Il Blog di Giuseppe Previti

” LA LUCE DELL’ IMPERO” DI MARCO BUTICCHI- LONGANESI

SECOLO XIX_ Austria e Francia si combattono aspramente ma avviene una cosa strana, Massimiliano d’Asburgo, fratello di Francesco
Giuseppe e nonostante il parere contrario di questi, accetta di essere nominato imperatore del Messico su indicazione proprio di Napoleone.Oltre tutto il Messico è un paese agitato da violenze continue e c’è un forte movimento contro il nuovo assetto guidato da
Benito Jurez. Massimiliano si rivelerà un sovrano illuminato, amante della natura, sempre in cerca di nuove conoscenze in tutto il Paese.
Durante i suoi viaggi avrà modo di acquistare due grossi e preziosissimi diamanti, anche se niente di ciò appare nei documenti ufficiali
e che si riveleranno fonte di disgrazie.
L’OGGI: Oswald Brael, israeliano, importante figura nel mondo politico e dei servizi del suo Paese, con la moglie è bloccato per un guasto
nei pressi di Tijuana(Messico). A pochi metri dal luogo dove sono alla fonda viene ucciso un ex-giudice che indagava sui narcotrafficanti
e che voleva mettersi in contatto con Oswald e Sara. I cartelli della droga sono potentissimi e lo stesso Oswald  che decide di vendicarlo non avrà compito facile.
Una storia assai complicata con continui rimandi tra passato e presente visto che il fil rouge “maledetto” che lega le due epoche è un
enorme diamate su cui grava un’antica maledizione….

