Il Blog di Giuseppe Previti

” LA MECCANICA DEL DELITTO ” DI ALBERTO ODONE- IL GIALLO MONDADORI

Siamo a Monaco di Baviera nell’autunno del 1920, quando in un vicolo senza uscita l’ispettore Kurt Meingast, accompagnato dal fido
collega Benkho, scopre , richiamato da degli spari, il corpo di un uomo ucciso.La luce gialla dei lampioni,i resti del manifesto del film
Dottor Caligari”  sembra quasi che si trovi su un set cinematografico.Sul posto i due poliziotti che hanno sparato alla vittima e che so-
stengono di aver agito  per per legittima difesa. L’uomo ucciso era un criminale ben noto alla polizia per i suoi precedenti, tuttavia Meingest
nota che quando era stato colpito era in ginocchio e gli sembra che si sia trattata di una vera e propria esecuzione.Ma non ha le prove per
accusare i colleghi.Ma la scena non  lo convince e pur non potendo contare su mezzi e autorizzazioni per avviare un’inchiesta fissa le
prospettive e tutti i punti essenziali della scena, convinto che la verità sia ben altra.
Meingast è un sopravvissuto alla Grande Guerra che ha sconvolto il suo Paese e lui è l’esempio di come possa ridurre la guerra, con perdite che ne hanno menomato il fisico e lo spirito.E infatti è stato confinato in archivio non essendo più in grado di svolgere servizi
attivi. Ma lui è un uomo a prima vista cocciuto, ma fondamentalmente è una persona giusta.Lo era in guerra quando ordinava ai suoi
uomini di andare all’assalto-o come i ricordi lo tormentano verso la morte….Lo è più che mai adesso quando non accettando compromessi
vuole a tutti i costi la verità.

Monaco anni ’20, una città tenebrosa, dove si aggirano le ombre di un passato ricco di rimpianti e che non tornerà più. L’Europa, e la
città bavarese non fa eccezione, è ormai sull’orlo di un baratro. Come sull’orlo di un  baratro è il protagonista di La meccanica del delit-
to
, la storia che ci racconta appunto Alberto Odone, storia che gli è valsa il Premio Tedeschi 2018 per il miglior giallo italiano inedito. Protagonista appunto l’ispettore Kurt Meinghast, un antieroe, un uomo dalla grande personalità, un uomo che nella vita si è sempre
ispirato al concetto di giustizia e per arrivare a questa va sempre cercata e rispettata la verità. Quest’uomo, in una Germania dove tutto
sta crollando e dove si stanno prospettano i germi di quella che sarà la Germania di Hitler. Lui appare come lo strenuo, e forse solitario
tutore di una legge che solo lui vuol  fare rispettare. E la sua dovrà essere una corsa contro il tempo, prima che il potere vada in mano ai
nuovi sanguinari vincitori.
Un giallo che sorprende per la sua originalità, per l’argomento che tratta e per come lo tratta. Niente stereotipati poliziotti o poliziotte
(che ora vanno particolarmente di moda) e plaudiamo una volta tanto  a una giuria che ha premiato un testo anche scomodo per le v erità che enuncia e che fanno da sfondo alla vicenda gialla vera e propria.
La nostra storia inizia con il ritrovamento del corpo di  un malavitoso di una certa fama, ma questo è solo il pretesto per narrare una serie
di fatti che magari sembrano anche indipendenti l’uno dall’altro ma che secondo l’autore portano a una trama quanto mai appassionante e
coinvolgente.
Importante è l’ambiente in cui si svolgono le varie fasi della vicenda, in un dopoguerra cupo, dall’avvenire incerto, molti non hanno ritrovato il lavoro nè si sono ripresi dai disastri e della ferite della guerra, c’è un clima sociale, politico e culturale che fa paura. Ci sono
i nuovi ricchi, ci sono i poveri(sempre di più), ci sono gli sbandati, ci sono coloro che subito approfittano delle nuove situazioni. Naturalmente corruzione e ingiustizia all’ordine del giorno, in un clima così torbido, dove sempre più sta diventando protagonista una
nuova formazione politico-idealista, guidata da un giovane Hitler, che sta avviando il suo rapporto “magnetico”con la nazione tedesca.
E in questo scenario si staglia la figura dell’ispettore Meingast, un uomo devastato nel corpo e nell’anima dalla guerra, ma che certamente
non ha perduto la sua grande carica di umanità che lo ha sempre fatto amare dai suoi uomini. In lui si ravvisa una grande sofferenza, con
un dolore non solo fisico, con una brutta ferita alla testa, una gamba claudicante , ma anche un tormento legato ai ricordi e alle visioni
tragiche dei tempi di guerra. E così lui che era il miglior investigatore della polizia criminale di Monaco ora vegeta in un archivio, ma adesso che gli si presenta questa occasione legata alla uccisione di un criminale di mezza tacca compiuta da due poliziotti e che tutti deru-
bricherebbero a un conflitto a fuoco dove i buoni eliminano il cattivo, lui no, lui è un “vero”poliziotto che chiede di fare quello che gli riesce meglio, ossia trovare i colpevoli.
Certamente l’autore usa Meingast come una metafora, come l’ispettore non si rassegna che per fare….pulizia si debba ricorrere a mezzi
illegali lo stesso vale per la Germania, dove c’è già chi predica scorrettezze e movimenti di massa che porterebbero a un nuovo Paese.
Interessante è l’analisi di questo personaggio, un uomo per cui cercare la verità è la sua ossessione. Lui è un poliziotto che analizza
fatti e conseguenze, con una rigorosa mentalità scientifica. In ogni delitto vi è una “meccanica” che si sviluppa nella determinazione dei
moventi di un fatto criminoso, nei tempi un cui si è realizzato. Lui osserva tutto l’insieme come se fosse sul set di una grande ripresa
cinematografica, ogni cosa va vista e messa al suo posto, dalle macchie di sangue ai punti colpiti dalle pallottole, alla posizione dell’arma
e alle traiettorie dei bossoli. E , come anche all’inizio dell’indagine che si sviluppa in questo libro, non avendo alcun mezzo a disposizione gli basta fissare il tutto con disegni,schemi, numeri. Questo è appunto il “metodo” di questa figura di nuovo poliziotto.

Alberto Odone scrive in maniera scorrevole ma mai dozzinale, la lettura può anche apparire impegnativa ma anche assai incisiva.Molti i personaggi, molte le similitudini, grande la capacità di evocare i momenti di un Paese che sta andando verso un suo nuovo destino.Insomma un riuscito affresco di un’epoca di per sè avvincente e decritta con l’aggiunta di tanti riferimenti cinematografici.

 

GIUSEPPE PREVITI


Per leggere e stampare Diari di Cineclub clicca qui