Il Blog di Giuseppe Previti

” SPIA CONTRO SPIA” DI DUSKO POPOV- SELLERIO

 

Dusko Popov è nato in Serbia da famiglia ricca e assai influente, fu un efficace agente segreto,
anzi doppio agente, al servizio dell’Inghilterra ha fatto parte dei ….servizi segreti tedeschi.Molto
elegante, donnaiolo, raffinato ma anche assai determinato, grande bevitore, senza molti scrupoli, visse gli anni della Seconda Guerra Mondiale lasciando la natia  Jugoslavia per soggiornare in Portogallo, Inghilterra, Francia, Stati Uniti. La sua autobiografia uscì nel 1974.
Dusko Popov era un uomo di gran fascino un grande affabulatore, molto amato dalle donne,
sfrontato al punto giusto, ignorava il termine “paura”.
Il suo nome divenne talmente famoso che non c’è da meravigliarsi se per questo stile di vita e
se per la sua abilità nel districarsi nel mondo infido dello spionaggio(fu tra i più celebri agenti
doppo del XX secolo) fu preso, almeno così vuole la leggenda, da Ian Fleming come modello
ispiratore del suo James Bond.
Popov amava godersi la vita, non aveva problemi finanziaria, aveva studiato a Friburgo. Preso di mira dalla Gestapo, poi è contattato dall’Abwehr, il controspionaggio tedesco, che gli propone di lavorare per loro.Lui è fermamente antinazista ma decide di accettare volendo sfruttare questo contatto per offrirsi ai servizi segreti inglesi,l’M16,,  con cui orchestrerà l’inganno ai danni dei tedeschi, forniti di notizie errate, Inizia così la sua doppia vita, vita che
appunto ci racconta in questo libro.