Una nuova e coinvolgente azione segna il ritorno di Marco Buticchi in La luce dell’impero, in cui si rivedono come protagonisti Oswald
Breil e Sara Terracini.Buticchi è uno dei maestri del romanzo d’avventure in Italia, non per nulla quando  la Longanesi lanciò la collana
I Maestri dell’avventura, dove sono stati pubblicati scrittori del calibro di WilburSmith, Patrick O’Brien, Clive Cussler  fu prescelto un
romanzo di Buticchi Le Pietre della luna (1997), dove appunto comparvero per la prima volta Oswald Breil e Sara Terracini. Oswald è
stato un  funzionario del Mossad, poi lo abbiamo viceministro della difesa e primo ministro del governo israeliano, conducendo  una
vita brillante e movimentata quanto impegnativa e quanto mai densa di eventi pericolosi.
Fisicamente è poco più di un nano, ma non si è mai tirato indietro, e ancora oggi gli piace occuparsi di quello che ritiene più giusto,incu-
tante di rischi e pericoli. Con lui la moglie, la bellissima Sara Terracini, studiosa di archeologia, ma sempre pronta a condividere le avven-
ture del marito.
Oswald ha dato la caccia ai più efferati criminali di tutto il mondo, dai terroristi ai sicari, dai trafficanti di armi e droga ai rapinatori più
feroci. Adesso con il loro splendido yacht sono in Messico, quando si troveranno coinvolti in un caso che affonda le radici nel Messico del
XIX secolo. Esiste un diamante unico al mondo per grossezza e per la sua luce eccezionale. Ma è una pietra unica e maledetta, chiunque
l’abbia posseduta ha sempre fatto una brutta fine, secondo la maledizione di una sacerdotessa a cui era stata sottratta dopo un bagno di
sangue.
Si tratta di nun diamante di 33 carati, chiamato Maximilian II, in onore dello sventurato Massimiliano d’Asburgo, passato di mano in mano, e che porterà a collegare la storia dell’imperatore del Messico con i narcotrafficanti dei giorni nostri.
Ed ecco due figure che si stagliano nei tempi in cui hanno vissuto: appunto l’imperatore e Damacio Ruiz, uno dei più potenti capi del
cartello della droga dei nostri tempi. Ma cosa può legare mai queste due figure e perché intervengono Breil e i suoi uomini ?
Tomaso Moreno  era un giudice onesto che indagava sui traffici di droga e che era stato estromesso con una serie di false accuse. Lui
cerca di contattare Breil per informarlo di quel che sta accadendo ma viene eliminato. Il suo messaggio e la sua storia in qualche modo
arrivano all’orecchio di Oswald, va detto che era stato fatto saltare in aria a pochi passi dallo yacht e il nostro Breil vuole capire cosa sta
avvenendo intorno a lui e dalle voci che raccoglie sente di dover qualcosa a quest’uomo coraggioso.
Ma c’è pure la storia del diamante che porta su si sé un’antica maledizione e che è stato e sarà fatale ai tanti che ne sono venuti in possesso.
Un libro ricco di fatti, di personaggi, con una serie continua di avventure e con una fondata realtà storica. Non è sicuramente facile da
seguire, tant’è che l’autore opportunamente premette a ogni capitolo un breve riassunto che via via lega tempi e fatti.Marco Butichhi è come sempre un eccellente narratore confezionatore di trame avventurose e riesce anche dal punto di vista narrativo  e di scrittura a non
far notare minimamente che si passa indifferentemente da un secolo all’altro ma la scrittura, le descrizioni e ambienti vanno da un….
secolo all’altro senza che il lettore avverta idiosincrasie, e anche questo è segno di una unità di tempi e di luoghi veramente da elogiare.
Quel che si vuol mettere in rilevo è che la Storia è sempre fatta di tanti elementi, piccoli e grandi, possono essere parole, fatti,oggetti di
per sé apparentemente insignificanti. In un grande arco di tempo  come nel caso nostro si  puo’partire nell’Ottocento con uno schiavo
che ruba dei diamanti nella miniera in cui lavora.Il fil rouge che finirà per legare molti dei tantissimi personaggi del romanzo saranno
proprio due diamanti grondanti sangue perché già per appropriarsene era stato versato tanto sangue. Poi passeranno in varie mani e
verranno in possesso di persone che pagheranno ciò con la vita, imperatore compreso. Potremmo dire che sangue chiama sangue e
poi c’è la ricerca mai cessata nel tempo a quello che era il Tesoro dell’Imperatore,scomparso dopo la sua morte. Uomini malvagi sono
tra i protagonisti di questa storia, anche se sempre a loro si contrappongono uomini buoni, addirittura un imperatore, ma quel che fa
riflettere, è questa pietra, autentica co-protagonista di questa storia, il Maximilian II, un diamante giallo che brilla partico9larmente nel-
l’oscurità, ma i cui bagliori, grazie a un’antica maledizione,illuminano solo la via dell’inferno, e avrebbero spento anche la luce dell’impero
del povero Massimiliano.
Romanzo ricco di suspense e di mistero, lo potremmo anche definire un “giallo-storico”, con  la ricostruzione del tragico periodo che l’imperatore passò in Messico, tra tranelli, segreti, bugie, e presto abbandonato anche dai suoi protettori francesi. Ma ovviamente c’è
del romanzo d’azione, del romanzo d’avventure, addirittura della spystort.
Lo spunto per questo nuovo capitolo della saga di Oswald e Sara ce lo rivela in una breve nota lo stesso autore ricordando che il suo ap-
prodo al personaggio di Massimiliano d’Asburgo era dovuto all’omaggio di un ammiratore dello stesso Buticchi che era un gran cultore
dell’Asburgo e che  suggeriva allo scrittore di occuparsi del person aggio.
Cosa che puntualmente era avvenuta, Marco Buticchi si era appassionato al personaggio, lo aveva studiato, e aveva così costruito una trama su Massimiliano e Carlotta d’Asburgo, prima della partenza per il Messico e poi sino al tragico epilogo, ma il fascino viene dal
creare intorno ai due regali personaggi tutta una fitta trama ricca di personaggi ora veri ora di fantasia che costituiscono un affresco
indimenticabile del Messico ottocentesco.
A questi fatti poi si aggiunge il raffronto con i nostri giorni, viene il collegamento con il cartello della droga, una delle piaghe del Messico
degli ultimi 50 anni, e puntualmente entra in scena il vecchio giustiziere Breil.

 

GIUSEPPE PREVITI


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