Il Blog di Giuseppe Previti

” UN PIEDE IN DUE SCARPE” DI BRUNO MORCHIO- RIZZOLI

Siamo a Genova nell’inverno del 1992, l’anno delle celebrazioni dei cinquecento anni dalla scoperta dell’America.Uno
psicologo riceve una strana visita,una ragazza di nome Teresa gli si presenta in una gelida mattinata invernale e chiede
il suo aiuto. “Non vuole commettere una sciocchezza” e spiegandosi meglio dirà che sta per ammazzare il suo amamte, Luca e vuole appunto che il dottor Paolo Luzi l’aiuti a non realizzare questo insano proposito.Fatto sta che a qualche
giorno di distanza Luca viene ucciso veramente e questo provocherà un vero stravolgimento nella vita di un gruppo di amici inseparabili, si conoscevano fin da ragazzi, frequentandosi dai tempi del liceo.
Tutto ora viene in evudenza,, amori, tradimenti, pensieri, segreti, speranze, ma quando del delitto verrà accusata Teresa,
la ragazza che si era recata dal psicanalista, tutto il gruppo, compresa la moglie della vittima, si rifiuta di abbandonarla,non credendo alla sua colpevolezza. Come on ci credono assolutamente nè lo posiciologo né il commissario che conduce le indagini, dall’ingombrante nome di Diego Ingravallo. E questo partendo da punti di vista
diversi, più pragmatica l’opinione del commissario che non accetta una verità che sembra preconfezionata, più “sensitiva” l’impressione del dottore, che possiede la rara facoltà di riconoscere le bugie di coloro che mentono volutamente.
La storia si sviluppa tra i salotti della Genova bene, gli studi dei grandi avvocati sino ai quartieri più poveri. Per l’im-
provvisato duo di investigatori è una corsa contro il tempo e l’evidenza per scagionare la ragazza dai capelli rossi che
ama i romanzi e comunica tramite gli stessi. Il tutto in una cornice di un freddo glaciale che però solo il caldo dell’amore
può combattere….

