Il Blog di Giuseppe Previti

” A CHI APPARTIENE LA NOTTE” di PATRICK FOGLI

Una giornalista notissima per le sue inchieste volte a smascherare i grandi corruttori e a tutelare i cittadini viene “eliminata” dal grande
schermo per una notizia mal trasmessa, e così Irene Fontana lascia tutto e si ritira sulle colline sopra Reggio Emilia nella casa della nonna.
Una casa a due piani, ettari di campi da coltivare, grande spazio per allevare animali. Tutto il suo mondo le era crollato addoss0, lei aveva
preferito chiudere ogni rapporto per cominciare una nuova vita.
Intanto un ragazzo, Filippo,sale una notte alla Pietra di Bismantova e precipita  sfracellandosi. La madre del ragazzo non vuole credere al
suicidio e chiede a Irene di fare luce sulla vicenda. Lei accetta e cerca di ricostruire la vita di Filippo, partendo dai suoi amiciai suo interessi, dai suoi diari, dai suoi appunti,, dai suo racconti, e intanto cerca di vedere come e con chi passava la giornata.  Arriva a un locale,
lo Snoopy dove scopre che si tengono dei festini a luce rosse. Incontrerà il nonno del ragazzo, come altre persone, giovani e anziani perché
si è fatta l’idea che passato e presente hanno inciso sulla fine del ragazzo. Tra i personaggi più misteriosi Il Pittore. un artista che dipinge
sculture da incubo che espone in un a casa isolata nel bosco dove vive.
Ma tutta la storia diventa sempre più complessa, Irene compie un viaggio a ritroso nel tempo,, addirittura si scoprono tracce di antichi
patti che portavano anche a sacrifici umani per garantire la sopravvivenza di tutta la comunità. E la domanda che ci si può porre è se
ci sia qualcosa di vero in questo mondo oscuro, notturno, misterioso.
Piuttosto resta una brutta storia  di depravazioni, di incontri proibiti, di sfruttamento di giovani, di scomparsi nel nulla, e solo una giorna-
lista della tempra della nostra protagonista poteva arrivare a scoprire.

