un segno premonitore, qualche giorno dopo qualcuno si introduce per compiere una
rapina in casa Balducci e la povera Liliana viene barbaramente assassinata. Esiste un legame tra i due fatti ? Da qui parte
l’indagine della polizia, che porterà alla luce una variegata serie di personaggi.

Trovando per caso in libreria questo vecchio libro, in una edizione abbastanza recente, mi è venuta voglia di rileggere
uno scrittore che sicuramente ha contribuito a dare una patina di nobiltà e di interesse a quella che a quei tempi era
frettolosamente classificata come ” letteratura di genere”.
Carlo Emilio Gadda è considerato se non il migliori(ma per tanti lo è) certamente uno dei più grandi scrittori italiani
del secolo scorso..Eppure fu considerato un personaggio  controverso, forse troppo serio e serioso anche nello scrivere,
ma fu sicuramente di una statura tragica notevole. Gadda aveva concepito Er pasticciaccio come un’opera omnia, con
particolare riferimento alla lingua parlata,in particolare ai dialetti che contrassegnano le varie regioni del nostro Paese-
Cominciò a lavorarci nel 1945, arrivò al 1949, pubblicando la storia a puntate, ma senza arrivare a scriverne la fine, forse
immaginandola, ma lasciandola in sospeso. Negli anni ’50 l’editore Garzanti gli aveva proposto di ultimarla, considerando il Pasticciaccio un capolavoro, e Gadda fu colpito da questa grande fiducia. Così negli anni cinquanta rimise mano al testo, riscrivendo alcuni capitoli, tagliandone uno,lavorando anche sul dialetto romanesco che contras-
segnava il parlato dell’opera.Nel luglio del 1957 il romanzo usciva in libreria. Molti lo stroncarono al suo apparire, ma nel
giro di pochi mesi si registrò una grande accoglienza, tanto che molti dei critici che lo avevano stroncato tornarono sui
loro giudizi. E il romanzo fu molto apprezzato tra i giovani.
Ma la storia non doveva finire lì,Gadda doveva scrivere un secondo volume, ma poi qualcosa non girò, lui stesso forse se
ne era stancato e quindi questa seconda parte non vide mai la luce.
Non sapremo mai quindi che era  per Gadda l’assassino della Balducci pur se Ingravallo, dice l’autore, ” ha capito chi è
l’assassino e questo basta”. Se le sue intuizioni,per lo più filosofiche, portavano a questo, molti vi videro un’eresia nei
confronti del “giallo”…..ma perché? A Gadda interessava dare una conclusione ” letteraria”, del resto ne Il Palazzo degli ori l’assassino della povera Liliana viene indicato quindi un’idea sicuramente lo scrittore l’aveva.  D’altra parte Pietro Germi in una pregevole riduzione cinematografica assai fedele al romanzo si permise di indicare un colpevole perché
” cinematograficamente lo riteneva necessario”.
Il Pasticciaccio nella sua essenza è il romanzo di Roma con la particolarità che  è scritto  da un non romano, che tra l’altro sveva già scritto in altri dialetti, vedi il “milanese” per Adalgisa. I dialetti erano certamente importanti per Gadda,
tanto che in questo romanzo abbiamo il molisano di Ingravallo e il napoletano del suo collega Fumi. Un romanzo quindi
che è stato giustamente definito di “espressionismo linguistico”. Lui ha sempre detto di aver cercato una contaminazione tra italiano corrente e romanesco.
Er Pasticciaccio resta uno dei testi più conosciuti e studiati, anche se è tra i più difficili e impegnativi della nostra letteratura. E per la ricchezza lessicale, e per l’uso dei termini dialettali e dei vari linguaggi, spesso al limite dell’intelligi-
bile. Il romanzo è strutturato seguendo il trascorrere degli eventi(ricordiamo che nasce a puntate)con una larga serie di
riferimenti temporali,politici, cronachistici.
Il tutto senza mai dimenticare  la cornice ambientale, ci troviamo nella Roma fascista, ma Gadda si serve della chiave del
giallo per muovere le sue critiche alla Roma fascista. Un libro eccellente che trova la sua forza nella “lingua umana” che
ne è la base,  e restando assai lontano da convenzionalismi e stereotipi.
Nel romanzo non c’è un protagonista vero e proprio, non lo è neppure Ingravallo, un uomo schietto, tenace, caoparbio,
cocciuto, profondo conoscitore dell’animo umano, ma nella nostra storia ha un ruolo importante, dirige le indagini,
ma sono indagini non solamente di genere poliziesco, occorre immergersi in tante espressioni dell’animo umano, a co-
minciare dalla psicologia della povera Liliana. Qui ognuno o ognuna vanno presi di per se stessi.  Da un certo punto di
vista è un giallo, ma non è neppure questo, anche se ci sono tutte le caratteristiche (l’omicidio, il furto, le indagini). Ma
all’autore interessano le singole vicende umane, le persone con le loro debolezze e sfrontatezze, le loro manie e le loro
servitù.
Un libro non  di facile lettura, ben strutturato, ricco di personaggi anche minori, ognuno con le sue caratteristiche
fisiche(vi insiste molto) e espressive,, e anche questo è un pregio da segnalare.ù

GIUSEPPE PREVITI

 

 


Per leggere e stampare Diari di Cineclub clicca qui