Il Blog di Giuseppe Previti

” A NOI DONNE BASTA UNO SGUARDO ” DI CHRISTINE VON BORRIES – GIUNTI

E’ la storia di quattro amiche che nonostante i lavori diversi cercano sempre di tenersi in contatto nella loro città, Firenze. Valeria è un
pubblico ministero alla procura fiorentina,Erika è un’ispettrice di polizia, Giulia fa la giornalista, Monica la commercialista. Ogni tanto
si trovano alla pizzeria delle Murate, Valeria ha due figli, Erika ne ha uno ma è single, Monica ha una relazione fissa, Giulia vive sola.
Per gli strani casi della vita tutte e quattro si trovano a indagare sull’assassinio, avvenuto sotto gli occhi di Valeria e Erika, di una donna
africana,travolta volutamente da un auto, che aveva un appuntamento con loro per denunciare la scomparsa del figlioletto. Questa donna era ospite di una villa albergo gestita da un’associazione che aveva in appalto dal Comune l’accoglienza degli extracomunitari ancora in attesa di permesso. Ma dietro questa facciata umanitaria si teme che si celino traffici di neonati, giri di prostituzione, grazie anche a funzionari corrotti.
Sarà appunto la scomparsa del bambino a far sì che la madre si rivolga a Erika che aveva conosciuto durante la maternità, e dopo la sua
scomparsa la sua battaglia sarà proseguita da Samarah, altra ospite del centro, anche a lei era stata rapita la figlioletta.
E mentre le quattro amiche devono convivere con i loro problemi personali e familiari la situazione si fa sempre più incandescente….

