Il Blog di Giuseppe Previti

” SABBIA NERA” di CRISTINA CASSAR SCALIA- EINAUDI- 24.07.2020

Su Catania si sta abbattendo una pioggia di cenere, la “Muntagna”(L’Etna) si era risvegliata quella mattina e una nube nera incombeva sulla città avvolgendola e cospargendola
tutta di  sabbia nera. Intanto in una parte abbandonata di una villa alle pendici dell’Etna  viene ritrovato il corpo mummificato di una donna nascosto dentro un  montacarichi.
Si occuperà del caso  il vicequestore Vanina Guarrasi, una trentanovenne palermitana, figlia di un poliziotto ucciso dalla mafia, con trascorsi a Milano e Palermo, ora a capo della sezione reati contro la persona della questura di Catania. La casa del ritrovamento è abbandonata dagli anni sessanta, quando fu teatro di un delitto ai danni del vecchio proprietario, attualmente vi passa qualche giornata il nipote della vittima. Non è semplice identificare questa nuova vittima, ma la Guarrasi potrà contare sull’aiuto di uncommissario in pensione, Rocco Patanè, che a suo tempo aveva seguito il caso. L’indagine dovrà giocoforza proiettarsi nel passato, e ci si dovrà occupare della tenutaria del
bordello più elegante della città negli anni cinquanta, perché la sua tenutaria era scomparsa improvvisamente e non era mai stata ritrovata.
Verrà a galla una brutta storia di avidità, tradimenti,  malvagità, interessi, una storia che ancora oggi non si chiuderà se non dopo un’altra serie di delitti.

 

Essendomi occupato recentemente di CRISTINA CASSAR SCALIA per l’uscita del suo ultimo libro dedicato  al vice questore Vanina Guarrasi, “La salita dei saponari”abbiamo voluto rileggere il primo capitolo di questa saga SABBIA NERA   dove protagonista di quella nuova serie di gialli è una donna, appunto la Guarrasi, un tipo testardo, che ha dedicato la sua vita al culto del padre, percorrendo lo stesso cammino in polizia. Ha una relazione un po’ diffcoltosa con una giudice nel mirino della mafia, ma sa anche apprezzare la buona cucina pur non sapendo fare assolutamente niente, ama i vecchi film d’autore, ha con sè una squadra di poliziotti che stravedono per lei.
Nella sua carriera ormai ha fatto il callo a scenari raccapriccianti, ma stavolta nell’ala abbandonata di una vecchia villa padronale all’interno di un piccolo montavivande verrà
trovato il corpo mummificato di una donna, vestita elegantemente, con i resti di un foulard di seta, di un cappotto elegante, di un tailleur di buona fattura, tre collane al collo.An-
cora una borsetta elegante, una bottiglietta di colonia e una cassetta metallica piena di soldi.  Questo delitto si rivelerà collegato a un altro precedente di tanti anni prima,sempre
avvenuto all’interno della villa. La Guerrasi si fissa su questo caso che vuole riportare alla luce, vuole fare giustizia su quanto avvenuto a suo tempo convinta che il colpevole
allora arrestato e condannato fosse innocente e che quindi il vero colpevole debba essere ancora assicurato alla giustizia,tanto più che sta scorrendo altro sangue.
Una storia appassionante in un continuo alternarsi tra passato e presente, delitti lontani si incrociano con fatti, personaggi e nuove vittime dei giorni nostri. Tutto il gioco è
condotto dalla nostra poliziotta, un tipo tosto, che non rinuncia ai piaceri della vita, è tormentata da un amore difficile, è molto brava e determinata sul suo lavoro.
Una bella novità di questo romanzo è data dalla presenza di un vecchio commissario di polizia, quasi “richiamato” in sevizio  dopo che a suo tempo di era occupato del caso
dell’altra vittima trovata nella. Il personaggio di Biagio Patanè è azzeccatissimo dal punto di vista umano, è anche un tributo all’ esperienza e alla sagacia che non vengono meno
con l’età e che potrebbero certo essere utilizzati meglio nella nostra società. ma è anche un riuscitissimo espediente letterario per dare continuità a una storia che spazia tra
passato e presente.
Una storia ricca anche di riferimenti letterari e artistici, da Simenon a Sciascia, da Tornatore a Visconti, ma anche interessante perché rievoca fatti e cose dal passato, dai bor-
delli alla mafia, dalla speculazione edilizia alle difficoltà operative della polizia che non aveva certo i mezzi di oggi.
Copratogonista del racconto la Sicilia con Catania, Noto,Palermo,  con i suoi cibi, con i film che vi sono stati ambientati,, con l’uso moderato ma anche necessario del dialetto
siciliano che d’altra parte volendo scrivere un romanzo sulla Sicilia non può essere certo trascurato.

 

GIUSEPPE PREVITI


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