Il Blog di Giuseppe Previti

” LA GIUSTA PARTE ” DI ALESSANDRO BONAN- LA NAVE DI TESEO

Siamo all’ultima partita di campionato, mancano ormai pochi secondi alla fine di una partita decisiva per la permanenza in serie A quando l’arbitro concede un calcio di rigore
alla squadra ospitante. Due uomini sono quindi chiamati ad affrontarsi in questa sfida decisiva: da una parte Giacomelli, il capitano, meglio conosciuto come il Pesse,bandiera
della squadra, un tipo certo molto discutibile, non proprio uno stinco di santo, gran donnaiolo, sempre pronto ad approfittarsi degli altri, con un sorrisetto beffardo e supponente. Dall’altra Antonio Griffanti,il portiere,una rivalità antica, lui è un vero gentiluomo, un grande amore per la moglie, una vera passione per i libri. Due tipi opposti,
due persone assolutamente diverse, ma i cui destini sembrano ora  essere accomunati da questo calcio di rigore, come se un filo invisibile li unisse e da questo calcio di rigore
dovesse dipendere la loro vita.

Il calcio di rigore è un qualcosa che rende tutti allo stesso tempo uniti e contrari, contenti e arrabbiati, sboccati e speranzosi, ma ancora più profondamente incide sull’animo dei
calciatori, sia per chi lo tira, sia per chi lo deve parare.Certamente non è da questi particolari che si giudica un giocatore ma è chiaro che sulla loro pagella e sul loro morale incide
in maniera particolare.
Il giornalista sportivo Alessandro Bonan affronta l’argomento “calcio di rigore” con un romanzo breve(o racconto lungo) assai intenso e anche drammatico se vogliamo La giusta parte che è la cronaca romanzata di un rigore che deve essere calciato. E’stato assegnato all’ultimo minuto di una gara decisiva per la salvezza ai padroni di casa, che devono assolutamente vincere mentre agli ospiti  basterebbe un pareggio per salvarsi. Si avvia sul dischetto il capitano della squadra ospitante, specialista nelle massime punizioni, il
Pesse, e lo fronteggia il portiere Griffanti, una figura abbastanza anonima, infatti non ha un soprannome. I due sono completamente diversi, il Pesse ha una vaga rassomiglianza
con Che Guevara, e passa per un ribelle. Ha rifiutato il trasferimento alla Juventus, e questo lo ha reso un idolo per i suoi tifosi, ma le verità è che non voleva fare il panchinaro.
Lui è un infedele per natura, un vero sciupafemmine, è un grosso scommettitore, chissà se ha mai scommesso contro…. E infatti in questa partita decisiva ha scommesso molti
soldi sul pareggio che lo consolerebbe dalla retrocessione, lui è fatto così, o lo ami o lodi, ma ora è un bivio… Completamente differente il suo avversario, preciso,fedele, un tipo
perbenino, legge molti libri, dal padre militare ha ricevuto una educazione molto rigida, del resto il suo idolo era un certo Zoff, l’antisegnano del calciatore scapestrato e di poca
affidabilità. Va anche detto che è molto attaccato alla moglie che è gravemente malata e necessita di cure costosissime.Bonan ci racconta quindi una storia, anzi tante storie che
fanno parte della stessa storia di partenza, quella di un “infinito” calcio di rigore visto attraverso le impressioni,i pensieri, i sentimenti di vari personaggi. Insomma una sorta di
Rashomon dove la verità cambia a seconda di chi la racconta. In primis i punti di vista dei due protagonisti, ,il Giacomelli e il Griffanti, che rivedono la loro vita e i loro sogni, i
loro difetti e i loro vizi. Negli attimi che precedono l’effettuazione del tiro ci saranno anche altri che porteranno la loro verità, l’ arbitro, la moglie del Pesse, il radiocronista Pizzi-
menti, speaker di Radio Drago. Quindi una storia spesso drammatica,narrata da più voci che ci confermano che la verità sulla vita, sull’amore, sull’amicizia, sul rispetto delle
regole non può essere una sola. Lode a Alessandro Bonan scrittore  che si rivela dotato di buone capacità ironiche che si riflettono in questo romanzo, a volte anche licenzioso, ma profondamente umano e a volte assai amaro.
Per gli amanti delle etichettature, in questo romanzo assai dialogato, quando l’autore scriverà una pièce teatrale ?,si possono cogliere aspetti di un giallo, di un mistery, alla fin
fine è un libro basato sull'”attesa”, qui non aspettiamo….Godot ma l’esecuzione di un calcio di rigore, che sembra non avvenire mai, l’autore lascia spazio a un finale aperto, ma
la sua storia non è altro che la storia di un’attesa, l’attesa di un qualcosa che deve avvenire, ma non sappiamo quando e come finirà, quasi quasi un giallo in controtendenza, dove
non è necessario scoprire un assassino, ma scoprire le  motivazioni che stanno muovendo quei due, seminando indizi, così  il libro va avanti, e il finale non arriva, tutto questo
tornare indietro nel tempo servirà a qualcosa ? Tante scatole  cinesi che si aprono ma che ne fanno sempre trovare un’altra……

 

 

GIUSEPPE PREVITI


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