Il Blog di Giuseppe Previti

” LA VERSIONE DI FENOGLIO” di GIANRICO CAROFIGLIO- EINAUDI

In un istituto di fisioterapia si incontrano due degenti che stanno seguendo il percorso di riabilitazione. Uno è Pietro Fenoglio, un vecchio maresciallo dei carabinieri a un passo
dalla pensione, e un giovane, Giulio, un ventenne assai intelligente molto sensibile ma anche molto disorientato su cosa fare nella vita. I due entrano presto in confidenza, si
scambiano ricordi personali, ma poi piano piano è il vecchio maresciallo a conquistare il giovanotto raccontandogli tanti aspetti e situazioni della sua lunga vita investigativa.
Ma più che fare cronaca il maresciallo si appassiona e appassiona il suo interlocutore a parlare del metodo investigativo, di come si conducono le indagini, dei concetti di verità e menzogna, delle modalità degli interrogatori.
Quindi da una parte i colloqui  tra due convalescenti, dall’altra la virtuale stesura di un vero e proprio manuale dedicato al metodo investigativo., ma il tutto al servizio di una
storia nuova, diversa, anche personale, dove troveremo buoni e cattivi, malvagi e giusti.

Ritroviamo in LA VERSIONE DI FENOGLIO una vecchia conoscenza dei lettori di GIANRICO CAROFIGLIO, il maresciallo Pietro Fenoglio. Un vecchio piemontese, ormai vicino alla pensione, da tempo di stanza a Bari. Comincia a essere il tempo dei bilanci, e gli capita di ripensare agli eventi della propria vita e del proprio servizio nell’Arma. E
del resto non gliene manca il tempo, è momentaneamente a riposo e sta seguendo un percorso di rieducazione dopo un intervento all’anca. Qui Fenoglio conosce una bella
fisioterapista, questa quasi gli fa capire che è interessata a lui, ma Fenoglio ha paura di fare una brutta figura e finisce per non prendere mai iniziative. Diciamo che questa è
la parte più lieve, più romantica della storia che invece assume tutto un altro tono quando al nostro personaggio principale  ne viene affiancato un altro bisognoso di cure,un
ragazzo di vent’anni che ha subito un grave incidente d’auto. E’ un ragazzo che fa l’università,frequenta legge come impostogli dal padre ma è assai incerto sulle vie da- intra-
prendere. Tra il maturo maresciallo e il giovane nasce una bella occasione di confronto, con Fenoglio che vuol fargli capire cosa è il suo mestiere e cosa implica, rivelandogli i segreti di varie indagini svolte durante la sua carriera.Così ne deriva una sorta di manuale  sul” come investigare” che però si deve assolutamente combinare con l’arte di narrare
delle storie. In effetti cosa fanno gli investigatori quando stendono i loro rapporti per l’autorità giudiziaria ? In estrema sintesi elaborano una storia come scrivessero un racconto , cioè non si limitano a fare cronaca. Da una parte c’è ” l’arte di guardarsi intorno”, dall’altra il raccontare i fatti così come si sono verificati ma in maniera-come appunto in un
romanzo-che si “facciano leggere”.
Un libro molto interessante per come si sviluppa e qui va lodato CAROFIGLIO, che praticamente offre ai più giovani la sua esperienza di scrittore, di magistrato, di uomo e
tramite Fenoglio e Giulio, che potrebbero essere un padre e un figlio, lascia il suo pensiero, la sua concezione dei valori della scrittura. Un racconto senza orpelli, si parla molto
e anche pacatamente, e con il merito di non dire menzogne ma sacrosante verità.
Ovviamente a prima impressione si potrebbe anche parlare di un saggio sulle tecniche di indagine, ma per rendere quest’opera più accessibile a tutti, e per evidenziare maggior-
mente questa lezione di vita, ricorre al dialogo tra due personaggi. Un romanzo che-come ha dichiarato lo stesso autore-non vuole essere assolutamente pedagogico, ma è sem-
plicemente una chiacchierata tra un anziano e un giovane, poi a ognuno trarne gli insegnamenti che scaturiscono dalle parole del maresciallo.
Qui si parla, nelle varie esemplificazioni di Fenoglio, delle ipotesi investigative, anche quelle che possono sembrare perfette non sono esenti dubbi, cioè va sempre contemplato
l’errore, lo diceva anche un certo Sherlock Holmes.
E quindi ci troviamo difronte a un libro che se legge bene perché non gioca sugli effetti, ma ti prende con la forza delle parole. Nel racconto due protagonisti, uno più navigato,
più esperto, l’altro più tenero,. più scoperto, che fa del non aver certezza la sua forza, ma è evidente che alla fine il carabiniere e l’universitario sono le due facce della stessa per-
sona- Il più maturo, forte dell’età, può dare consigli, il giovane che deve affrontare la vita ascolta e prende nota, ma è nella metamorfosi della vita,nel suo trascorrere che tutto
questo avviene.
Una cosa positiva di questo romanzo è la lingua. la definiremmo la terza protagonista del romanzo stesso, una scrittura scorrevole, leggera,  con un parlare sciolto ma anche penetrante e incisivo. E quello che colpisce nei due p


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