Il Blog di Giuseppe Previti

” PICCOLA CITTA’ ” di SILENA SANTONI – GIUNTI 21.05.2020

E’una storia di persone sconfitte o è una storia di persone che alla fine si rialzano ? Ma per rialzarsi è possibile scendere con la vita quando tutto crolla intorno a te ?
Per rispondere bisognerebbe entrare nella mente di Fosco Fantechi, un tempo attore di grande successo, un divo adorato dalle donne, finchè viene travolto da un auto
che gli trancia una gamba,rendendolo storpio. Rinunzia alla carriera, cambia vita “scomparendo”nel giro dei teatri minori della sua Firenze, dove insegna recitazione e§
organizza per gli allievi il recital di fine corso.Non vuole più avere a che fare con il mondo dello spettacolo né nuovi coinvolgimenti sul piano affettivo.
Ma  un giorno incontra Ilaria e la sua vita cambia completamente,. Lei gli rende il gusto alla vita, e se ne innamora, ricambiato, perdutamente. Ma Ilaria è anche una brava
aattrice e così si conquista il ruolo di prima attrice per l’opera che lui sta allestendo per il saggio. Folco fa grandi progetti su di lei, e accogliendo la proposta di un assessore
siculo  accetta di dirigere uno spettacolo al Teatro Greco di Siracusa proponendola come Medea. Così per lui sarà il ritorno sulle grandi scene e per l’occasione di essere la
prima attrice in un allestimento di livello nazionale.
Ma la felicità dura poco. Ilaria vorrebbe un figlio ma lui non vuole,Ilaria vorrebbe prendere un cane ma lui si oppone. Tra loro sembra che qualcosa si sia rotto e alla fine lui la
scaccia. Ma proprio dopo l’ultima volta che si vedono lei si avvia verso casa da sola, quando Firenze è squassata da un tremendo attentato e Ilaria è tra le vittime. Per Folco
rimasto solo è troppo dura, ma con chi prendersela ?

Un romanzo assai intenso, molto “sentito”, che si interroga sui casi della vita, ma chiedendosi anche se si può parlare solo di caso. Dopo il successo di Una ragazza affidabile
Silena Santoni torna in libreria con Piccola città , due libri completamente diversi, un giallo il primo, una storia  emotivamente vissuta, ricca di motivi e di intensità, questa,
amore, problemi nella vita di coppia, reciprocità di interessi e sentimenti, ma anche rapporti con gli altri oltre che con se stessi, con la vita che va avanti, c’è anche la suspense di
una tragedia che colpisce la città, insomma una storia densa e intensa che merita di  essere raccontata.
Folco Fantechi un tempo era un attore molto famoso,  poi un incidente gli ha cambiato la vita, ora insegna recitazione e fa il regista in una compagnia di attori dilettanti, sta
preparando con i suoi allievi il saggio di fine anno, lo ha scritto lui adattadolo alle esigenze e alle aspettative dei suoi ragazzi, raccontando in “Piccola città” la vita di tutti i giorni,
la quotidianità della gente comune in un’opera che vuol portare sul palcoscenico tutte le categorie ma si vuole anche parlare di amore, di lavoro,di lutti. A tutto sovrintende una§
sorta di demiurgo, il Regista, che fa da tramite tra gli attori che dirige e il pubblico in sala., a cui si rivolge per spìegare quello che avviene in scena. Ma c’è una particolarità, il
regista si riserva  di avere sempre lui l’ultima parola, può cambiare la scena o i ruoli anche all’ultimo istante, facendo anche improvvisare. Naturalmente è Rocco Fantechi che
organizza e scrive tutto questo  ed è raccontandolo a Ilaria che la conquista prima come teatrante e poi come uomo, sicché la bellissima Ilaria incontrata quasi casualmente di-
venta indispensabile nella sua vita.
Non sapremo mai se il detto “La felicità non è di questa terra” è mendace o meno,, certo se consideriamo quel che accade in seguito diremmo che è molto…vero ! I due sono molto felici o almeno così pare, però Folco ha una visione tutta sua della vita, egoistica certo, d’altra parte il teatro è ormai la sua vita, e quando gli si presenta l’occasione di
rientrare nel giro grosso e di rifarsi del suo tristo destino di zoppo, facendo perno sulla bravura di Ilaria che lui vede come una futura prima donna della scena nazionale,, non ha
dubbi sul loro futuro. Ma Ilaria non la pensa come lui, lei vorrebbe un figlio, visto il diniego di lui  le basterebbe tenere in casa un cane, ma lui dice ancora di no. Il fatto  è che lui
ha in mente il teatro e lei lo sente sempre più lontano.Ci saranno ancora momenti felici in una breve vacanza ma presto ritornano i rancori, le dispute,le vedute inconciliabili,
il loro mondo è infranto, la “Piccola città” può funzionare sul palcoscenico dove il regista può sempre avere l’ultima parola e cambiare anche i ruoli ma nella vita non è così, ognuno appena uscito dal teatro torna a pensare alle proprie cose.
Succederà poi che Firenze resti sconvolta da un tragico attentato e Ilaria sarà tra le vittime. Per Folco sarà uno choc tremendo, incolpandosi di averla cacciata e mandata a morire e a questo punto anche lui dovrà tornare a fare i conti con la realtà,solo, distrutto nel morale, macerato dai rimorsi, incapace di reagire, mentre gli amici cercano di farlo reagire.
Nè troverà molto conforto nell’andare in analisi da uno psicoanalista. Ma improvvisamente avrà uno scatto, un sussulto e allora ricorderà un viaggio fatto con Ilaria. E così si spingerà in cima a un monte per adempiere a una sorta di voto  cioè dire quello che lei si voleva sentir dire “Quando verrai a trovarmi sussurrami le parole che non mi
hai detto da vivo….” .Ed è così che lui cercherà il perdono di lei. Finalmente ha capito che il teatro è una cosa, la vita è un’altra, qui il regista  non può farti resuscitare nè
cambiarti il ruolo in corsa…
Finalmente Folco Fantechi si sente più leggero e corre verso i suoi ragazzi a Firenze, forse se possiamo azzardare una morale è che inutile cercare chi ha avuto torto o ragione in
un mondo che è perfetto solo sulla scena, no nella realtà !

 

GIUSEPPE PREVITI

 

 


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