Il Blog di Giuseppe Previti

” IL DIAVOLO NON ABITA QUI” DI GIORGIO SIMONE – DAMSTER EDIZIONI 23 1.2020

Siamo nel 1899 a Larderello dopo operano varie società boraficere tra i vapori roventi della “Valle del Diavolo”. Viene ucciso con due colpi di fucile il direttore di uno di questi
stabilimenti, il francese Armand Thibault.
Toccherà al principe Anzecchi, responsabile della società, interessarsi di questa brutta storia e improvvisarsi investigatore per capire come e perché è successo,. I sospetti§
ricadono subito su un operaio della società, Edoardo Liberati, detto Falcino, che il Thibault aveva fatto licenziare. Era successo che il Liberati aveva aggredito il barbiere del
paese, che su incarico del direttore, aveva proposto alla madre di una ragazzina di farla assumere dal direttore che viveva, pur sposato, da solo in una villa dove non… disdegnava
assumere a servizio ragazze del popolo. Il Liberati che considerava la ragazza come una figlia non aveva gradito l’invito e aveva trattato in malo modo il malcapitato messaggero.
Questi aveva riferito al Thibault che si era vendicato facendo licenziare in tronco l’operaio. Questi a sua volta aveva affrontato il barbiere e lo aveva ucciso,dandosi poi alla macchia, unendosi a un feroce brigante che infestava la zona.
Naturalmente è facile addossare al Liberati anche il secondo delitto ma l’Anzecchi, con l’aiuto del maresciallo del carabinieri del posto ricostruisce ll fatto, ma anche in seguito
a un colloquio segreto con il Falcino, si convince che non è lui l’assassino del francese,  comprendendo anche che non sempre la soluzione più scontata è quella giusta.
Ma in compenso non sempre la verità coincide con l’interesse generale…

Questa storia ambientata in una delle zone industriali più caratteristiche d’Italia, quella dei soffioni boraciferi di Larderello, si svolge appunto in Toscana, in mezzo a boschi e
colline metallifere, nella c.d. “Valle del Diavolo” dove dalle viscere della terra  acque e vapori. All’inizio la valle era materia di leggende, ricche di diavoli e streghe, ma con il pas-
sare del tempo, con il progresso della tecnica, le località geotermiche hanno sempre  avuto più successo con lo sfruttamento delle energie del sottosuolo, passando quindi dal’
l’essere considerate luoghi da fiabe “nere” al divenire luoghi da sfruttare industrialmente con costruzuoni di manufatti,fabbriche che sfruttano e le acque termali e i sali minerali,
creando una zona industriale che si svilupperà sempre più e che ancora oggi ha la sua rilevanza nell’economia toscana.
Un autore toscano, tra l’altro di quelle parti, molto addentro al c.d.giallo storico, GIORGIO SIMONI,si cimenta quindi in un mistery con sfumature di giallo ambientato nella zona di Larderello, dove fantasia,verità, rapporti umani si mescolano a meraviglia, dando così origine a IL DIAVOLO NON ABITA QUI.
Larderello è un villaggio costruito nell’Ottocento tra i vapori boraciferi della c.d.”Valle del Diavolo”, dove il direttore di una importante società è il francese Armand Thibault, uomo dal carattere dispotico e arrogante, spadroneggiando con modi non certo urbani, disinteressandosi dei sentimenti altrui ,esercitando una sorta di…diritto sulle giovani del
paese che ha portato la moglie a staccarsi da lui,stanca dei suoi modi e dei suoi tradimenti . Quando l’uomo viene ucciso a fucilate le indagini toccano al maresciallo dei carabinieri reali del posto,ma uin pratica il vero deus ex machina della situazione sarà il principe Anzecchi, responsabile della società, a coordinare le indagini anche per salva-
guardare il buon nome dell’azienda.  Le indagini dopo una prima sommaria chiamata di responsabilità prendono tutt’altra direzione. I tempi però sono quelli che sono, il buonome della società va tutelato, i rapporti tra padroni e operai sono quelli che sono e certo il potere lo hanno i primi, e quindi alla fine la soluzione più ovvia è quella che disturba meno, a dispetto della verità. Un quadro poco confortante, forse anche il diavolo di fronte a questo ipocrita perbenismo si rifiuterebbe di abitare li….
GIORGIO SIMONI si conferma un buon raccontatore di storie, ,qui tiene a dire che è tutta fantasia, ma la sua prosa meticolosa e ricca di riferimenti  storici, economici, geografici fanno si che oltre che a dare un quadro ben esatto di questi luoghi della Toscana anche la storia abbia una sua verosimiglianza e d’altra parte l’autore è anche
abile nel confezionare una trama gialla che appassiona e tiene avvinto il lettore,. E poi per gli amanti delle favole “nere” con tutto quello che avviene in superficie e nel
sottosuolo la presenza del diavolo non è poi cosèì peregrina.
Uno spaccato interessante di una delle zone più singolari d’Italia, quella degli insediamenti boraciferi di Larderello, e nel contempo una storia oscura e misteriosa dove il diavolo
assume varie sembianze umane……

 

 

GIUSEPPE PREVITI


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