Il Blog di Giuseppe Previti

” RICCARDINO” di ANDREA CAMILLERI -Seguito della prima stesura del 2005- SELLERIO- 28-07-2020

IL commissario Montalbano è alle prese con una nuova indagine, che poi per lui sarà l’ultima. Riguarda l’omicidio di un giovane direttore di banca di Vigata, con l’uomo ucciso da un killer in motocicletta davanti ai tre suoi migliori amici. Un’amicizia di lunga durata, una frequentazione continua che ha finito per coinvolgere anche le famiglie,forse anche
più del dovuto, visto i…rapporti molto stretti tra la vittima e le mogli degli amici. Sembra comunque un caso semplice, la vittima era appunto un gran donnaiolo, quindi è facile pensare alla vendetta di un marito tradito. Ma Montalbano non è convinto, la conclusione gli sembra troppo ovvia, per lui vale il concetto che nulla è mai quello che appare, e così finisce per sbocciare un nuovo caso, quello dei rapporti tra il commissario e i suoi uomini e i suoi superiori ma anche con il “suo” autore, insomma un grande ingorgo di
fatti e pensieri….

In Riccardino scoppia un qualcosa nel rapporto tra uno scrittore e il suo personaggio più celebre, addirittura tra il “personaggio di carta” e quello invece “creato” per la televi-
sione. Va ricordato che nel 2005 lo scrittore consegnò all’editore quella che per lui doveva essere l’ultima avventura del celebre personaggio, con l’accordo che questa storia sa-
rebbe stata data alle stampe solo dopo la scomparsa dell’autore e come epilogo della serie.
Nel 2016 Andrea Camilleri volle rivedere questa prima stesura lasciando la trama immutata ma intervenendo profondamente sulla lingua usata.Riccardino sarà quindi
l’ultimo romanzo con protagonista il commissario Montalbano pubblicato da Sellerio a un anno esatto dalla scomparsa di Camilleri. E così si conclude  ideata circa quaranta
anni prima quando lo stesso Camilleri aveva consegnato una serie di documenti e appunti su un episodio avvenuto nel 1848 a Porto Empedocle a Leonardo Sciascia, che spronò
il Nostro a raccontare lui stesso quella storia. E da lì era nata una collaborazione tra lo scrittore e la casa editrice Sellerio, in particolare una grande amicizia tra Andrea Camilleri
e Elvira Sellerio.
Poi erano seguite le prime storie con il commissario Montalbano,  quindi venne scritto questo Riccardino che però non fu l’ultimo romanzo, infatti la serie proseguì con sempre maggior successo, addirittura altri quindici romanzi, ma intanto Camilleri aveva voluto fissare il principio che era lui a decretare in piena coscienza la sorte del commissario.
Questa stesura fatta nel 2005 venne poi rivista dallo stesso autore nel 2016, con la trama rimasta immutata ma riaffrontata e rielaborata dal punto di vista della lingua, decre-
tando così il passaggio dalla “lingua bastarda” alla “lingua inventata” usata in Vigata.
Un romanzo retrodatato, si vede quando è stato scritto, è molto legato alla sua epoca con chiari riferimenti alla cronaca,, alla politica, alla letteratura e al linguaggio di quel tempo. Chiude così la sua lunga carriera un personaggio divenuto il più popolare della letteratura italiana  e anche della televisione nazionale, divenendo pur un preciso rife-
rimento etico e morale per il Paese tutto.
Molto rilievo in questa storia al rapporto, spesso contrastato, tra l’autore e il personaggio, addirittura in un triplice confronto tra lo scrittore e il suo personaggio, letterario e televisivo, come se fosse rievocato quello che Pirandello creò con i  Sei personaggi in cerca d’autore, con i personaggi che irrompono in scena imponendo all’autore di rappresen-
tarli. E anche nel nostro caso Montalbano si impone ovvero impone all’autore, come se ormai avesse una sua vita autonoma e reale e chiedesse che venga ancora scritto di lui.
Va detto che nel 2004 forse Camilleri aveva pensato di chiudere con il commissario ma poi seguiranno altri diciotto romanzi sino al Metodo Calanotti  del 2018,quindi niente
abbandono e simbiosi sempre più completa.
E così eccoci alla fine del celebre poliziotto di Vigata, ma in questo libro più che la trama gialla colpisce il duello tra il personaggio e lo scrittore, “u’prufessuri” come lo  chiama
Tatarella. E quello che colpisce  è lo scontro interno che avviene in Montalbano, che addirittura si sdoppia, mettendosi addirittura nei panni dello scrittore(e del lettore) e del-
l’attore. E infatti traspare subito la sfida tra il commissario e l’attore che lo interpreta nei telefilm. Ma non ci può essere competizione,l’attore è troppo avvantaggiato,intanto sa recitare, e poi sa cosa deve accadere e interpretare, mentre il suo epigone letterario deve improvvisare di volta in volta. Questo ormai lo stressa, come lo stressa la popolarità, se
arriva sul luogo delle indagini è come se piombasse dentro un set televisivo, tutti si aspettano che si muova, che parli, che agisca come in un eterno set che poi rilancia le sue immagini un po’ovunque.
Ma Montalbano è un commissario di polizia,un buon poliziotto e quindi si accinge a indagare su questo nuovo delitto che ha come vittima un direttore di banca, assassinato una
mattina davanti a tre suoi amici da un misterioso killer in motocicletta. Ma al commissario non  interessano le testimonianze quanto i loro processi mentali, i loro comportamen-
ti, i loro pensieri. E scopre ben presto che dietro alle apparenti questioni di corna che potrebbero avere causato il fatto ci sono motivazioni ben più profonde e dirimenti, tanto che i suoi superiori, i politici, il vescovo chiedono che l’indagine si chiuda al più presto secondo un ben meno…pericoloso movente passionale. E Montalbano è stanco, sente che la sua stagione sta finendo.
Oltre tutto ha dovuto questionare con l’autore, anche questi è stanco,, ha ormai ottanta anni  e vuole dire la sua, dare anche una sua impronta alle indagini e imporgli il finale.
Un romanzo interessante questo dove l’autore scrive la storia, il personaggio la vive e la vive talmente che la vorrebbe chiudere a modo suo. Insomma un vero e proprio guazza-
buglio con profondi riferimenti a Pirandello che ci aveva posti provacotoriamente dinanzi al quesito, “che scegliere tra la vita e la forma”.
Questo romanzo è stato scritto nel 2005, ma poi, benché gia cieco, Andrea Camilleri lo ha voluto riprendere, rispettando la trama, ma accentuando quel contrasto tra il perso-
naggio letterario, l’attore che lo impersona e l’autore stesso. In questa nuova stesura è stata rivista la prosa, in italiano e in dialetto. E così torna in evidenza il vigatese, perché è
quello che viene parlato in questa provincia, prima inventata e poi “nata” come un qualcosa di reale, stiamo parlando appunto di Vigata. Anzi come precisato nelle note redazionali si è passato dalla lingua bastarda alla lingua n’vintata dell’ultimo Riccardino.

