Il Blog di Giuseppe Previti

” IL COMMISSARIO BOTTEGHI E IL MAGO” DI DIEGO COLLAVERI -FRILLI EDITORI

A Livorno viene ucciso un notaio in una villetta stile Liberty, appartenuta all’il-
lustre mago livornese Wetryck, al secolo Antonio Pastacaldi, vissuto il secolo scorso
quando era famosissimo in tutto il mondo. Il notaio si stava occupando della vendita della stessa, a cui si erano interessati molti personaggi appartenenti al mondo del-
l’llusionismo. L’interesse sarebbe dovuto al possibile ritrovamento di una lettera in cui il mago rivelerebbe un favoloso trucco studiato per il suo rientro sulle scene, rientro peraltro mai avvenuto.
A complicare la vendita della villa per la quale ci sono tre offerenti compare un misterioso erede che complica piani e attese dei potenziali acquirenti.
Dell’inchiesta se ne occupano il commissario Botteghi e i suoi uomini, Botteghi appare
un po’ scettico su tutta questa storia, non vuole farsi condizionare da questo mondo
che vive molto sull’illusione, ma via via che si addentra nel personaggio Wetryk
e una eccezionale scoperta che chiarisce molte cose sul pensiero e l’agire dello stesso con i possibili sviluppi sul futuro fanno sì che il commissario non solo arrivi ad apprezzare e a cercare di restituire alla città il mito di un grande artista ingiustamente dimenticato ma anche a risolvere il caso sempre più intricato di cui si sta occupando.

Quarto capitolo della saga del commissario Botteghi, questa volta COLLAVERI va a pescare un aspetto insolito della sua Livorno, ovvero la magia, l’illusionismo. il
mondo della magia, per cui anche la città ha in un certo senso un ruolo meno preponde-
rante che nelle altre storie.
In “IL COMMISSARIO BOTTEGLI E IL MAGO- l’ultima illiusione di Wetryk” l’autore scrive una storia che si ispira a Wetryk, un famoso illusionista vissuto a Livorno nella prima metà del secolo scorso, un personaggio, che pur comparendo sullo sfondo di una storia ambientata ai giorni nostri, ha subito il fascino di ammaliare i lettori e di
colpire per la sue personalità, per la forza che sembra emanare al solo evocarlo. Il
primo che del resto ne è rimasto…folgorato è stato lo stesso DIEGO COLLAVERI , che
trovandosi abbastanza inaspettatamente difronte a un personaggio di tal fatta, inaspettatamente perché la città, i livornesi in generale lo hanno completamente ignorato, pur essendo vissuto ai tempi di altri livornesi illustri tipo Mascagni,
insomma un potenziale grande protagonista, completamente trascurato nel tempo.
E vi possiamo anticipare che quando leggerete questa storia che è un bel giallo a parte tutto, sembra quasi che la presenza del mago ci porti tutti in un clima di suspense che ci fa trepidare e che ci porta a impegnarci per scoprire trucchi,illusioni e…naturalmente l’assassino.
La nostra storia era iniziata nel 1935, protagonista un uomo che vive in una bella
villa che si affaccia sul mare, un uomo tanto affascinante quanto misterioso , anche
per il mestiere che fa.
Ci portiamo poi ai giorni nostri, in una Livorno flagellata dal libeccio. E’proprio in
una giornata di queste, in una dimora d’epoca, proprio quella dove era vissuto il mago Wetryk viene chiamato d’urgenza il commissario Botteghi perché è stato rinvenuto il cadavere del notaio che si stava occupando delle vendita della villetta
stessa. Hanno presentato offerte tre persone legate, in un modo o nell’altro al mondo
dell’illusionismo, ma la comparsa di un fantomatico erede ha fatto rallentare tutte le
operazioni.
La storia si svolge su tre piani diversi, l’indagine sul delitto,la storia del mago
Wetryk,e la vita dello stesso commissario assai incasinata da quando è rimasto
vedovo e la figlia non vuole più avere rapporti con lui.
Ma la figura che primeggia, o quanto meno contende l’attenzione a Botteghi,è il grande
Wetryk, con il commissario che dovrà inquadrare questa figura, cercando di capire chi
è stato veramente, al di là del fascino dell’artista, e perché si è ritirato così presto dalle scene, proprio in coincidenza con la nascita della figlia, pur se ha an-
nunciato spesso che sarebbe tornato a esibirsi.
E l’abilità dello scrittore sta nel farsi….mago lui stesso, alternando la visione di un mondo dove l’illusione era tutto all’atmosfera tipica del giallo, con un assassino che non si fa scrupolo di colpire, e che quindi richiede un grande sforzo
al commissario nello studiare e interpretare anime e caratteri.
L’atmosfera di fondo è malinconica, amara, qui la città torna protagonista, con il passar del tempo è decaduta, quanti paralleli con l’offuscarsi della fama di Wetryk,
forse solo la nostalgia del tempo passato può far comprendere il presente.E qui entra
in gioco anche lo stato d’animo del nostro poliziotto che cerca sollievo nel fumo
e nel bere, pur se i suoi giovani colleghi fanno di tutto per aiutarlo e le donne lo
apprezzano e forse anche qualcosa di più…
L’indagine si rivela difficile, non è solo l’omicidio del notaio, ma è la ricerca di un tempo che fu che Botteghi deve compiere in una Livorno in parte scomparsa. Una Livorno vista nella prospettiva di una grande bellezza mostrata nel passato ma poi da
rapportare all’oggi, pur se anche nell’attuale città non mancano i lati poetici e sentimentali.
Botteghi e’ un uomo burbero, ha un suo fardello di infelicità, ma ama il suo mestiere e poi sa come muoversi in questa atmosfera sospesa tra passato e presente. L’autore
ci offre tutto questo con una letteratura piacevole, anche piena di ironia, ma sempre
capace di mantenere intatta la tensione.
A Collaveri il compito, riuscito, e di confermarsi un buon giallista e anche di riaffermare la “livornesità” della città e dei abitanti.
Ma forse il segreto è in questo tipo di indagine che mai più opportuna non poteva
essere per l’uomo Botteghi pervicacemente legato al passato.

GIUSEPPE PREVITI


Per leggere e stampare Diari di Cineclub clicca qui