Il Blog di Giuseppe Previti

” OMICIDIO A MOSCA” di JOSEPH KANON- NEWTON COMPTON EDITORI

Fu nell’anno 1949 che l’agente della Cia Frank Weiss disertò fuggendo a Mosca. Sono passati 12 anni, ha raggiunto i più alti gradi dei Servizi sovietici, quando
con l’approvazione del KGB,decide di scrivere la sua biografia, si prospetta un vero scoop di livello mondiale. Wiiss chiama a Mosca il fratello Simon che si occupa di editoria, vuole che lo aiuti nell’editing e nella pubblicizzazione del
manoscritto. Simon è attirato dalla proposta anche se teme che il libro sia troppo
di parte per la grande avversione che il fratello nutre per la Cia. Simon comunque
vuole rivedere il fratello e così accetta di recarsi a Mosca, i due si rivedono dopo tanti anni, Frank è sempre lo stesso. Con lui Simon ritrova Jo la moglie del fratello, sua antica fiamma e poi via via incontrerà tutti i “rifugiati” in Russia,che vivono come una casta a sè, tra l’altro sempre sotto gli occhi di un sorvegliante. Praticamente è un gruppo di persone che hanno abbandonato il loro
Paese, convinti di aver scelto un mondo migliore. Ma ora che Simon li vede e li
frequenta resta colpito dai loro dubbi, dai loro piccoli intrighi, dalle invidie
latenti, il loro finisce per essere un….sentirsi senza patria.
Ma su tutti sovrasta la figura del colonnello Frank Weiss, che ha fatto venire il fratello a Mosca per tessere una nuova trama, che finirà per coinvolgere Cia e
KGB….

