Il Blog di Giuseppe Previti

” L’OMBRA DEL CAMPIONE” DI LUCA CROVI-RIZZOLI

Milano era detta la citta della LIGERA, ovvero una città di borseggiatori patentati, di provetti scassinatori, tutti grandi artisti nel loro ramo, ma
anche abili nel non sconfinare mai in misfatti più grandi. Ma un editto del
fascismo nell’anno 1928 porta a regole severissime per ripristinare l’ordine
ovunque e quindi anche per la mala milanese si fa dura.Uno dei commissari di punta della questura milanese è un commissario che legge Platone e mangia la cassoeula e la busacca, nell’ambiente il commissario De Vincenzi è conosciuto come ” il poeta del crimine”. Gira molto a piedi il nostro commissario , lui è venuto a Milano dalla Val d’Ossola, si è ambientato bene nella città meneghina, anche se al primo impatto è stato molto colpito dalla SCIGHERA,ovvero il nebbione fitto e impenetrabile che quando si manifesta rende impossibile vedere al di là del proprio naso.
A proposito De Vincenzi è proprio quel commissario che ci ha fatto conoscere nei suoi gialli Augusto De Angelis, lo scrittore che lo ha creato e che appunto Crovi
ha preso a prestito nel suo romanzo.
De Vincenzi è commissario in servizio alla questura di Milano,una Milano scossa da una serie di gravi attentati che si ritengono di marca anarchica, ma al nostro
poliziotto che un pò individualista il caso viene tolto, e così’ lui avrà modo di
occuparsi di un problema che gli sottopone il grande Peppino Meazza, il BALILLA,
l’eroe del calcio azzurro.
Toccherà a De Vincenzi sbrogliare vari casi che riguardano la città, compreso
quello che angustia il grande calciatore.

