Il Blog di Giuseppe Previti

” QUANDO CAMILLERI PARLAVA DI COLORE GIALLO….”

Insieme a Km.123 nella stessa pubblicazione viene riproposto un intervento  di ANDREA CAMILLERI a un convegno del 2003. Qui parlò di un colore ” IL GIALLO”, ovvia-
mente non inteso come colore in sè, ma come  giallo derivato dal colore di copertina. Fu scelto nel 1929  dall’editore Mondadori quando diede vita a una nuova collana di ro-
manzi polizieschi. E così il poliziesco, il mistery vennero chiamati “Gialli”. Il primo gruppo pubblicato fu composto tutto da autori stranieri, VAN DINE, EDGAR WALLACE,
ANNE KATHARINE GREEN, R.L.STEVENSON., tutti grandi romanzieri, veri maestri nei loro stili narrativi e di scrittura.
Mondadori scelse il giallo perché usava già l’azzurro per la narrativa e il nero per storie più cupe e crude, ed  “Il Giallo” servì per caratterizzare “il romanzo poliziesco”, e del
resto anche gli altri editori nelle loro collane ricorsero a questo colore.
Dopo gli inizi si annunciarono nuovi autori, spesso provenivano dal teatro, tra gli italiani Anton,De Stefano, Giannini, Tieri, Varaldo. Qui CAMILLERI dice che forse si pensava
che la caratteristica di un buon Giallo fosse nella intensità, nella concisa drammatizzazione, e quindi chi meglio di un drammaturgo poteva scrivere un giallo ?
Oggi verrebbe da dire che il criterio era abbastanza opinabile, certamente le tragedie greche, elisabettiane, scespiriane hanno in sé i connotati del giallo e ancora oggi hanno una
loro forza espressiva notevole, ma ogni epoca ha in suoi cantori, e poi se è vero che lo scopo del giallo è quello di arrivare ad una soluzione il teatro risponde ad altre prerogative
e principi.§
In Italia il romanzo giallo ebbe un successo immediato. Molti si sono chiesti perché, suggestiva fu la spiegazione di Sciascia: ” chi legge un giallo si identifica nella storia e nei suoi protagonisti, ma non…in  Sherlock Holmes quanto in Watson, ovvero il lettore sarebbe una sorta di “spalla” che assiste più o meno passivo all’evolversi della vicenda.
Questo però contrasta con il pensiero e le “regole”dettate da tanti giallisti,Van Dine uno per tutti, dove si dice che l’investigatore non deve essere avvantaggiat0 rispetto al lettore
che se ne è capace può addirittura precedere l’investigatore nella soluzione del caso.
Ovviamente ogni considerazione va legata all’epoca in cui è formulata, oggi è difficile mettersi a leggere un libro con l’intento di fare a gara con il protagonista, anche perché è
cambiato il modo di scrivere un giallo, l’indagine è quasi passata in seconda linea.
Un periodo fruttuoso….ma non tanto per il giallo italiano si ha quando il regime fascista impone alle case editrici una quota fissa di autori italiani. Ma certo non ne guadagnerà in qualità. Oltre tutto, sempre in ossequio a certe direttive del regime le storie vengono ambientate fuori d’Italia, trasformata in un paese  dove la criminalità non esiste. >Ci  sono giudizi opposti, ad esempio ALESSANDRO VARALDO auspica una via italiana del Giallo, AUGUSTO DE ANGELIS , sicuramente il giallista migliore di quel periodo, la pratica creando il commissario De Vincenzi. Anche Varaldo creerà un commissario alla romana , il “Sor Ascanio”. Ezio D’errico andrà invece all’estero con il commissario Richard della
Sureté, una chiara derivazione di Maigret.Pure l’ambientazione di GIORGIO SCERBANENCO è in questi anni situata all’estero, infatti opera a Boston il suo detective,un archivista Arthur Selling.
Ma sono tempi difficili, le restrizioni “censorie” aumentano, si vuole combattere l’esaltazione del delitto, l’assassino non deve assolutamente essere italiano, e non deve sfuggire all’arresto.
Detto questo ci sarebbe da fare<un’altra osservazione , nei paesi a regime dittatoriale, da Hitler a Stalin a Mao a Franco a Tito non vengono pubblicati romanzi gialli.
Interessante è anche vedere cosa avviene in altri Paesi. In Francia Georges Simenon, già esploso grazie a Maigret, acquista ancora maggiore fama con i romanzi non polizieschi e
molti “mostri sacri”della letteratura francese lo apprezzano si che arriverà a pubblicare con Gallmnard, ma siccone i….Rosiconi non mancano mai ecco che per qualche tempo non pubblicherà Maigret.Ma intanto era passato il principio che uno scrittore con la S maiuscola poteva anche scrivere dei romanzi di genere. Ma la tendenza sarà anche confermata anche negli Stati Uniti dove si parla di DASHELL HAMMETT e RAYMOND CHANDLER in primis, ma anche tanti altri, come cfreatori di dialoghi di assoluta maestrisw, ma anche di testi ricchi di ambientazioni, di personaggi, di situazioni in cui li si apprezzano per come sono, a prescindere dal delitto e dalla caccia al colpevole.
