Il Blog di Giuseppe Previti

” L’ULTIMA CANZONE DEL NAVIGLIO” DI LUCA CROVI- RIZZOLI 14.2.2020

Gennaio 1929. Milano sta vivendo un inverno freddissimo, pieno di neve, mentre la milizia fascista sta esercitando il suo potere in maniera sempre più violenta. La città sta anche cambiando, molte le automobili nelle strade, i grandi boulevard si stanno sostituendo alle strade, per il Naviglio sui progetta di coprirlo. Ma  a parte il freddo l’atmosfera
si sta facendo irrespirabile per le minacce e le imposizioni dei fascisti. C’è chi non si peiga come Toscanini che, alla Scala, si ribella ai diktat del Duce non eseguendo gli inni al
re a al duce. Nei quartieri più…malavitosi la mala risponde alle camice nere.
In tutto questo scenario  assai movimentato il commissario Carlo De Vincenzi che non si piega ai fascisti e a chi vuole estrometterlo da  certe indagini continua la sua opera di investigatore.Il cadavere di una donna assassinata è stato trovato nella neve vicino alla basilica di S.Ambrogio, ma questa morte potrebbe compromettere alcuni membri del
partito e De Vincenzi finirà per esseere estromesso dalle indagini.
In seguito mentre i barcaioli stanno trasportando sui Navigli  un carico di carta destinata al Corriere, ultimo viaggio prima dell’interramento, uno di loro muore annegato.Tutti
pensano a un incidente ma De Vincenzi è di tutt’altro avviso, e con lui i ” mallnatt della Ligera “…..

Una nuova storia raccontata da Luca Crovi, L’ultima canzone del Naviglio,con al centro il commissario Carlo De Vincenzi, il celebre poliziotto creato da Augusto De Angelis, che agisce negli anni tra le due guerre mondiali,in un mondo che si sta trasformando, un mondo animato da una umanità con una grande voglia di vivere,e  con un
codice d’onore radicato anche in chi faceva parte della mala.
Luca Crovi in questa sua ricostruzione storica e sentimentale sulla Milano tra gli anni Venti e Trenta ha riportato alla luce della ribalta uno dei primi personaggi storici del giallo all’italiana, il commissario Carlo De Vincenzi, creato appunto dal De Angelis. Crovi lo usa per raccontarsi di una Milano che si sta modernizzando, e quindi ferve di lavori
e di progetti. E’una Milano invasa dalle prime autovetture, e che troverà il suo primo grande traguardo nel Gran Premio automobilistico di Monza. Ma sono anche gli anni in cui
il fascismo si sta impadronendo del potere con la forza e con la protervia delle camice nere, a  cui cercano di opporsi la cultura,il diritto, il rispetto delle leggi vigenti e delle persone,.iErano anni particolari , intanto un grande Freddo(oggi a quasi un secolo di distanza si parla invece di una grande Caldo…..), anni in cui si voleva chiudere il Naviglio,
Erano gli anni del Vino Mariani, che secondo alcuni, anche di grande nome e intelletto, procurava forza e dinamismo a chi lo beveva, tonificando i giovani e rigenerando i vecchi.
Tante le storie che via via l’autore ci racconta, un susseguirsi di fatti e di personaggi, in cui il comune denominatore è la presenza del commissario , ma potrebbero anche apparire tanti piccoli racconti a sestanti, put se son o sempre parte integrante di questa singolare e per molti versi affascinante storia di >Milano, di cui si scoprono e si ricordano
umori, colori,atmosfere.E una bella idea è quella di farli esprimere in molti casi ibn duialetto, il che da un tono di maggiore realtà e veridicità ai persona. Questa scelta di utilizzare il dialetto meneghino alla lunga paga, magari a prima vista se ne può discutere, ma poi ,una volta che riesce sempre più…facile la traduzione, si puo’ben dire che impre-
ziosisce le parole e la veridicità del racconto.
Uno dei personaggi di spicco nella narrazione è il maestro Arturo Toscanini, di cui Crovi    ci racconta le traversie e gli scontri con il regime, dando un esempio come l’ottusità
e la protervia del potere facciano del male, un monito che è valido ancora oggi e che va sempre tenuto presente.
Tanti i personaggi che si susseguono nei vari “quadri” di questa storia, celebri e no, tra l’altro un omaggio  a Carmelo Camilleri, un famoso poliziotto dell’epoca costretto a dimet-
tersi perché gli era stato imposto di rinunciare a scoprire i colpevoli di una efferata strage in quanto vi erano coinvolti i fascisti.  Ma anche tanti commoventi ritratti di bambini e
ragazzini che specie nel primo dopoguerra devono imparare l’arte dell’arrangiarsi nella vita.
Luca Crovi dice che scrivendo questo romanzo g.li è sembrato di navigare in un mare aperto e solo componendo le varie parti della narrazione gli ha permesso di giungere in
porto.
Un’opera costruita quindi, sempre a detta dell’autore, come un’opera lirica, con un preludio, più atti e il gran finale. Storii di Milano e dei suoi abitanti, storie a cui però Crovi
conferisce un tocco di umanità e di universatilità, si che possano interessare tutti.
A tanti quadri o…atti abbiamo già accennato, uno dei più toccanti è quello che racconta dei profughi della prima guerra mondiale accolti a Milano nella Casa degli Emigranti, un
racconto struggente per umanità e tenerezza.
Questa opera letteraria usa come protagonista un personaggio letterario costruito da Augusto De Angelis, di cui il notro autore ha cercato di conservare lo spirito originario, il
comportamento psicologico.Quindi nelle pagine troverete  certo molto di De Angelis, ma troverete anche lo spirito innovativo, la voglia di inventare, di attualizzare, andando
incontro ai lettori di oggi.
Interessante come dicevamo la scrittura , intanto una serie di racconti a sè stanti, come se fossero da pubblicarsi singolarmente. In alcuni casi. come nella storia del Negher e
della donna uccisa e sepolta nella neve,i fatti sono veri come pure  sono vere le minacce a un grande costruttore di auto perché non boicottasse il primo gran premio d’Italia a Monza.
Anche nel caso del maestro Arturo Toscanini tutto è rigorosamente vero a parte l’adattamento…scenico dell’autore al suo modo di narrare, così come la proibizione del vino Ma-
riani, i sequestri di cocaina, le azioni squadristiche,l’ultimo viaggio del barcone che trasportava i rotoli di carta al Corriere. della Sera navigando sul Naviglio, ultimo battello a
solcarlo, quindi ultima voce, o se preferite, “ultima canzone sul Naviglio, e ancora il recupero dell’immondizia (la “Ruera”)., che serve da base per l’inchiesta
Vi è certamente anche una buona parte di fantasia , alcuni passi sono probabilmente inventati, dal sequestro della bacchetta di Toscanini all’incontro tra De Vincenzi e Camilleri,
pur se tutto quello che accade intorno a loro, in entrambi i casi, è vero. E una nota per chiudere sul commissario Camilleri, lui era nipote del grande Andrea, chissà che non gli
abbia ispirato Salvo Montalbano.
In conclusione un nostalgico omaggio al Maigret italiano Carlo De Vincenzi, detto anche il “poeta del crimine”, una delle figure basilari del giallo all’italiana, , dovuta alla mano
di quell’Augusto De Angelis che pagò di persona la sua opposizione al fascismo.

 

GIUSEPPE PREVITI


Per leggere e stampare Diari di Cineclub clicca qui