Ecco quindi il commiato del nostro commissario,Camilleri ha precisato che il suo commissario non morrà, lo lascerà invecchiare, ma evidentemente l’Autore(così lui si
definisce) ha ripensato a quel lontano 2005 in cui scrisse questo testo, ha ripensato ai quindici e più scritti su Montalbano elaborati nel frattempo, ha rivisto il primo canovac-
cio decidendo di intervenire non sull'”indagine” che funziona, ma sulla lingua.
Vigata in tutti questi anni è diventata un luogo reale, con addirittura una sua propria parlata, un suo proprio idioma, e il Maestro,ormai ceco, si fa rileggere quello che aveva
scritto, e vuole intervenire su quelle frasi, sui discorsi, sulle parole, la storia viene così a assumere un nuovo stile narrativo, ma anche assume l’importanza di una sorta di te-
stamento e stlistico e narrativo, ribadendo l’importanza e la forza che si deve  a una “vintata”storia.
Montalbano ormai sente il peso degli anni. sente l’insofferenza crescergli addosso, quasi quasi è contento quando il questore lo solleva dalle indagini, se ne occuperà uno
giovane,un forestiero venuto dal Nord. Ma ha anche sentito il peso di una falsa popolarità, quando è arrivato sul….set, pardon,sul luogo delle indagini,la gente gli dimostra che vuole il commissario….televisivo e non lui.E ha il rimpianto che tutto è partito da lui che aveva avuto la cattiva idea di raccontare all’autore i fatti suoi. E poi il commissario e
l’auore si confrontano, si becchettano, il Montalbano personaggio non accetta le intromissioni, le “americanate”, il quieto finale che l’altro gli vuole imporre, Un bel duello che non può non restare impresso nel lettore che si trova difronte a un “dialogo” tra l’autore in carne e ossa e il suo personaggio. Una resa dei conti alla fine, con Montalbano che si
appresta ad uscire di scena. Che dire, grazie a Entrambi !

 

 

GIUSEPPE PREVITI

 


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