Il Blog di Giuseppe Previti

” TROPPO FREDDO PER SETTEMBRE” DI MAURIZIO DE GIOVANNI- EINAUDI – 8.10.2020

Molto bella,indomabile, una propensione naturale a cacciarsi nei guai. Appunto , cacciarsi nei guai, ma poi, quando la situazione sembra precipitare, lei, con un colpo di genio e tanta incoscienza, risolve tutto, magari con qualche aiuto. Questa è Mina, ovvero è Gelsomina Settembre, assistente sociale in un consultorio presso i Quartieri Spagnoli. Una donna intelligente, tanto capace quanto bella, assai provocante,. e lei ne sa qualcosa quando deve prendere l’autobus e la metropolitana per arrivare al luogo di lavoro. Ma lei
adora questo lavoro che la porta a contatto con tanti diseredati e bisognosi, lei vuole fare qualcosa per i più sfortunati, infischiandosene di una madre invadente e cercando di
celare questo fisico “ingombrante” sotto uno strato di vestiti e giacconi.
La visita di una madre disperata la fa schierare contro una famiglia “potente”del quartiere, facendosi aiutare dall’imbranato ginecologo del consultorio, il dottor Gammardella,
dal gruppo delle sue amiche, sopravanzando anche l’inchiesta ufficiale condotta da un magistrato che lei ben conosce…

