Il Blog di Giuseppe Previti

” ROSALIA MONTMASSON” – L’angelo dei mille ” – di MARCO FERRARI- MONDADORI

Rosalia Montmasson era nata in un paesino dell’Alta Savoia nel 1823 per emigrare poi in Francia. Era la prima di una numerosa nidiata di fratelli e ben presto era
dovuta emigrare in Francia, a casa sua troppe bocche da sfamare.  Nel 1849 incontra Francesco Crispi e da quel momento la sua vita cambierà radicalmente.
Passerà alla storia come l’angelo dei Mille , essendo l’unica donna  sbarcata con i Mille di Garibaldi a Marsala, e qui si farà assai ben volere da tutti per abnegazione,
spirito di sacrificio e dedizione verso i feriti.
Tornando all’incontro con Crispi lo seguì in tutte le fasi della sua vita, condividendo i suoi soggiorni in esilio, da Londra a Parigi a Torino.
Lei e il suo Francesco, anzi Francois come soleva chiamarlo,, uniti da grande amore, si erano sposati in una frettolosa cerimonia religiosa a Malta, un’altra delle tappe del
loro esilio.
Ma fu determinante nella sua vita l’incontro a Londra con Mazzini, che la utilizzò, segno di grande fiducia, nell’attuazione dei piani cospirativi, e lei abbracciò in pieno gli ideali del grande patriota. Più volte rischiò la vita per portare a termine i compiti affidati, attraversando frontiere, paesi, superando posti di blocco, tanto che il generale Garibaldi
ne lodò apertamente lo spirito e l’attaccamento alla causa rivoluzionaria per unificare l’Italia. D’altra parte chi poteva sospettare di una giovane lavandaia ? E così Rosalia
porta messaggi, consegna denari, e poi porterà in Sicilia e a Malta l’annuncio della prossima spedizione dei Mille. E proprio a questa spedizione parteciperà con l’assenso
di Garibaldi, che non aveva voluto donne al seguiSi rivelerà una grande compagna per il marito, molto capace sul piano organizzativo, ma anche sempre pronta a partecipare alle azioni in prima linea.Ma in verità il vero collante della loro unione è stato l’aver superato le ricorrenti difficoltà economiche  e di questo va dato gran merito alla donna.
Ma via via che si stabilizzava la vita pubblica e politica di Francesco Crispi il loro rapporto si deteriorava sempre più, tanto che lui al culmine della sua ascesa al potere decisripudiarla sposandosi di nuovo,Ci sarà un grosso scandalo, lui viene accusato di bigamia,ma vincerà la causa, e così il matrimonio di Malta verrà ritenuto nullo. Rosalia
finirà i suoi giorni come un’esiliata a Roma, e non avrà neppure la soddisfazione di vedersi  indicata come una “eroina della patria”.
Eppure da vecchi i due si ritroveranno anche se eviteranno ogni accenno al loro passato comune, ma Rosalia, pur in silenzio, non rinunzierà mai a quel ruolo avuto nella co-
struzione del nuovo Regno.
Morirà in solitudine, sarà sepolta a cura del Comune di Roma, restando per sempre nel cuore di chi l’aveva conosciuta.

Rose Montmasson, detta Rosalia,nata nella Savoia, allora appartenente al Regno di Sardegna, è passata alla storia come l’unica donna che ha partecipato alla spedizione dei
Mille. Fu moglie di Francesco Crispi, siciliano, rivoluzionario, parlamentare, ministro, presidente del consiglio, e fu considerata una grande patriota italiana.
Marco Ferrari in Rosalia Montmasson L’angelo dei Mille, ci narra la storia di questa donna che s’imbarcò a Quarto nella notte tra il 5 e il 6 maggio 1860.Essa si dimostrò una
partecipante coraggiosissima, curando con grande abnegazione i feriti, si da essere definita l’Angelo dei Mille. Si era legata a metà del 19° secolo a Francesco Crispi, un patriota siciliano costretto all’esilio. e visse con lui tra Marsiglia,Torino,Parigi, Londra,Malta, dove si sposarono con una cerimonia allora un po’…frettolosa, e che come tale ebbe poi
tanta importanza nella loro vita in comune.
A Londra avevano conosciuto Giuseppe Mazzini che ne intuì le grandi doti operative e vista la grande partecipazione della ragazza alla causa comune non esitò a impiegarla in
missioni a alto rischio. E così lei cominciò a girare per l’Europa mettendo spesso a rischio la propria vita, passando da un Paese all’altro,portando denari, ordini, bombe, assicu-
razioni ai militanti, tanto che lo stesso Garibaldi disse un gran bene di lei.
Ma una volta sorto il Regno d’Italia Crispi fece carriera arrivando a essere primo ministro, e allora la ripudiò senza alcun rimorso per poter sposare una nobildonna che poi lo
cornificò senza ritegno. Lui fu accusato di bigamia ma tanto tramò che riuscì a vincere la causa facendo ritenere nullo il matrimonio con Rosalia, che da allora visse  a Roma come un’esiliata, dimenticata e abbandonata da tutti.
In vecchiaia si riincontrarono senza mai accennare al passato comune, lei non volle infrangere quel silenzio, rispettando i rispettivi ruoli.e pur considerandosi sempre parte
di quel mondo di cui aveva fatto parte.
Rose o meglio Rosalia Montmasson è vissuta in varie città, possiamo dire nelle tre capitali d’Italia, ma stranamente in nessuna di esse è ricordata con una strada o una
piazza. Esiste sono una sua statua, in verità Francesco Crispi aveva commissionato a uno scultore suo amico due messi busti che li ricordassero, ma dopo il crollo della
loro unione e tutto il can can che ne era seguito li avevano fatti sparire. Fu il nipote Francesco,allora questore a Pisa, a ritrovare tra le cose rimaste a Rosa queste statue
che poi furono ospitate al Museo Civico di Pisa. Scomparse di nuovo, era stata poi ritrovato un pò malmesso e senza piedistallo il busto della Montmasson, e questo fatto
è un po’ la sintesi perfetta della vita di una grande donna, vissuta tra alti e bassi, ma da sempre determinata a non scomparire e a riaffermare la sua grande forza morale.
Lei comunque volle fare buon viso a cattiva sorte, il suo motto era “se gli ingiusti dormono bene,coloro che hanno patito delle ingiustizie dormono male”. Eppure lei
era Rosalia, l’angelo di Calatafimi, l’unica della della spedizione dei Mille, la “madre della patria”.
Un atto di fede  e di riparazione questo di Marco Ferrari, giornalista, scrittore di narrativa ma anche di altri testi storici. Qui ci consegna un affresco storico a mezza
via tra il racconto d’avventura, l’epicità dei personaggi storici, il mistero,  anche la suspense, tutto al servizio del ritratto di una donna che aveva fatto l’Italia a dispetto
di chi voleva condannarla all’oblio.

 

GIUSEPPE PREVITI


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