Il Blog di Giuseppe Previti

” AH L’AMORE L’AMORE ” di ANTONIO MANZINI – SELLERIO 1-2-2020

Rocco Schiavone è ricoverato all’ospedale di Aosta dopo che in un conflitto a fuoco una pallottola lo ha colpito causandogli la perdita di un rene. L’operazione è andata bene
ma lui è sempre inquieto, non ha fermezza, vaga per l’ospedale parlando con tutti e infischiandosene delle regole. Proprio in quei giorni un ricco imprenditore del posto ha
perso la vita mentre veniva operato per un clamoroso errore dell’equipe che lo stava operando, la stessa che aveva operato Schiavone, che aveva avuto modo di apprezzarla
per la capacità e l’abilità mostrata nei suoi confronti, E quindi il vicequestore non si capacita come possono essere incappati in un errore così grosso come l’avere scambiato
una sacca di sangue per la trasfusione. Inizia allora a indagare per conto suo, poi convoca i suoi uomini e si rivole al magistrato perché è convinto che sia stato commesso un
delitto e allora bisogna ricostruire la vita della vittima, un imprenditore di successo fattosi da se, e Rocco vuole vedere se nella sua vita c’erano dei punti oscuri.
Intanto la sua vita all’ospedale procede tra alti e bassi, orari impossibili, compagni a volte troppo invadenti, cibo scadente, e lui allora si agita, gira per l’ospedale, ormai ne
conosce tutte le aree, ficca il naso dappertutto. Non sarà facile dirigere l’inchiesta dai corridoi dell’ospedale ma lui non è certo il tipo che si arrende…

Dopo nove romanzi e dieci racconti Antonio Manzini e Rocco Schiavone non hanno ancora perso la voglia di indagare e di farsi i…..  degli altri.Certo nel tempo è cambiato
questo romano trasferito per punizione da Roma ad Aosta. In un primo tempo un pesce fuor d’acqua…o di neve…, con le clark e il loden in mezzo al freddo e alle intemperie,
ma lui si ritiene “cittadino” e tale vuol rimanere, Ma passano gli anni e pur essendo scontato il ripetersi di storie e personaggi nei seriali, però via via  si nota nel tempo un
evolversi di personaggi, di fatti, di atmosfere, di procedimenti anche narrativi che fanno sì che ogni capitolo della storia risulti sempre meno simile ai precedenti.
In questo Ah l’amore l’amore l’indagine si svolge in gran parte all’interno di un ospedale dove il nostro vicequestore è ricoverato dopo l’esportazione di un rene, a seguito di
un conflitto a fuoco. Siamo vicini al Capodanno, un ricoverato è deceduto in seguito allo scambio di una sacca per la trasfusione del sangue. E così lo stesso chirurgo che ha
operato con grande successo Rocco, che gli è quindi molto grato anche perché ha avuto modo di sperimentare su se stesso la sua grande capacità, ora è travolto da uno scandalo di grosse proporzioni, si parla di malasanità, di imperizia, di imperdonabile errore umano.
Ma Rocco  dall’eterno bastian contrario che è, dall’insofferenza per questa vita sedentaria, infischiandosene delle regole ospedaliere, si butta a corpo morto sul caso e non credendo all’opinione comune pensa invece a un omicidio, la vittima era un grosso imprenditore, oltre tutto  c’era in ballo un grosso premio assicurativo, che faceva gola
alla moglie e al figlio della vittima.
Se la storia principale è questa, come sempre poi ci sono tanti altri…sottotitoli a alimentare e rendere gradevole  e più vario il racconto. Così l’amico Sebastiano che è venuto
senza avvertirlo ad Aosta e sosta fuori dall’ospedale per proteggerlo da eventuali vendette, e poi Gabriele che cresce e avverte i primi sintomi di indipendenza;e poi Antonio
che addirittura divide l’amore tra due sorelle e una cugina, e poi Ugo troppo imbranato per dichiararsi a Eugenia. e poi ancora nuovi personaggi e nuove situazioni.
Insomma una storia dove, e del resto oggi la letteratura gialla va sempre più in quella direzione, il thriller è ormai una componenti,  ma lo sguardo ormai dell’autore e dei suoi
protagonisti vola in varie direzioni, qui è preso di mira l’ambiente ospedaliero, un ambiente talmente vasto e diviso un tanti scomparti che è difficile orientarsi,  una massa
umana con le sue speranze, le sue illusioni, le sue paure, e poi gli operatori che Rocco comunque comincia ad apprezzare peer il lavoro che fanno. Certo anche qui non mncano
le mele marce m Schiavone, che non è un uomo facile, ma che però ha una capacità di giudizio notevole, comprende che questa storia dove lui è uno “spettatore casuale” va invece affrontata perché giustizia sia fatta, e lui non vuole abbandonarsi al facile populimo.
Manzini lavora molto sulla psicologia dei personaggi, a Rocco ha dato un tocco di “umanità”in più, pur se nei rapporto con gli altri è sempre da prendere con le molle , attacca-
brighe, strafottente, insofferente, ma pronto a ergersi contro chiunque non agisca come si deve. Il mestiere gli ha lasciato addosso come una patina di sporcizia che ormai è dif-
ficile fare andare via, ma a non fare niente non ci sta. E d’altra parte quello che gli è successo lo porta a riflettere su quella che è la “casualità della vita”.
Questo romanzo per gli amanti della precisione riprende dall’ultima svena di Rien ne va plus  con Rocco ferito e in un lago di sangue dopo una sparatoria. Gli è stato asportato§
un rene e lui, pur scorbutico e sempre asfissiante nei rapporti con gli altri,ha però avuto modo di apprezzare l’opera del chirurgo che lo ha rimesso in sesto, e ora non si capacita minimamente come sia potuto incappare in un errore così marchiano. Così da episodi che possono benissimo succedere nella vita reale,  e chi fanno riflettere sul fatto che niente va mai dato per scontato, lui trae la vitalità per non ficcarsi a letto, andando invece in giro per l’ospedale, ficcando il naso dappertutto, ma piano piano comincia a intravedere
la verità. Molta importanza assumono nel racconto i Panettoni del Natale(con cui si sfama a dispetto della dieta ospedaliera), i rapporti cpn altri pazienti, una notte di Capodanno sadomaso per lui, quasi commovente per l’imbranatissimo Ugo, gli amori di Antonio, suo sostituto, che diverrà un buon poliziotto ma con le donne….
Insomma una materia vastissima su cui discettare, ma alla fine resta lui, Rocco Schiavone, e per i suoi lettori è quello che conta….

 

GIUSEPPE PREVITI

 

 

 


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