Il Blog di Giuseppe Previti

” MARCO VICHI- MORTE A FIRENZE” 28.05.2020

L’attività di Marco Vichi quale scrittore, curatore di antologie, giornalista, allestitore di testi teatrali, sceneggiatore televisivo, direttore di corsi di scrittura è sempre stata
assai vasta. Il suo primo romanzo L’Inquilino  risale al 1999, mentre il suo personaggio principale  sarà Il commissario Bordelli, la cui prima apparizione e’ del 2oo2
con Il commissario Bordelli, un commissario in servizio alla questura di Firenze. E sono dieci a tutt’oggi i romanzi con protagonista il celebre poliziotto fiorentino.
Bordelli sin dal suo apparire ha subito un forte legame con i lettori, un poliziotto sulla cinquantina, ex-partigiano, scapolo, gran fumatore, una esistenza molto viva anche
se un po’…disordinata se si considera il mestiere che fa.
L’ambientazione è sempre fiorentina, Firenze appare quindi nel primo libro ambientato negli anni sessanta, ma via via che sono state pubblicate le nuove storie si puo’ dire
che si è in qualche modo tracciata la storia del capoluogo toscano ma direi anche un po’ dell’Italia del periodo.
E certamente dalla più genuina,o almeno così appariva, città in crescita del periodo del boom  economico si passerà sempre più a una città del tutto cambiata, e la corruzione,
il malaffare impereranno sovrani.
Di Bordelli spicca il senso di giustizia, ma una giustizia che lui applica sempre distinguendo tra gli uomini che ha davanti. Bordelli è un uomo intelligente e mai prevenuto, ma è
più facile che diventi amico di un ladro che commette i suoi furti per sopravvivere che non degli opportunisti, degli arrivisti, dei corrotti.
Vichi ha sempre avuto dalla sua uno stile scorrevole, inoltre è molto abile nel cesellare i suoi personaggi, molti del resto sono ricorrenti nei suoi libri. I personaggi sono sempre
credibili, a cominciare appunto dal commissario, che è l’esempio perfetto della “quotidianità” della vita, essendo ormai lui stesso un personaggio più che reale….
Va pure detto che tra i pregi di questi romanzi è quello non tanto di ammannirci una perfetta trama gialla(cosa che pur puntualmente ci offre) quanto di scrivere libri di memoria,, libri che possiamo definire “gialli storici” ricchi di ricordi, di quella che è stata la sua vita dalla guerra partigiana ai giorni dell’alluvione, ma andando oltre i ricordi
del commissario, c’è anche molta nostalgia per i ricordi personali che l’autore trasferisce nei suoi romanzi, a partire da quelli lasciatigli dal padre.
Per la lettura odierna Raffaele Totaro ha scelto Morte in Firenze, quando siamo nell’ottobre assai piovoso del 1966. Scompare un bambino all’uscita della scuola e ben presto si teme che sia stato ucciso. Mentre proseguono le indagini un violento alluvione si abbatte su Firenze, è il 4 novembre del 1966, la città resterà completamente allagata.
L’alluvione della natura si accoppierà all’alluvione delle turpi passioni umane, si ritroveranno anche i resti orrendamente seviziati del ragazzino.
Un libro molto malinconico, amaro, anche perché sembra che contro certi eventi e atmosferici e umani si possa fare ben poco…..

 

GIUSEPPE PREVITI


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