Il Blog di Giuseppe Previti

” LA FRAGILITA’ DEGLI ANGELI ” DI GIGI PAOLI – GIUNTI

Firenze è sconvolta dalla scomparsa di un bambino di quattro anni, stava giocando nel giardino
di casa suaq, di lui è stata ritrovata soltanto la biciclettina. Passano i giorni e l’angoscia
aumenta, sembra essere tornati ai tempi del Mostro. Sulla notizia e i successivi sviluppi lavorano il cronista di giudiziaria Carlo Alberto Marchi e il suo collega responsabile della
” Nera” Alessandro della Robbia, detto l'”Artista”. La loro giornata si svolge tra la redazione, il Palazzo di giustizia e i luoghi del crimine. Dell’inchiesta si occupano la p.m.
Simonetta Vignali e il capo della mobile Settesanti, grandi amici del Marchi. Le indagini sem-
brano essere concluse quando un giovane studente si assume la colpa della scomparsa e dell’uccisione del bambino, ma presto si accerterà che è un mitomane. Intanto viene trovato
nella basilica di San Miniato un biglietto che annuncia nuovi delitti, mentre sulle rive del-
l’Arno viene ritrovato il corpo del povero bambino scomparso.
La vicenda diventa sempre più scottante, le indagini si intensificano, i giornalisti come gli
inquirenti non si danno tregua, ma intanto viene scoperta una seconda vittima, un ragazzino che aveva appena terminato gli allenamenti e aspettava che lo venissero a riprendere.
C’è molta paura in giro, c’è molta frenesia, Marchi prosegue le sue indagini, ricorrendo ai suoi informatori, finché coincidenze e intuizioni fanno prendere alle indagini la svolta decisiva.

Terzo romanzo di Gigi Paoli, giornalista, scrittore fiorentino, con protagonista il reporter
Carlo Alberto Marchi, che si occupa della cronaca giudiziaria del suo giornale. La viocenda
de “La fragilità degli angeli” ripercorre quanto avviene in sette giorni in una Firenze che
sta vivendo con angoscia dopo la scomparsa di un bambino di quattro anni mentre stava giocando
in giardino nella Firenze delle colline. Passano i giorni e del piccolo Stefano nessuna traccia, la città sembra rivivere le stesse tensioni e le stesse paure di quando si parlava solo del Mostro di Firenze,che uccideva le coppiette nei dintorni della città. Ci sarà la confessione di un mitomane, tanta manna per gli investigatori, ma purtroppo si rivelerà una bufala, con grande scorno della Pm Simonetta Vignali e del capo della Mobile,Luca Settesanti,che pensavano di aver risolto il caso. Tra l’altro i due sono grandi amici del Marchi,a cui spesso passano le notizie che gli permettono di….bruciare spesso la concorrenza.
Ma una nuova vittima e alcuni messaggi lasciati dal rapitore creano un’atmosfera sinistra e
assai tragica, anche se poi una intuizione del Marchi e del Settesanti farà da base alla
scoperta del colpevole.
Un bel romanzo, ben costruito, ben scritto(non se ne parla mai, ma conta….), assai avvincente, con una impostazione da giallo classico, perché al lettore che vuole fare a
gara con gli investigatori vengono forniti tutti gli elementi necessari per dipanare la
matassi in cui sono invischiati Marchi &C.
Certamente il Paoli ha creato un personaggio che gli è molto congeniale, lui stesso per anni
ha fatto il cronista giudiziario, sa come muoversi, sa cosa dire, sa come fare “esprimere”
i suoi personaggi, avvocati, magistrati,poliziotti, colleghi, ma questo non basterebbe a
rendere un’opera viva e palpitante, la conoscenza tecnica, il linguaggio appropriato vanno
bene,ma tutto va inserito nella storia che deve appassionare e colpire di per se stessa.
Ancora una volta si avverte l’umanità e la veridicità dei personaggi, a cominciare da quello
del Marchi, padre incasinato, donnaiolo…mancato. sembra uno che vive sempre alla giornata,
ma alla fine è meno ingenuo di quel che sembri,sa muoversi, ispira fiducia,il che gli permette
di ricevere sempre un sacco di confidenze, perché lo considerano affidabile, sa stare al suo
posto, raramente si lamenta, è imparziale anche sul lavoro, se convinto spesso si è battuto
sul giornale in favore di magistrati o poliziotti. L’unico con il quale non riesce a collo-
quiare è il suo direttore, si….disistimano a vicenda.Ma principalmente in lui c’è l’istinto del detective, pur se non intende fare il James Bond…
Con il proseguire della serie Donata, la figlia di Marchi, cresce, e quindi anche il loro
rapporto muta, o meglio lui è sempre alle prese con mille cose, comprese quelle di casa, è
lei che non è più una bambina, basta ascoltare i dialoghi tra padre e figlia, ma direi che
anche questo è un segno della maturazione della nostra storia, che si evolve con il passare
del tempo.
Due altri personaggi prendono campo in questo romanzo, la P.M.Simonetta Vignali, ” il suo
p.m.preferito”, dice il giormnalista, una donna adorabile, sua grande amica, una donna
veramente con gli attributi. E poi il capo della mobile, Luca Settesanti, un ottimo poliziot-
to, con qualche fardello sulle spalle non ancora rimosso, vedi il G8 di Genova. E ci sarebbe anche da ricordare una sorta di poliziotto “cattivo”, il vice di Settesanti, una figura che pur brevemente accennata, colpisce per l’intensità e la cura con cui è delineata.
Il punto di forza del libro lo troviamo nella trama, ben strutturata,meno descrittiva delle
precedenti, non è un thriller, anzi il libro in copertina è indicato come un “noir”(toh, chi
si rivede !), ma al di la delle classificazioni io continuerei a parlare di un giallo “classico dove più che la tensione conta il procedere della storia, il susseguirsi degli eventi, non tanto pigiano l’accelleratore sull’azione, per carità c’è anche questa,ma la forza è nel dialogare, nel procedere verso nuove direzioni, con un finale abbastanza a sor-
presa.
Certamente c’è Firenze, c’è il Palazzo di Giustizia, c’è la seda, più o meno immaginaria, di un giornale, ma in “La fragilità degli angeli” sono meno accentuati i riferimenti al teritorio,la storia funziona di suo, l’ambientazione diviene funzionale all’evolversi della
storia.
Detto di un titolo particolarmente corrispondente a questa storia che ci parla ci parla di uno dei crimini peggiori, cioè quello contro quegli angeli indifesi che sono i bambini, quel che colpisce è la massima aderenza alla realtà, che in certi romanzi è più annunciata che
realizzata, e che quasi porta alla costruzione di un romanzo dove sono presenti molti
riferimenti magari appena accennati ma efficaci nel creare un determinato rapporto realtà-
finzione, vedi il G8 di Genova, il Mostro di Firenze, la figura del funzionario che preferisce un incarico meno prestigioso per non tradire lealtà e memoria del grande magistrato con cui ha collaborato per anni. Tanti particolari che arricchiscono il romanzo
e lo rendono più “universale”.

GIUSEPPE PREVITI


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