Su Genova sta infuriando un gelido vento di Nordest.Erano anni che la buriana non si faceva sentire, ma quell’anno
sembrava che non se ne volesse più andare. In questa atmosfera nordica entrano via via in scena i protagonisti del nuovo
romanzo di Bruno Morchio Un piede in due scarpe. Il dottor Paolo Luci, psicologo di professione, ormai da dieci anni§
uno che vive così come viene dopo la morte in un tragico incidente stradale della moglie e dei due figlioletti. Lei invece
è Teresa, una ragazza dall’aria dimessa,quasi rannicchiata in se stessa, che sembra solo ritrovare vita a contatto dei libri
che legge in continuazione.
Accanto a questi due “tormentati” personaggi, un poliziotto che porta il nome di un collega assai celebre, un giovane
avvocato ucciso a colpi di pistola, i suoi ex-compagni di liceo che non si sono mai persi di vista, e si ritrovano per capire
cosa è accaduto,
Un piede in due scarpe è un bel titolo che fa riferimento a una dichiarazione di Luca, un uomo diviso tra due amori tra
due ex-.compagne di liceo, la moglie Sonia e Teresa, il suo vero amore. Ma ora l’uomo sembra non più sopportare l’ambi-
gua situazione, non tollerando più di ” tenere il piede in due scarpe”.
L’omicidio di Luca inserisce il terzo protagonista, il commissario Diego Ingravallo, un nome che ricorda un altro commissario, l’Ingravallo de Er Pasticciaccio di Gadda. Si svolgerà una indagine dove poliziotto e medico si scambiano
impressioni, confidenze, esaminando risultati e progressi, il quadro di fondo è naturalmente Genova con il porto,i carrugi, il vento ghiacciato, il centro storico.Manca lo storico protagonista della serie più famosa di Morchio,, quel Bacci
Pagano, l’investigatore alquanto deluso e disilluso della vita.
Si discute spesso delle differenze tra giallo e noir,ma alla fine è come nella vita, non tutto è bene e non tutto è male,l’at-
mosfera della natura umana  è piena di chiaroscuri, come succede del resti ai personaggi che animano questo romanzo.
Il nuovo libro di Bruno Morchio ha come primo protagonista un uomo distrutto dal dolore per la scomparsa dei suoi cari
e la sua nuova paziente, Teresa Gorrini, che si era recata da lui chiedendogli di farla desistere dall’insano proposito di uccidere l’amante. Ma lui non le crede e solo quando il giovane viene assassinato veramente e il commissario Ingravallo
incrimina la ragazza, allora Paolo Luzi si mette a disposizione del poliziotto conducendo una indagine parallela che
centrando e scorrendo le dinamiche di amicizia ma anche gli amori tra un gruppo di ragazzi e ragazze legati sin dal tempo della scuole arriva a dare una svolta all’indagine in corso.
Già, un bel gruppo di liceali, inseparabili allora, ma sempre uniti nel tempo, anche quando ormai ognuno ha preso la sua strada.
Questa storia ha tutte le caratteristiche tipiche del giallo, l’indagine prosegue, diremmo, alla luce del sole, l’autore ci pre-senta da una parte i due investigatori, dall’altra tutti i co-protagonisti, ma tutto sempre raccontato in forma colloquiale,
sicché e gli interessati e il lettore vedono sempre esposte le deduzioni, i pensieri, i dubbi, gli errori di chi conduce una
indagine. Tutto questo, e inserendovi anche le “piccole” ma significative storie dei pazienti dello psicologo, portano  a un
discorso ben più profondo sull’amore, l’amicizia e il trascorrere del tempo con le sue illusioni e le sue delusioni Un quadro completo e variegato che va oltre la tipicità dell’indagine poliziesca, allargandone gli effetti alla psiche umana.
Certo tante storie si intrecciano, dalla professoressa del liceo che nel  suo innamorarsi di uno studente vede il riflesso del
rimpianto per la gioventù passata o il caso dell’operaio che non ha mai saputo ribellarsi ai genitori.Ma non è forse successo lo stesso alla giovane moglie di Luca succuba della madre, o anche al gruppo di amici/amiche che sembra siano
rimasti come cristallizzati nella bolla del loro tempo di liceali.
Ma Morchio vuole fare anche un omaggio alla grande letteratura, così il commissario Ingravallo ricorda l’omonimo suo
collega creato da Carlo Emilio Gadda, mentre Paolo Luzi vuole essere un omaggio al grande poeta Mario.Ma il nostro
autore  ha voluto dedicare una sorta di giallo-letterario con tanti riferimenti e richiami. In forma di interludi riferiti ai
ai vari Dante, Borges, Landolfi, Kafka, Leopardi. Quindi un testo completo, di largo respiro, che va ben oltre la normale letteratura di genere.
Molti hanno sempre individuato in Bruno Morchio un autore di gialli con la sua creatura prediletta, l’investigatore
genovese di carta Bacci Pagano. Ora ci arriva un nuovo protagonista, questo Paolo Luzi, genovese doc, basterebbe a
ribadire la sua genovesità il vivere sulle alture e scendere ogni giorno a piedi attraverso le creuze, quei viottoli o passaggi
da cui ogni giorni i genovesi scendono verticalmente verso la città bassa, Un uomo normale come lo è del resto il poliziotto Ingravallo, due uomini uniti da un carattere riflessivo, pacato, quasi un ripudio dell’investigatore di azione
alla Pagano.
Uno stile narrativo efficace perché rifugge dai colpi di scena,dalle azioni spettacolari, il tutto in forma più riflessiva, si
sente che dietro vi è un ragionamento costante.
Infine la consueta co-protagonista dei romanzi dello scrittore ligure, Genova, qui siamo nel 1992, un anno in cui si vive-
vano grandi prospettive sul futuro della città. Ma sarà perché almeno allora andarono deluse buona parte delle attese,
l’autore non eccede in descrizioni e se lo fa  lo fa sempre in maniera sempre discreta. Basterebbe la descrizione dell’incu-
ria in cui versa il fetiscente palazzo della città vecchia ove vive Federica, al secolo marchesa Brignole Sale,, anche se poi
passando agli interni si ha la sorpresa di scoprire un’autentica casa-museo. E qui Morchio ci ha fatto scoprire un’altra
contraddizione della città, che sembra quasi voler nascondere i suoi tesori, come del resto gioca molto con i suoi personaggi, quasi a volerli nascondere sotto un manto di grigiore e di cattiveria, che poi in realtà non c’è o se c’è è vista
con una punta di rimpianto e di rimorso.
“Genova sa amare,Genova sa uccidere” recita il sottotitolo di un romanzo che più genovese di cosi…..

 

GIUSEPPE PREVITI


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