Il Blog di Giuseppe Previti

” UCCIDETE IL CAMALEONTE ” di CARLO F.DEFILIPPIS (MONDADORI)

Il Camaleonte che sa mimetizzarsi, adattandosi perfettamente all’ambiente, per ingaggiare spesso lotte mortali con i suoi simili. In questo romanzo si parla di un serial killerche uccide per follia, per rabbia, per dare sfogo alla propria malattia.In gergo verrà soprannominato appunto Il Camaleonte. Riesce sempre a fregare i suoi inseguitori, si diverte alle
loro spalle, si camuffa tra le folle, lascia sempre un segnale di riconoscimento, mettendo alle vittime una fede nuziale,. Cosa vuol significare e cosa vuol celebrare ?
E così in una torrida estate a Torino aumenta la paura, sono già state uccise nove donne. Il questore di Torino, visto che la megasquadra venuta da Roma non cava un ragno dal
buco affida l’indagine al migliore dei suoi, il commissario Salvatore Vivacqua che ha già catturato in passato un serial killer. Deve rinunciare a partire per le ferie con i suoi, e
con il suo vicino Sanandrea e gli altri della sua squadra deve affrontare il  Mostro.§Ma le indagini non fanno progressi, si susseguono gli omicidi, finché il fiuto di Vivacqua, e nonostante gli errori commessi dagli investigatori, porta a un indizio probante sì da arrivare al colpevole, anche se non mancheranno ulteriori sorprese…

“In greco il suo nome significa Leone di terra, noi moderni lo chiamiamo camaleonte. E’ un rettile,un sauro più precisamente, piuttosto lento, capace di attendere la preda in
totale immobilità per delle ore. Non è un animale sociale,vive per i fatti suoi,anzi disdegna i propri simili con i quali spesso ingaggia lotte mortali. Sa mimetizzarsi, sa adattarsi
perfettamente all’ambiente; alcune tribù ritengono che porti in sè lo spirito maligno dei morti……”.
Il Camaleonte di cui invece si occupa  Carlo De Filippis in Uccidete il Camaleonte è invece il nome attribuito a un killer che sta terrorizzando la città di Torino, avendo già ucciso nove donne.
Ritorna così il commissario capo Salvatore Vivacqua, Totò per gli amici,un siciliano tutto d’un pezzo, che alla vigilia di partire con moglie e figli per le agognate vacanze estive deve restare nella calda estate di quei giorni a Torino per dare la caccia a questo diabolico serial killer.
De Filippis sa giocare bene le sue carte mettendo insieme vari elementi della tipica atmosfera di una indagine serrata e senza respiro, con la particolarità dello psicopatico che
via via seguiamo nei suoi commenti e nei suoi pensieri via via che la situazione di evolve in contrapposizione ai pensieri e ai passi del poliziotto.
Il susseguirsi della vicenda è veramente avvincente,le indagini vengono descritte in maniera molto approfondita, lasciando anche spazio a i pensieri e ai sentimenti dei vari po-
liziotti, dal questore all’ultimo agente, mettendo realisticamente in luce le dispute e le rivalità tra gli inquirenti.
Il nostro commissario appartiene ormai di diritto alla famiglia molto numerosa dei “commissari di carta”. Vivacqua è un buon poliziott0, un pò orso,con i suoi uomini ha la
tendenza a fare sempre di testa propria ma cerca sempre di proteggerli, come del resto è attaccatissimo alla famiglia.
L’altro grande protagonista , in un romanzo comunque fin troppo zeppo di personaggi e fatti è il “Camaleonte”, questo il nome in codice dato all’assassino. Il camaleonte è un
animale che riesce sempre a  mimetizzarsi come  questo pluriomicida. E’ un uomo che si porta dietro una brutta storia sin dall’infanzia e che vuole scacciare i propri incubi
e i propri tormenti commettendo una serie di delitti uccidendo ragazze che chiama “le sue spose”.
Sin troppo sullo sfondo forse Torino città, qui si parla per lo più di interni e di ambienti sempre al chiuso o notturni.
Denso di emozioni e tensioni, si vive quasi in….diretta la corsa contro il tempo degli investigatori e del commissario per frenare la mattanza dell’assassino. In conclusione
una storia forte e feroce, che fa il suo forte della tensione e della emotività.

 

GIUSEPPE PREVITI


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