E come non rammentare JORGE LUIS BORGES, un grande scrittore del ‘900 che scrisse “I sei problemi per don Isidoro Parodi”, in cui questo investigatore è un detective condannato ingiustamente. E in Italia ? Si vivacchia nel dopoguerra quando- anno 1957-viene pubblicato in romanzo QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE VIA MERULANA .Sicuramente un giallo con un delitto e un commissario che indaga, Don Ciccio Ingravallo, ma stranamente non ci sarà un colpevole nè la sua condanna. Gadda è interessato alla
Roma fascista, ai suoi abitanti, nobili e popolani, c’è il modo di vivere di quel tempo, il tutto impreziosito dall’uso di un linguaggio veramente unico e efficare.
Nel 1961 esce invece IL GIORNO DELLA CIVETTA di LEONARDO SCIASCIA ,anche questo può essere definito un giallo che non è un giallo. Sicuramente un racconto scritto
con la struttura del giallo, ma che porta la grande novità che il colpevole non può finire in carcere, perché il colpevole è lo Stato stesso.
A Gadda il merito di aver scritto un giallo in senso pieno, ma il suo  è un giallo senza soluzione, un vero e proprio…PASTICCIACCIO.
Qui si potrebbe dire che i nostri autori sono stati molto anticipatori dei nostri tempi,infatti dagli anni sessanta tanti sono stati i misteri di stato, stragi, attentati, tutti sanno chi sono i colpevoli, ma mai (o quasi) finiscono in galera. E va detto che gli unici che hanno tentato di dare una risposta a Ustica, a Piazza Fontana, alla strage della Stazione di Bolo-
gna o di via dei Goergofili a Firenze, all’affare Moro, sono stati i giallisti che hanno scavato dietro la facciata di questi fatti riportando i vari incroci e le possibili verità.
Ma se il Giallo è diventato sociale c’è un altro autore che scrive una storia tutta italiana e subito si rivela un capostipite per il romanzo giallo di marca italiana, GIORGIO SCERBANENCO,  con  VENERE PRIVATA, protagonista Duca Lamberti,un investigatore privato. Siamo in una Milano violenta, crudele, già consumistica e quindi allettante la
grande criminalità. Scerbanenco un grande osservatore, della città e del suo tessuto sociale.
Se Scerbanenco è il padre del Giallo italiano dopo di lui tanti autori, sempre a Milano Olivieri, a Bologna Macchiavelli,Lucarelli, Guccini,Fois, Fruttero e Lucentini a Torino, Carlotto nel Nordest, Bruno Morchio a Genova, Vichi e Gori a Firenze, Piazzese e Cacopardo in Sicilia.
La forza delle loro trame è che si descrivono città,regioni ,ma anche annate da scoprire o da riscoprire. A tutti questi va certamente aggiunto ANDREA CAMILLERI con la sua Vigata e il commissatio Montalbano. Su Camilleri si può aggiungere che per molti versi la sua produzione ricorda quella di Simenon, entrambi hanno creato un commissario che ha ….sfondato l’immaginario collettivo, ormai i personaggi sono considerati uno di noi. La gente quando passa dal Quai des Orfevres guarda le finestre della vecchia sede della
Polizia  e dice ” Guarda,quella è la finestra di Maigret “, oppure organizza tour culturali-gastronomici nella Vigata di Montalbano. Ma entrambi gli scrittori hanno anche una produzione letteraria che non è assolutamente poliziesca.
In conclusione, tornando al saggio  di Camilleri lo stesso discorso fatto per i giallisti italiani lo possiamo estendere anche all’estero a cominciare dall’Europa. Da Henning Mankell a  Camilla Lackberg tramite i loro gialli si scopre la situazione socio-economica della Svezia. Manuel Vazquez Montalban, finchè è vissuto, e la Alicia Gimenez Bartlett
sono stati i cantori dei problemi politici e sociali della Spagna. Un’altra aerea che ha i suoi cantori è il Merditerraneo, Carlotto in Italia. il compianto Jean-Claude Izzo in Francia,
e poi il greco Markaris che ci ha insegnato più lui sui disastri economici(e non solo….>)della Grecia che le tante chiacchiere dei politici.
Dalla relazione di Camilleri (2003) sono passati ormai quasi vent’anni, il nostro auspicava che il rispetto maggiore per il giallo sarebbe venuto quando non si sarebbe più parlato di “colore giallo”.
Io direi che intanto andrebbe riaffermato un vecchio principio,ovvero ci sono buoni scrittori e cattivi scrittori, il colore non c’entra.Poi, e la tendenza oggi è sempre più generaliz-
zata, si raccontano delle storie , vere,inventate, romanzate, e queste storie sono composte da tante cose. Oggi il delitto e la soluzione del caso sono sempre meno importanti !

 

GIUSEPPE PREVITI


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