Una donna che scrive di donne ( Christine Von Borries con A noi donne basta uno sguardo), anzi diremmo che le usa senza parsimonia,
ben quattro sono queste amiche, che loro malgrado si trovano coinvolte in una brutta storia di sfruttamento di extracomunitari e del
traffico dei loro figlioletti.  Le nostre amiche non si ritrarranno e collaboreranno a una sorta di indagine oltre quella ufficiale condotta
dalla pm e dalla poliziotta con i suoi colleghi. Un ampio spazio è comunque riservato al ritratto e alla vita delle quattro protagoniste,
forse viste con occhio più…benevolo degli uomini, tra cui abbondano i cattivi. Ma, per carità, a tutti è attribuita una funzione nel corso
della storia, o meglio, delle storie, perchè da una parte c’è lo sviluppo della parte poliziesca, dall’altra si segue la vita quotidiana delle
quattro amiche e dei loro partner.
Il libro ha una sua struttura gialla, ma alla fine sembra quasi prevalere, o quanto meno si equivalgono, una storia di sentimenti, perché
le donne dello sguardo hanno una loro vita quotidiana e sentimentale, mariti, figli, fidanzati ,amanti, colleghi. Potrebbe apparire tutto>
scontato, ma non lo è ! E così anche i rapporti più consolidati vanno poi considerati alla resa dei fatti e dei comportamenti altrui.
Quattro donne forti, professioni di prestigio, hanno un ruolo importante nella società ma non vogliono rinunciare alla loro vita privata.
E questo le porta a una sorta di dipendenza verso l’uomo, a cui finiscono per perdonare molte cose.
In generale Valeria è un magistrato di valore, inflessibile e coraggioso, Erika aspira a un posto fisso nella squadra mobile, Giulia è una giornalista d’assalto, Monica è un’apprezzata giornalista, sul lavoro non temono concorrenza e lo dimostreranno all’insegna anche del
motto ” Tutte per una, una per tutte” che applicheranno a questo caso in cui finiranno per essere tutte coinvolte. Non si faranno invece
travolgere dai casi personali, Valeria scopre di aspettare un figlio ma anche che il marito la tradisce, Monica è succube di un uomo egoista,
Erika deve decidere se dare fiducia al padre di suo figlio, Giulia ha un sacco  di problemi, ma , ripetiamo, niente influirà sul loro impegno
a dare giustizia alla donna ammazzata senza pietà.
Alle quattro protagoniste ne dobbiamo aggiungere altre due, Roseline e Samirah, due giovani madri immigrate che sono ospiti in un centro d’accoglienza nei pressi di Firenze, e che verranno coinvolte in una brutta storia di sfruttamenti, maltrattamenti, corruzione e
rapimento i bambini,
Ben riuscita la costruzione dei personaggi delle donne, unite tra loro da una forte amicizia, anche se ognuna giornalmente deve affrontare
problemi differenti sul piano del lavoro. Ma anche sul piano degli affetti nella vita di tutti i giorni hanno ognuna la propria storia, magari
tutte appaiono più indifese, più fragili, non sanno vivere senza un uomo, appaiono vulnerabili sul piano dei sentimenti. In un certo senso
appaiono più forti le ragazze di colore, con loro la vita è stata dura, difficile. Si  sono viste sottrarre i figli che saranno venduti a famiglie
che non si pongono minimamente il problema come queste creature siano arrivate a casa loro, salvo poi, come osserva il capo-mafia che
dirige questo immondo traffico, rivelarsi incapaci di fare i genitori, non ne hanno nè la tempra né la capacità. Tutto l’opposto di Samirah e
Roseline, che non hanno mai conosciuto la libertà, ma vogliono che i loro figli vivano in un mondo migliore.
La Von Borries sa descrivere con toni ora più forti ora più leggeri tutte queste fasi, e con molta delicatezza e partecipazioine ci presenta
queste donne. Una storia anche o soprattutto al femminile, dove non tutto è facile e felice, dove le nostre donne a volte si sentono realiz-
zate, a volte maltrattate, non capite.-Il libro vuole essere anche una celebrazione dell’amicizia che fa superare ogni avversità, sia da quelle
personali a quelle legate al dover affrontare una banda di gente senza scrupoli e nessun rispetto per la vita umana. Ma fortunatamente
si parla di amore, di relazioni, non mancano pettegolezzi e delusioni quando le nostre donne si trovano davanti a una pizza.
La nostra autrice, magistrato nella vita, sa di cosa scrive, non è pedante, ci fa vedere, in una cornice di fatti e personaggi che potrebbero
benissimo essere reali, i gravi problemi dell’immigrazione, trattandoli però con una punta di sorriso e con una grande sensibilità che
sicuramente possono raggiungere meglio lo scopo del libro di denuncia puro e semplice, anche se questo è lui stesso un libro di denuncia.
Un libro al femminile, ma è brava nel non voler strafare in questa contrapposizione tra uomini e donne, intercalando indagini e esperienze
varie , cercando sempre di rendere tutto credibile. E con un richiamo ai problemi delle relazioni tra donne e uomini, le prime che si lamen-
tano della tendenza, sul piano della convivenza, ovvio, degli uomini a sottrarsi ai loro obblighi, i secondi che si lamentano di essere trascu-
rati.
La parte forte del libro, quasi 300 pagine, è nella narrazione secca e senza orpelli del mondo degli immigrati, persone, o meglio numeri,
sfruttate(anche dai loro stessi connazionali)per fare soldi, senza che nessuno si preoccupi di loro, possono essere torturate, uccise, vendute
nell’indifferenza generale, e del resto basta leggere le cronache di tutti i giorni per capire la profondità del problema.
Ma Christine Von Borries ha anche il tocco prettamente femminile che la porta a parlare e sublimare la maternità, che è fonte di riscatto
e di voglia di battersi per le due immigrate, ma è anche simbolo di forza per >Valeria e Erika, anche la loro vita lavorativa acquista più
senso, si deve riuscire a combinare lavoro  e doveri di madri, mogli.
Un cenno al titolo, alle donne a volte basta uno sguardo per comprendersi e affrontare le prove più dure !

 

GIUSEPPE PREVITI

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