Con molta abilità dal consumato esperto di gialli qual’è LUCA CROVI ripesca uno
dei grandi investigatori del firmamento del giallo italiano, ovvero il commissario
Carlo De Vincenzi creato negli anni ’30 da Augusto De Angelis, e lo inserisce nel suo primo romanzo L’OMBRA DEL CAMPIONE.In effetti, ce lo dice lo stesso Crovi,
lui ha pescato a piene mani da tre storie di De Angelis, come pure da tanti altri
ricordi e notizie pescate dalle cronache del tempo e da tanti libri che ripercorrono la leggendaria figura di Giuseppe Meazza. In verità CROVI racconta che l’idea di scrivere un romanzo gli è venuta dopo aver partecipato a una antolo-
gia “in giallo” curata da Franco Forte,GIALLO DI RIGORE, dove , documentandosi,aveva riscoperto il personaggio del BALILLA (così era chiamato il Meazza) e si era allora immaginato un incontro tra il calciatore e il commissario di polizia De Vincenzi. E così è nata una storia dove si intrecciano fatti veri e
inventati. E si passa così dalla strage in piazza Giulio Cesare al cimitero Monumentale dove sono sepolte molte delle vittime dell’attentato. Ma si parla ovviamente anche di altre cose, dal primo concerto milanese di Segovia ai sapori
della cucina, dalla CASSOEULA alla BUSACCA, o alle condizioni ambientali, vedi la
SCIGHERA.Tutto quel che era “Milano”, dove ad esempio era tipico il servizio funebre su rotaia. E poi il carcere di San Vittore, il capitano Nero, e tanto altro ancora. Come è tipico di De Vincenzi il leggere (De Angelis gli faceva leggere Freud, Sant’Agostino, Platone), qui lo vediamo leggere i versi di De Marchi,il Citrone, e anche si conferma gran mangiatore abbuffandosi di busecca.
Dunque, in questo misto verità/invenzione,CROVI ci presenta questa corposa fiction con al centro due grandi personaggi. Un campione delle arene sportive e un commissario che rappresenta uno scrittore che segnò un punto fermo nella storia del giallo italiano. Infatti De Angelis, pur avversato dal fascismo, aveva saputo creare dei romanzi gialli pieni di atmosfera anni ’30 e validi come trame e mistero.
LUCA CROVI ci presenta una storia milanese di sapore nostalgico e molto retrò,una storia come già detto ricca di elementi e fatti, ma anche piena di “sapori” che
provengono dalle cucine dove le brave massa Mie sono all’opera.Ma il nostro commissario frequenta una specie di “Accademia della cucina” presso la sciura Maria che cucina sempre per un nutrito gruppo di commensali, tra cui appunto il
De Vincenzi, e davanti alla tavola imbandita molte lingue si sciolgono …..
Potenza della cassoeula, della trippa delle torte e altro ancora.
Ma ci sono anche tanti riferimenti ai costumi della città, molte le espressioni
di uso comune, SEIGHERA è la nebbia, LIGERA sono i malavitosi comuni che non
portano mai armi, BRICUL è il bottino di un furto.
E poi la bellissima storia di Giuseppe Meazza, che sin piccino ama e si dedica al
calcio, da giovanissimo viene portato dal suo allenatore all’interno di San Vittore per esercitarsi ore e ore a battere il pallone contro il muro dell’edificio con i carcerati che non lo vedono ma scommettono su quanti tiri fa.
E ancora il ricordo di un mito della città ovvero il funerale non più sulle carrozze a cavalli ma sulla GIOCONDA il tram che nei primi trent’anni del ‘900
trasporta le salme dei defunti con i loro congiunti. Poi entreranno in servizio nuove tranviue e il servizio sparirà.E poi il famoso concerto eseguito da Segovia davanti alle fontane, e anche qui Crovi renderà possibile un incontro tra il grande musicista e il celebre poliziotto.
Ma il 1928 è anche l’anno dell’attentato a Vittorio Emanuele III mentre visita la
fiera, ci saranno molti morti, ma le indagini verranno tolte alla questura milanese ci sarà la grossa interferenza dell’Ovra come deciso dai poteri centrali.
Ed è in questo periodo che il nostro autore si immagina l’incontro tra il commis-
sario De Vincenzi e uno dei maggiori astri del nostro calcio , che racconta la sua vita al poliziotto, i suoi inizi, la sua voglia di calcio, i suoi sacrifici e anche i suoi compromessi pur di sfondare in quel mondo, di cui poi sarebbe divenuto un’icona….
“Compromessi leciti” per carità,ma questa è un’altra storia…vi rimandiamo al libro.
In conclusione CROVI ha scelto per il suo debutto come romanziere un giallo “d’annata” che ci permette di tornare alla Milano anno’30, quando il regime fascista, in nome della sicurezza, aveva varato un piano di norme assai rigide che si erano abbattute anche sulla malavita meneghina. Ed ecco che tra i protagonisti della nostra storia troviamo le “legere” e i poliziotti milanesi,
di cui appunto fa parte il nostro De Vincenzi.Si tratta di storie che fanno parte del nostro patrimonio culturale e quindi è giusto tramandarle come ha fatto Crovi
mischiando giallo e storia. Luca ricorda i racconti della bisnonna e crea una sorta di giallo “storico” minore(ma non tanto…), fatto di ricordi, di sensazioni, di sapori d’epoca e perché no anche di qualche invenzione necessaria
se non si vuole fare solo cronaca. Arriviamo quindi all’incontro tra la gloria
del calcio Giuseppe Meazza e quel commissario giusto e onesto che rispondeva al
nome di De Vincenzi.
Il romanzo inizia con due capitoli significativi, uno d’atmosfera, con la mano
pesante del regime che si abbatte su un poveraccio per cui si scomoderà De Vincenzi in persona per trarlo fuori dal carcere, dove intanto, secondo episodio,
un giovane calciatore viene portato tutti i giorni dal suo allenatore ad allenarsi a battimuro sfruttando le spesse mura della struttura.
La grande umanità del commissario,le tante figure di contorno,gli incontri tra grandi personaggi, tutto alla fine ha un senso in questa storia milanese doc
che a volte pari quasi sospesa in quella nebbia che era un po’ l’umore della città,una nebbia che oscurava tutto ma che la puoi anche superare con la fantasia…
E in queste pagine ci fa riflettere l’autore niente va buttato via, come in cucina i piatti più gustosi della sciura Maria vengono ricavati dagli avanzi così il com-
missario De Vincenzi interroga, ascolta, pensa,cuce e ricuce, e poi con il suo intuito decide.
E tra i ricordi del tempo quella questione mai risolta della strage della fiera di Milano ricorda un’altra strage dalle tante interpretazioni, piazza Fontana nella
stessa Milano, corsi e ricorsi storici….
E una certa nostalgia è sempre presente nella narrazione, ad esempio quando ci
racconta del grande campione che si sdebitava di certi…aiuti, forse inopportuni,
ma fatti con il cuore, andando a giocare al calcio dentro un carcere, ospite un
poliziotto che per nulla al mondo avrebbe rinunziato a dare il calcio d’inizio….

GIUSEPPE PREVITI


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