Il Blog di Giuseppe Previti

” CARTOLINE DALLA FINE DEL MONDO” DI PAOLO ROVERSI-MARSILIO

Milano, anno 2009:Un uomo, un noto hacher e giornalista, abbandona precipitosamente la città, su lui pende la condanna a morte della
malavita, deve fuggire e si rifugerà  girando il mondo, trovando infine un rifugio sicuro a Cipro.
Milano, anno 2o17 : un uomo viene ucciso al Palazzo dell’Arengario sotto un celebre quadro del Pelizza, mentre un misterioso hacker
rivendica l’uccisione e lancia nuove sfide manipolando a suo piacimento le comunicazioni via internet. Il vice-questore Sebastiani capisce
che occorre l’aiuto di chi sia in grado di accettare questa sfida e rintraccerà quell’uomo fuggito tanti anni prima, Enrico Radeschi, convincendolo a tornare a Milano e raccogliere la sfida di Mamba Nera il misterioso individuo che sfida la polizia.
Comincia così una lotta senza quartiere tra la squadra speciale istituita dal questore di Milano e il feroce assassino che ha preso di mira
una grossa azienda del settore tecnologico, le vittime ne erano dipendenti. Una curiosità, nel suo agire sembra ispirarsi a Leonardo da
Vinci.

Cartoline dalla fine del mondo di Paolo Roversi inizia  con il racconto in prima persona di un uomo che nella Milano del 2009 deve
fuggire  dalla città, cancellando affetti, compagni, professione. Quest’uomo, scopriremo, era un famoso giornalista e hacker , Enrico
Radeschi, tra l’altro valido collaboratore della polizia, anche per il suo intuito investigativo.
Nella sua fuga ha spesso cambiato paese, identità, adattandosi a tanti lavori, finchè non si è stabilito a Cipro dove ha trovato lavoro
e amicizie, con  la protezione di un boss del luogo, Il Danese.
Unica sua debolezza, ha inviato delle cartoline a delle persone fidate per far vedere che era vivo…..ed ecco spiegato il titolo.
Saltiamo al 2017 quando a Milano viene ucciso un uomo, un tecnico informatico, ci saranno altri delitti, tutti molto spettacolari
e sempre annunciati e pubblicizzati sui social.
Il vicequestore Sebastiani che conduce le indagini decide di ricorrere all’aiuto di Radeschi e lo convince a tornare in  Italia dove farà
parte di una squadra speciale istituita dal questore per combattere il misterioso Mamba Nero(così si firma il presunto assassino).
Radeschi e un giovane poliziotto sono gli “esperti”informatici della squadra.
Roversi riprende dopo un lungo silenzio, appunto otto anni, il personaggio di Radeschi, qui alla sesta impresa, così i suoi fan potranno
nuovamente godersi il personaggio ritrovando anche qualche vecchio personaggio del passato. Ma in verità non è un’operazione commer-
ciale quella di Roversi nel riproporci il giornalista milanese, piuttiosto è lo spunto per la costruzione di un  romanzo denso di personaggi
e di misteri, ma che colpisce per l’approccio a possibili eventi molto moderni e reali, perché  sarebbe assurdo che il mondo delle comunicazioni come vengono fatte oggi fosse immune da colpi o da attacchi di criminali. Il….rientro in attività di Radeschi ci fa riscoprire
un personaggio che già aveva avuto un suo seguito, e nel contempo darà modo di conoscerlo a nuovi lettori che magari andranno a rileggersi le sue avventure.
Questa è una storia molto tecnologica, quindi assai moderna nella concezione e nello svolgimento.a si segue con interesse, certo
Roversi è abile nel non stancare i lettori con troppa…tecnologia. Spesso infatti negli incontri di gruppo il questore o il suo vice sbuffano
quando si ricorre a termini o sigle troppo sofisticate o specialistiche per la massa, e certo di questo possibile inconveniente Roversi deve
aver tenuto conto nella narrazione. Nè mancano le sorprese o i colpi di scena, l’indagine ha un suo svolgimento logico, ma vi è anche un o studio approfondito dei vari personaggi che va oltre la parte meramente poliziesca del racconto. Una scrittura sempre scorrevole quella
dell’autore di Cartoline dalla fine del mondo. Giusto spazio viene lasciato alla città di Milano, co-protagonista di questa storia, una Milano
che “riscopriremo” con gli occhi di Radeschi che la rivede dopo tanti anni e quindi ne osserva i cambiamenti via via verificatisi durante la
sua assenza. Ed è una Milano che via via si svela con la sua storia e la sua arte, i suoi luoghi più affascinanti. Ricordiamo che  nella trama
del libro ha una sua grande importanza il legame della città con Leonardo da Vinci e le sue opere e così Roversi ci introduce tramite il suo
protagonista in una città ormai al passo con  le più scintillanti modernità, piena com’è di ricchezze sfavillanti.Ma la città è  composita,
quartieri ultramoderni si susseguono  a quartieri periferici, nè mancano i tradizionali quartieri dove allignano i piccoli mestieri o dove
puoi trovare anche zone dove impera la malavita.Anche se al giorno d’oggi la criminalità è sparsa un po’ovunque, forse ancor più nei
quartieri altolocati.
Molta nel libro la nostalgia del passato, con il mitico “Giallone”la vespa degli anni settanta.
Nella quarta di copertina vengono citati Dan Brown e Scerbanenco, particolarmente azzeccato ci sembra al riferimento a Giorgio
Scerbanenco, uno dei mitici “cantori”  di una Milano che ha sempre catturato e avvinto il lettore tramite le sue parole, e ci sembra
che lo stesso si possa dire per Paolo Roversi e il suo Radeschi.


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