Il Blog di Giuseppe Previti

” QUINTO COMANDAMENTO” DI VALERIO MASSIMO MANFREDI- MONDADORI

Un uomo viene ricoverato in condizioni disperate all’ospedale di Imola quando si presenta un uomo dal-
l’aspetto quanto meno inquietante, un giaccone di pelle nera, rayban fissi sul naso, anfibi ai piedi.Lo
strano figuro incurante dei divieti si precipita nella stanza dove è ricoverato avvelenato e tenuto in
vita dalle macchine Don Marco Giraldi. E’ un sacerdote, missionario, ha vissuto moltissimi anni all’estero
prima in Congo e poi in Amazzonia. E qui è riuscito s fuggire ai sicari delle multinazionali che non gli
perdonavano di battersi per impedire la distruzione delle foreste amazzoniche.E per provare i pericoli che
correvano i nativi non aveva esitato a portare via le prove pur esponendosi in prima persona alle esalazioni venefiche. Lui e Jean Lautrec si erano conosciuti in un’altra fase della vita di don Marco
quando entrambi erano nel Congo, il padre come missionario, l’altro come mercenario; ed era appunto la
che questi aveva imparato a apprezzare la natura di quest’uomo che era andato oltre ogni sacrificio
immaginabile per combattere i mali del mondo e difendere i deboli.
Si erano conosciuti nell’ex-colonia belga, quando il Paese stava appunto ottenendo l’indipendenza, ma questo passaggio non era stato indolore. Un giovane rivoluzionario, Patrice Lumumba, aveva acceso gli
animi del paese, magari non ancora preparato all’indipendenza, era così scoppiata la guerra civile, scate-
nando una vera e propria caccia all’uomo e tra le varie etnie e a danno degli ex-colonizzatori.
Padre Giraldi all’epoca era un missionario, e non solo non scapperà ma cercherà di difendere queste popolazioni e salvare i propri confratelli, monaci e suore, vittime di odi tribali e di una violenza feroce che non risparmia nessuno, né vecchi né donne né bambini. Il tutto al centro di un Grande Gioco
ben più grande di loro, interessi finanziari, il Congo vantava enormi risorse naturali, interessi poli-
tici, conflitti tra le grandi potenze. Padre Giraldi si rende conto che non può farcela da solo e allora
creerà una squadra, senza andare tanto per il sottile, ricorrendo a mercenari, soldati di ventura,avven-
turieri, giovani che vogliono rendersi utili ma anche tanti in cerca di riscatto.
E così sorge il Quinto Comando, guerrieri di varia provenienza, tra essi potremmo citare un medico alcolizzato, un giovane congolese micidiale nell’uso delle armi, quello stesso Jean Lautrec, un asso
nell’uso delle armi, e alla testa di tutti padre Marco Giraldi, o se preferite il templare Marco Gi-
raldi, o ancora il colonnello Marco Giraldi.

VALERIO MASSIMO MANFREDI con QUINTO COMANDAMENRTO prende spunto da una storia vera per scrivere un
grande romanzo di avventure che pare appartenere ad altri tempi anche se è storia recente. Sono fatti
legati a quanto accadde quando negli anni Sessanta fu concessa dal Belgio l’indipendenza al Congo e
l’autore ci fa rivivere con grande maestria e passione una storia di uomini veri e realu con le loro
passioni,i loro amori, i loro ideali, i loro comportamenti non sempre, anzi quasi maii…., approvabili,
ma d’altra parte rientra tutto nell’indole umana,nel bene e nel male.
Il romanzo nasce dall’incontro dell’autore con un religiuoso, padre Pensa. E lo scrittore resterà
molto colpito dalla personalità di questo personaggio,sacerdote nell’essenza dell’anima ma con uno sguardo duro e magnetico che solo un uomo dotato dei poteri di un vero capo può avere.
La vita di quest’uomo si era svolta con esperienze straordinarie che non avevano bisogno, riflette ancora
l’autore,di essere inventata o rielaborata. Semplicemente una storia che nella sua potenza e nella sua
espressività aveva bisogno solo di essere raccontata, una storia ricca di suo di avventure, di personaggi,
di pathos,di atmosfera.
Ma in QUINTO COMANDAMENTO quel che appare non è tanto la cronaca pura e semplice quanto l’epica,l’emozione,l’avventura di quegli anni, Certamente nel “romanzare” la storia sono stati inseriti
altri personaggi magari “inventati”, ma che potrebbero essere vissuti al tempo dei fatti qui narrati.
Usando un linguaggio fluido e scorrevole VALERIO MASSIMO MANFREDI ci racconta la storia di questo padre
missionario, che da giovanissimo aveva abbracciato la chiesa e scelto di fare il missionario. Sarà inviato
nel Congo dove negli anni sessanta scoppierà la guerra civile. Anni dopo sarà in Brasile, in Amazzonia,dove troverà altri problemi, e altre cause da difendere.
Questo romanzo è un esempio di di come si possono coniugare in forma narrativa una vita vera con una storia fatti di colpi di scena, di relazioni,di uomini ora pavidi ora violenti, ma nella maggior parte
pronti al sacrificio anche si se stessi, quando vedono che la ragione per cui si battono è valida e
allora anche il “quinto comandamento” può essere disatteso non importa la veste che si porta.E questo>
è particolarmente riferito al personaggio del protagonista, spesso in contrasto con i superiori ma prin-
cipalmente con se stesso sul fatto che sia lecito usare le armi anche se lo scopo è di salvare altre vite.
Quindi la storia di un uomo, meglio, un prete definito “UN TEMPLARE DELL’ERA MODERNA”che non si arresta
difronte alla malvagità umana o all’ottusità delle gerarche ecclesiastiche. Ma è anche la storia di un
Paese impreparato all’indipensenza, vittima degli appetiti di tanti falsi benpensanti e della colpevole
incapacità dei colonizzatori, in questo caso il Belgio, di prepararlo a una vera e propria autonomia.
Ceertamente sono entrate anche le divisioni tribali interne, ma vediamo purtroppo che è la storia sfortu-<
nata di tante nazioni, vittime di un mondo ambiguo e assolutista.
In questo romanzo con gli avvenimenti più recenti sono narrati quarant'anni di storia, con al centro un
uomo di Dio che non ha mai rinnegato la sua missione, quella di aiutare gli altri.

GIUSEPPE PREVITI


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