Dusko Popov in Spia contro spia ci racconta la storia della sua vita quando da ultimo rampollo
di una famiglia agiata di Dubrovinic si trasforma un in maestro del doppio gioco, sempre  sul-
l’orlo del pericolo, lavorando per i servizi tedeschi per conto del controspionaggio inglese….
Gira il mondo sempre circondato da belle donne,, ma sarà sempre un uomo coerente con i suoi
principi, e molto fedele agli amici, per cui si batterà incurante di ogni rischio. Un innato senso
da “spia” che gli permetterà di raggiungere grandi risultati che lo faranno assai stimare dai superiori, dai suoi collaboratori e dagli amici.
Più che la storia di un uomo realmente vissuto sembra di leggere una storia di spionaggio, il romanzo si legge d’un fiato, anche perché la scrittura di Popov è densa ma anche ironica, a tratti divertente, sempre interessante,, in piena aderenza ai canoni dei libri d’azione.
“Il suo nome è Popov”,Dusko Popov, appunto la vera spia che ispirò James Bond, la creazione di Ian Fleming, noto appunto per presentarsi con “Il mio nome è Bond, James Bond.
Popov fu un personaggio realmente esistito, che appunto Fleming, a sua volta una spia inglese,
aveva conosciuto, e di questo c’è un piccolo cammeo nel romanzo.
Ian Fleming ,dice Popov , mi è stato detto abbia dichiarato di essersi ispirato in una misura nella creazione del suo personaggio James Bond a me e alle mie avventure.Può darsi ma sinceramente dubito che un Bond in carne e ossa sarebbe sopravvissuto più di quarantotto ore come agente segreto. Fleming e io avemmo un contatto a Lisbona….
In questo romanzo di memorie, raccontato per lo più in prima persona dal protagonista troviamo tutti gli ingredienti di una bella storia di spionaggio, anche se qui è tutto(o dovrebbe…)rigorosamente vero. Ci sono donne bellissime, spesso uscite come natura le ha fatte dalla vasca, donne abili nel lavoro ma che sanno anche amare. Ci sono macchine lussuose e sportive, ci sono i grandi alberghi dalle camere ridondanti, servizio efficientissimo, colazioni
pantagrueliche, si beve molto. C’è la guerra vista in posti diversi, la neutrale Lisbona crocevia di
spie e gente in fuga, piena di vita e di pericoli. Ma c’è anche una Londra sotto bombardamento, e una New York vitalissima alla vigilia dell’entrata in guerra degli Stati Uniti. C’è la brutta
pagina di Pearl Harbour, con lo spietato e agghiacciante ritratto del capo dell’FBI, Hoover, acido, supponente, geloso della popolarità di Dusko e che per ripicca ignora l’allarme dei servizi segreti britannici sull’attacco giapponese.
Ma principalmente c’è lui, Dusko Popov, con il fratello Ivo sono i beati rampolli di una grande
famiglia, Dusko, avvocato, sa godersi la vita, le belle donne, ma quando gli viene proposto dal suo grande amico Johnny di fare la spia per i tedeschi, lui che odia Hitler che sta trionfando ovunque e vuole annettersi l’Europa, bombardando in continuazione l’Inghilterra che gli resiste, Dusko accetta ma il suo disegno è di arruolarsi nel controspionaggio britannico propo-
nendo di fare il doppio gioco. Nome in codice Tricycle, sarà devastante per i tedeschi che lo
considerano il loro miglior agente. Lui passerà loro sempre notizie ma talmente ben confezionate da sembrare sempre vere.
In questa fase Popov incontrerà Fleming(agente segreto della Royal navy)e questi si ispirò a lui
per creare James Bond.
Abbiamo fin qui parlato della vasta attività dell’agente, o meglio del doppi agente, di origine serba, ma  viene da chiedersi perché volle scrivere questo libro di memorie abbastanza “scomo-
do” per le verità che racconta, per i ritratti dei vari personaggi, anche famosi, che fa senza fare
sconti a nessuno.
Certamente voleva togliersi qualche sassolino con gli americani, in particolare con Hoover per il disappunto e l’umiliazione subita, lo ricevette con molta alterigia, non considerandolo minimamente, continuando a screditarlo con articoli velenosi anche nel dopoguerra con accuse
infamanti. In verità Hoover è sempre stato un personaggio difficile, molti lo considerano un fa-
natico e oltretutto non all’altezza del suo compito.
Ma il fatto più grave è che Dusko, sulla scorta di una incursione dell’aviazione inglese sul porto
di Taranto dove fu distrutta buona parte della flotta italiana, era giunto alla conclusione che lo
stesso metodo sarebbe stato usato dai giapponesi per attaccare obbiettivi americani e quindi Pearl Harbour.Ma Hoover vedeva in Popov tutto il male possibile, non poteva soffrire questo
uomo brillante, dalla bella vita, sempre a caccia di donne, tutte cose che facevano imbestialire
il capo dell’FBI, roso dall’invidia. E lo invidiava a tal punto che preferì ignorare i suoi rapporti
e mandare a morte tanti americani.
Chiaramente anche Popov ha le sue simpatie e antipatie, tra queste ultime sicuramente va considerato Fleming e il suo 007. Ci sono anche degli errori, il capo dei servizi inglesi è C e
non M come dice Fleming, poi ci sono altre inesattezze, magari cose da poco, sembra una gelosia tra…prime donne. Fleming resterà comunque un ottimo scrittore, e questo è alla base
del suo enorme successo e della serie da lui creata.
Il buon Popov ci ha raccontato la sua vita, una vita che meritava di essere narrata, ricca com’è di episodi che ti insegnano tante cose su quanto è avvenuto nel corso della seconda guerra mondiale. E da una fonte del genere non ci si poteva aspettare altro…
La lettura di Spia contro Spia ci fa conoscere i metodi e le tecniche usate dagli…007 di quel-
l’epoca, dall’inchiostro simpatico alle prime microspie, dai codici da decrittare alle macchine
fotografiche ai trucchi per verificare se un bagaglio o una porta erano stati aperti. Molto si giocava sulla  memoria dei singoli agenti, ma c’era anche il problema degli interrogatori, il famoso terzo grado, il siero della verità con Popov che addirittura se le fa iniettare per misurare il suo grado di resistenza. E poi i piani civetta per ingannare la parte avversa.
Popov dopo la guerra divenne cittadino britannico, ebbe varie onoreficenze
,gestì varie imprese commerciali, conducendo sempre una vita alquanto misteriosa. Insomma “la spia resta sempre spia…..”.

 

GIUSEPPE PREVITI


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