Primi protagonisti di OMICIDIO A MOSCA sono dei cittadini dell’Occidente di varia
nazionalità per cui il credo politico fu più importante dell’amor di patria. Essi
quindi tradirono il proprio paese lavorando per l’altra parte,e poi scappando in Russia.Ecco quindi al centro di questa storia scritta da JOSEPH CANON le spie.Esse formano una comunità a se stante, certo trattati con ogni riguardo,ma sempre da considerare con una certa attenzione.E se la loro è stata una scelta
ideologica e quindi si erano trasferiti nello Stato che rappresentava questa ideologia non è poi detto che vi si siano trovati bene.
KANON ha impostato il suo libro sul tema della GUERRA FREDDA, corre il 1961 e a
Mosca vivono coloro che sono espatriati in quella Russia per cui avevano tradito il loro paese, e ora conducono una esistenza legata a filo doppio al KGB e così§
riviviamo il loro lavoro, le atmosfere di questa nuova vita, i legami con il passato, i sogni dei presenti.
La storia dello spionaggio è vecchia come il mondo ma i servizi segreti come sono
intesi oggi hanno una storia abbastanza recente, ad esempio la Cia venne fondata nel 1947.Oggi del resto ci sono nomi famosi nel campo dello spionaggio come appunto la Cia,il Kgb,il Mossad l’M16. Molto importante è stato il KGB, fulcro dei servizi segreti russi,seppe infiltrarsi con grande facilità in Occidente, reclutando molti agenti di fede comunista, e queste spie potevano essere considerate come dei veri e propri soldati.
Con la caduta del Muro di Berlino la guerra fredda sembrava finita, ma non era vero, e oggi è più che mai viva nei vari campi, in primis quelli informatici e
finanziari. Esiste una guerra vera e propria senza esclusione di colpi, pensate
agli ex-agenti russi uccisi a Londra con il gas nervino.Un vecchio conflitto risalente alla vecchia rivalità tra Occidente e Russia con obbiettivi vari, compreso quello di destabilizzare l’Occidente interferendo ad esempio sulle
elezioni come è successo in America.
Il romanzo di Kanon parte dalla curiosità di vedere come si sono trovate queste
spie comuniste inglesi e americane che si sono rifugiate nell’Unione Sovietica.
Siamo nella Mosca del 1961 ormai sembra passato il peggio del regime staliniano e
anche la vita sta migliorando. Ma i rifugiati non riescono a togliersi la sensazione di essere fuggiti da una prigione quanto meno per loro di pensiero per
finire in un’altra.Erano stati accolti con grandi onori, ospitati in appartamenti di classe A, godendo di molti privilegi, però avevano la sensazione di essere sempre tenuti sotto sorveglianza. In sintesi nessuno si fidava di gente che aveva
già…tradito, e quindi raramente erano gratificati con compiti di alto rilievo.
E quindi li vedevi sempre insieme a fantasticare o sognare su quel che non era più
possibile, cioè il ritorno al passato.
Restarono comunque sempre fedeli al loro credo e alla nuova patria. E d’altro canto fare in qualche modo parte dell'”universo” Kgb riservava loro tanti privi-
legi. Il fatto era che vivevano in una Russia molto monolitica, il Kgb aveva man-
tenute intatte le proprie prerogative e alla fine era l’unica istituzione che sem-
brava giustificare la loro scelta.
Oggi da quel 1961 sono passati decenni su decenni, il Paese ha attraversato varie crisi,anche se negli ultimi anni con Putin si è verificata una quanto meno parziale rivalutazione e la Russia di Putin sta rivendicando un ruolo sempre mag-
giore.
Ma in quel lontano 1961 in cui si svolge la nostra storia ancora l’ideologia era
sotto controllo e quindi pieno era il contrasto tra Mosca e gli altri Paesi.
Dunque, abbiamo la storia di due fratelli:il potente editore Simon Weeks che si reca nella Mosca dell’era di Krusciov per incontrare il fratello Frank che nel 1949 dopo aver cospirato contro il proprio paese a favore della Russia vi era dovuto fuggire precipitosamente per non essere arrestato. Era così diventato un
esempio da esecrare per il tradimento commesso e non era stato facile per la famiglia rimasta in America assorbire il colpo, subendo ostracismi vari, perdendo
dei lavori, guadagnando l’indignazione e il livore di tutti. Di lui non si era saputo più nulla, se non che la moglie era andata con lui e che poi avevano perso il figlioletto colpito dalla meningite.
Ma dopo 12 anni Frank si rifà vivo con il fratello a cui chiede di raggiungerlo a
Mosca, lui vuole pubblicare la sua biografia, il Potere è d’accordo.
Frank e Simon sono sempre stati legatissimi, anzi per Simon Frank è sempre stato una sorta di eroe,ma adesso teme che il libro sia troppo di parte, comunque accetta l’invito e si reca a Mosca. Ma presto Simon si rende conto che Frank non
è cambiato, trama qualcosa, anche se con lor c’è sempre il colonnello Boris, una sorta di guardia del corpo-sorvegliante assegnata dal Potere. Ben presto Simon
saprà che lo scopo di Framk è quello di lasciare Mosca e tornare negli Stati Uniti, Simon dovrà fare l’intermediario con la Cia e la storia è tutt’altro che
semplice.
Una storia forte, ben narrata,molti i personaggi, tutti caratterizzati al punto giusto. Da una parte l’affresco di tutto questo sommato malinconico gruppo di
uomini e donne che ormai si sono adattati alla nuova situazione di patetiche espressioni di un tempo che fu.Ormai lo spionaggio è governato da nuove regole, la
tecnologia avanza, loro non fanno più parte dei ruoli attivi.
Dall’altra la storia di questi due fratelli, Frank e Simon,due figure che ben presto si rivelano maestri del doppio gioco e forse anche più.Ma due personaggi
che forse vanno giudicati più sul non detto che sul detto, l’ombra dell’intrigo e
della menzogna è sempre evidente, ma allora cos’è la storia di questa biografia ,
per di più bisognosa di approvazione da parte dei sovietici ? E’un gioco a incastri, a un certo punto un omicidio(quello del titolo)sembra sconvolgere tutto,
ma qui abbiamo a che fare con delle spie, abituate a tutto; ecco che le situazioni
si ribaltano continuamente fino a un finale altrettanto…..aperto o no ?
OMICIDIO A MOSCA è un romanzo fitto di dialoghi, di domande, a cui non sempre
corrispondono risposte. Resta una domanda di fondo: ” è giusto tradire il proprio
paese ?” Qui abbiamo le motivazioni di Frank ma anche degli altri rifugiati,sono
abbastanza varie, e tutt’altro che univoche, non dimentichiamo che non sempre le
ragioni del tradimento sono ideologiche, a volte si deve soggiacere a dei ricatti.
Si può ritenere che KANON abbia voluto scrivere una storia di spionaggio, la
motivazione ideologica è trattata quasi con distacco. Interessante il quadro di
questa Russia grigia, cupa, sempre vigile, pur non palesando mai giudizi definitivi e finendo per lasciare tutto in questo “Grigio”. E in questo senso
molto emblematica è la figura del colonnello Boris, una figura che c’è e non c’è.
Un romanzo che può ben reggere i confronti con i Maestri delle spy-story da Greene
Grahame e Le Carré.

GIUSEPPE PREVITI


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