Un romanzo “nero” se visto dalla parte degli incubi e delle follie che lo pervadono, ma anche un romanzo che afferma che la verità, anche
la più scomoda, va comunque cercata ma aggiunge anche che “ogni storia inventata contiene una storia vera “.
Patrick Fogli, A chi appartiene la notte: dopo tre anni è dunque tornato in libreria con una storia che si svolge sull’Appennino emiliano
sopra Reggio Emilia, dove si è ritirata Irene Fontana, giornalista d’inchiesta. Dopo aver subito un incidente di percorso nella sua invidia-
tissima carriera di  conduttrice televisiva va a vivere a La Contessa, la casa della nonna, dove ha impiantato un’azienda agricola di successo.
Ma la pace della natura verrà interrotta dalla morte del giovane Filippo, precipitato da una roccia, scelta da tanti per suicidarsi.. Ma la madre del ragazzo non crede al suicidio  e si rivolge a Irene, che così tornerà al suo mestiere di indagatrice , arrivando a scoprire tutto
il marcio  passato e presente che si nasconde in queste zone. Irene dovrà incontrare tante persone, vecchie e giovani, uomini di oggi e
di ieri, perché la peculiarità di questa storia è che le sue radici si perdono nella notte dei tempi, tutti hanno qualcosa da nasondere,
tutti si presentano con più facce…
Un romanzo complesso e composito ha del noir, dell’horror, del giallo psicologico. Il motivo centrale è la ricerca della verità,  ma la
“verità” non è mai assoluta  come un puzzle, è formata da tante cose. La stessa Irena si troverà davanti più verità, non mancano le
kahe news, insomma una storia a più facce, per cui si possono prospettare più verità.
Il romanzo è narrato in terza persona, salvo quando parla Ortensia( già, ma è questo il suo vero nome ?!?)che sj esprime in prima persona
perché lei sa cosa è veramente accaduto e quindi sarà determinante nella soluzione del mistero.
Fogli in questo suo ritorno alla scrittura è partito da una notte di stelle, calda, tranquilla,che richiama alla pace ma il giovane Filippo, da
tutti definito un bravissimo ragazzo, sta per raggiungdere La Pietra, da dove poi precipiterà nel vuoto , e così questa Montagna del Diavolo
ha fatto una nuova vittima.  Ma la madre non accetta la tesi del suicidio.
Entra così nella storia un terzo personaggio, Irene, la giornalista di successo,la grande fustigatrice, detta anche ” La Madonna della Veri-
tà”
, ma un certo cade in un tranello, gliele fanno pagare tutte, e lei si ritira in Appennino.
Adesso ha cambiato vita, si è dedicata all’agricoltura impiantando una grande azienda, ma si può cambiare l’esistenza finché si vuole,ma
poi tutto torna indietro, e lei dietro le insistenze della madre di Filippo,tornerà al suo antico mestiere di giornalista a caccia della verità.
Presto si accorgerà che non è una storia semplice, intanto prima di lei aveva indagato Filippo, uno che aveva la stoffa del ricercatore. e
lei ricostruendo la vita e il cammino del giovane entra in contatto con tante persone, con tanti fatti, difficile cogliere il significato di
tutto, sembra sempre di introdursi in qualcosa di indefinito. Si parla di oggi ma si deve parlare anche di ieri,, addirittura compaiono figure
quasi soprannaturali. E anche per una donna e una professionista “scafata” come Irene il dubbio viene, ma cosa è accaduto o sta accaden do veramente ? E poi è accaduto quello che vorremmo come verità “ideale” o la verità è un’altra e più terribile ? Certo è che in paese si
respira un’aria malsana, vi è un locale equivoco e peccaminoso, che subito fa venire voglia di incriminare chi lo frequenta, ma basterà
questo, o il male è ancora più profondo, più radicato ?
Il libro è affollato di personaggi: sul fronte femminile la giovane Maria che darà  un contributo decisivo nello svolgimento delle indagini di
Irene, poi Greta e Elena, madri e figlia le “protettrici” della giornalista,  quindi Ortensia, la figura più misteriosa del romanzo, ma tanti pure gli uomini, il Pittore con le sue Statue, Tibia, il gestore del locale equivoco, tutti gli uomioni che lo frequentano, con i loro segreti, i
loro misteri, le loro turpitudini. E anche il nonno di Filippo che con i suoi racconti ha risvegliato in lui il desiderio di conoscere il passato.
Quella raccontata da Fogli è una storia ideale per uno scrittore, verità e finzione, realtà e immaginazione, storie che si tramandano da millenni, circondate dal mistero naturale, ma a volte anche terrificante, dei  fitti boschi e delle alte vette. Certamente in una tale materia
il confine fra verità e immaginazione è molto labile, ma la normalità alla fine cos’é ? Ogni storia inventata ha in sé qualcosa di vero,  certo
anche le vicende più folli, più inverosimili hanno un “pizzico” di vero, un “vero” che magari resta sospeso nell’aria, non vuole essere portato alla luce. Qui il materiale è molto vasto, questi Paesi sono ricchi di storie con i tanti protagonisti delle stesse, con il loro vissuto,
i loro racconti, le loro paure, le loro bugie, i miti tramandati nel tempo.
Mentre si trova proiettato in tutto questo, Irene, da giornalista di razza (ma anche Patrick è scrittore di razza)non si arrende, non si tira
indietro. E’ curioso che l’autore abbia ambientato una storia così complessa in luoghi dove il silenzio è quel che domina, che segna i tempi,
le circostanze, ma si dice che  a volte anche il silenzio…urla, e qui ci ha…urlato questa storia o meglio questa “favola nera”.

GIUSEPPE PREVITI


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