Il Blog di Giuseppe Previti

” SEI DONNE E UN LIBRO ” DI AUGUSTO DE ANGELIS- MONDADORI

Milano, prime ore dell’alba, uno spazzino che sta pulendo le strade< si imbatte in un misterioso involto con attaccato un biglietto “Prego consegnare alla Qustura”.
L’uomo esegue e poco dopo il pacco sarà sul tavolo del commissario De Vincenzi della Squadra mobile. Contiene un camice bianco da medico e quattro ferri chirur-
gici, tra cui un bisturi macchiato di sangue.  ” Cosa significa ?” si chiede il commissario, oltre tutto lui è un po’ superstizioso,  come resta anche colpito da una miste-
riosa telefonata , con una voce femminile che chiede di parlargli ma poi tronca la conversazione. Chi era ? Cosa voleva ?
IL commissario se ne torna a casa, ma il suo riposo sarà breve, viene infatti  chiamato d’urgenza per un altro caso ben più grave, un noto senatore, famoso anche come
chirurgo,è stato trovato assassinato nella notte a colpi di pistola in una piccola libreria. Il caso ri rivela della massinma urgenza, sarà lo stesso questore a recarsi con De
Vincenzi sul luogo del delitto.
Scatta quindi l’indagine pur se il commissario continua a pensare a quel pacco recapitatogli e alla telefonata misteriosa, lui è sempre dell’idea che questi fatti sono collegati
tra loro,  e qualcosa gli dice che i tre fatti non sono capitati insieme per caso.
Il senatore aveva la fama di essere un gran donnaiolo e questo ci rimanda alla sei donne del titolo, come il libro citato sempre nel titolo è l’unico libro, un libro erotico,
scomparso dalla libreria dove il corpo della vittima è stato rinvenuto, Ma la storia vede comparire un gruppo di spiritisti, una medium, dei mezzi o interi delinquenti,
insomma delle bellissime donne e delle figure di popolani. De Angelis si affida come sempre al suo cervello, al proprio intuito e alle proprie sensazioni, piano piano dovrà
eliminare il superfluo e allora troverà l’assassino,

“Non credeva all’evidenza degli indizi, alla certezza delle prove . Nessuna prova era certa. Nessun delinquente firma il suo delitto,Il caso lo firma”. Questo era il modo di pensare e di agire del commissario De Vincenzi che ritroviamo alla sua seconda indagine in  SEI DONNE E UN LIBRO,  romanzo scritto da AUGUSTO DE ANGELIS,. Storia ora ripropo-
straci ne I GIALLI MONDADORI, in occasione delle pubblicazioni previste per i 9o anni dell’uiniziativa.
E appunto in questo libro del 1936, secondo della serie dei 15 pubblicati,,traspare il modo completamente innovativo con cui agisce questo giovane commissario che opera nella
Squadra mobile della questura di Milano. La sua è una voce un po’ fuori dal coro, poco impegnato politicamente,sogna la poesia e la freschezza delle sue montagne natie, cita autori non proprio ben visti come Oscar Wilde e Freud, è personaggio abbastanza malinconico e solitario, a differenza dei colleghi non aborrisce il turno di notte, ma quel che
più conta è indipendente nei giudizi e rifugge dalle soluzioni facili, diciamo che è un buon poliziotto e infatti il questore lo apprezza. Tutto questo ha fatto evidentemente  conoscere il suo autore, Augusto De Angelis, da molti considerato il padre e il pioniere(ci sembra più azzeccato) del Giallo all’italiana. Certamente questo scrittore è  stato il
maggior giallista italiano negli anni trenta e seguenti. Vanno anche aggiunti ai risvolti psicologici le ambientazioni in una Milano che sta diventando una metropoli moderna
e il modo di costruire i personaggi, veramente notevoli, li sa delineare con brevi tratti. rendendoli subito molto reali agli occhi del lettore.
Il titolo di questa storia fa riferimento a sei donne, sono quelle che hanno fatto parte dell’….harem della vittima, ovvero quel professor Magni, bello, donnaiolo, elegante,
un “vittorioso della vita” per alcuni, un egoista senza scrupoli per altri, un fortunato per altri ancora. Un libro scomparso nella libreria del delitto attirerà l’attenzione del com->
missario, libro che in  unisono alle abitudini del Magni era naturalmente un libro erotico. Fanno corona a questo protagonista che noi conosciamo da morto ma il personaggio
è “animato” dai vari ricordi di chi lo ha conosciuto, delle donne sempre bellissime, un circolo di spiritisti con una medium che arrotonda così le sue entrate, e poi gente varia, di
differenti estrazioni sociali, con la solita porzione di buoni e cattivi. Su tutti spicca il nostro commissario che ricorrerà a un espediente tipico del giallo classico cioè il riunire
tutti i protagonisti della storia, in questo caso a una seduta spiritica, , per arrivare a scoprire il colpevole.
Con AUGUSTO DE ANGELIS e il suo commissario siamo passati comunque a una visione completamente opposta di quello che era l’indirizzo comune del Giallo classico, ovvero
la rinuncia  al Giallo deduttivo, con De Angelis trionfano l’intuito e la psicologia.
Una visione moderna quella di De Angelis nella costruzione di un giallo e che avrebbe meritato una miglior fortuna. Purtroppo non era molto ben visto dal regime già il
parlare nelle sue storie di criminali…italiani era andare controcorrente….

 

 

GIUSEPPE PREVITI

 

 


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