Un anziano professore viene ritrovato senza vita nella soffitta un cui la famiglia del figlio l’aveva relegato. Sembra un avvelenamento da monossido di carbonio dagli scarichi
di una stufa, ma  il magistrato che conduce l’indagine non è convinto che si sia trattato di una morte accidentale.
Siamo in un gennaio freddissimo, la città è flagellata dal vento, una Napoli insolitamente gelida dove tra i primi personaggi che incontriamo sono un vecchio e una bambina. Lui dorme in una soffitta, così ha decretato la famiglia e l’unica che va a trovarlo è la nipotina. Quindi un vecchio e una bambina che si fanno forti che si fanno forti della loro amicizia, anche se per gli altri non esistono.
Il professore di lettere in pensione Giacomo Gravela era stato infatti costretto dalla perfida nuora e dal pavido figlio a dormire in questo gelido sottotetto e quando viene trovato
morto gli interrogativi per gli inquirenti sono duplici, intanto perché è stato relegato lassù e poi come è morto.
A fianco dell’indagine ufficiale in Troppo freddo per settembre titolo che Maurizio De Giovanni dedica, non al…Mese  ma a uno dei suoi personaggi, la psicologa Gelso-
mina Settembre, detta Mina, che lavora in un consultorio, aspirante detective. Con lei il dottor Gammardella, ginecologo  impegnatissimo, perdutamente innamorato di Mina ma
senza speranza,  pur se può sempre valere il motto chi dispezza compra….Lei è una donna molto forte, non accetta compromessi, si dedica al prossimo, senza distinzioni di classe, e qui si troverà a battersi per salvare due bambini, la nipotina del professore assassinato e il figlio del suo “potenziale”assassino, membro di un potente clan della camorra.
Eccoci immersi in un giallo ricco di atmosfere, una sorta di “giallo napoletano” che tocca molto i toni della commedia. Altri personaggi animano la storia, come il maresciallo Gargiulo pieno di tic e di paure, il magistrato De Carolis, freddo e distaccato ma che non crede alla morte accidentale del professore. E un ruolo importante lo ha la nipotina del
professore, che conosceva tutti i segreti materiali e morali del nonno, che glieli raccontava per lo più in forma di favola. E ancora uno strano clochard-poeta, Enrico, un medico che certe delusioni della vita hanno ridotto a fare il vagabondo, ma è un uomo intelligentissimo, al di la della facciata, e che sa tutto di Gravela di cui era il migliori amico Gravela
un vero signore a cui purtroppo era toccata in sorte una famiglia purtroppo degenerata. Praticamente solo Enrico e il professore sanno cosa è successo e , ora che questi è scomparso, solo lui può dare un senso a questa fine, Da qui l’incontro con Mina Settembre.
E così si sviluppa una storia intricata dove pietà,rabbia, rimorso,interesse, malvagità, ricerca della felicità, bontà si intersecano, anche se poi stranamente gli “angeli del bene” sono un medico ritiratosi a fare il barbone, un anziano professore che si gioca la vita per salvare un ragazzo in cui crede e una nipotina che è l’unica che ha amato. Ma poi c’è
da avere a che a fare con il carattere di Rosario che avendo sposato la figlia di un box, deve , dopo anni di galera, subita a seguito di crimini commessi per dimostrarsi degli
di appartenere a quel clan, ora uccidere il professore che lo aveva denunciato per salvarlo e che anche ora sta agendo per salvarlo.
La morte del vecchio non convince nessuno, nemmeno quella strana figura del magistrato incaricato, un tipo sentenzioso e noioso, ma fondamentalmente una persona giusta e
quindi non crede affatto alla morte naturale della vittima ma neppure che il colpevole sia Rosario, visto l’amore per lo studio che aveva in lui generato l’anziano insegnante, e così
pure non ci credono Mina e il dottore. E d’altra parte questo Rosario non sembra avere la tempra dell’assassino. Ma ci possono anche essere altri motivi dietro un morto, si possono anche voler salvare due bambini, Fabia la nipotina tanto attaccata al nonno e Pasqualino,il figlio dell’aspirante boss, che non lo è potuto gustare durante gli anni passati in cella e ora non vorrebbe nuovamente rinunciare a lui.
Mina allora coinvolge le sue amiche del cuore, tutte ricchissime nullafacenti, o sono loro che coinvolgono lei, e quindi studiano un piano d’azione che possa permettere di agire
lontani da occhi sospetti. E così le fantastiche quattro con molto coraggio e molta incoscienza ideeranno un piano che chiuderà la questione “nonno Giacomo”.
E’una storia di personaggi principalmente, ma a De Giovanni  interessa regalarci l’affresco di una società ricca di umori, di sfumature, anche di sopraffazioni ma quel che interessa è che esistano persone che magari non vogliono cambiare il mondo, ma renderlo più accettabile sì.
E naturalmente raccontando la storia si rappresentano meglio i luoghi, i quartieri, le sfumature, i caratteri, la lingua che già del resto un altro grande, Andrea Camilleri, ha fatto
vedere quale sia importante per capire un paese e chi lo vive.
Maurizio De Giovanni è del resto un maestro nel raccontare delle storie attraverso i suoi personaggi, da Ricciradi ai Bastradi a Sara. Con l’ultima arrivata, l’assistente sociale
Mina, è partito con il piede giusto, non più un noir o un giallo classico, con lei siamo entrati nel clima della commedia, e nulla è meglio che usare i toni della commedia per una città che vive di colori, di atmosfere, di sensazioni. Naturalmente da quel grande scrittore che è De Giovanni ha saputo creare una serie di personaggi intriganti e affascinanti. In primis appunto Gelsomina Settembre donna tanto bella quanto la reclame dell’…antiseduzione e per cui destinata a far innamorare ancora di più.E qui tante figure e figurine
tutte modellate con cura,e ,quel che conta, con un grande amore, come pure le descrizioni dei quartieri spagnoli e di tutto quanto li anima.
E questo suo amore per quel che racconta e dei lettori per quel che viene loro raccontato danno vita a una storia dove primeggia una donna che s’imbruttisce per non essere molestata e poi non esita a sfidare un boss della camorra. E poi un nonno che racconta delle fiabe che poi si avverano grazie a uno che ha l’aspetto dell’orco ma non lo è. E ancora un magistrato che sembra un rompiballe e il carabiniere che lo affianca che lo ucciderebbe volentieri, ma poi alla fine anche il magistrato dimostra di avere un cuore. E ancora
un ginecologo un po’imbranato che ricorda Kevin Kostner, e  un portiere assatanato che si rivela uno che rischia la vita per la donna di cui vagheggia pur senza speranza. >E poi tante più o meno assurde, o, visto il contesto, più o meno vere….
E alla fine di questa “commedia noir” ci siamo anche divertiti,


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