Il Blog di Giuseppe Previti

“FEBBRE” di MAURIZIO DE GIOVANNI

Per una iniziativa editoriale del gruppo Gedi escono una serie di libri gialli scritti dai maggiori autori di gialli e noir italiani. Il primo racconto pubblicato è “Febbre” di
Maurizio De Giovanni, con protagonista il commissario Ricciardi, il malinconico poliziotto napoletano, con la per lui triste “prerogativa” di ascoltare le parole dei morti.
In questa storia  deve risolvere il caso di un “assistito”, assassinato nella sua abitazione. L’assisto nella terminologia napoletana sta a indicare chi parla con le anime del purgatorio ricevendo in sogno i numeri per vincere al lotto. E appunto  Rummolo Gaspare, detto “Gaspare o’Cecato, il più fsmoso assistito della città era stato trovato
morto ammazzato nella sua cameretta posta sopra una ricevitoria del lotto.
Sono io che l’ha ammazzato.Proprio io.E vi dico la verità, sono felice di averlo fatto”.Mi fa proprio piacere”….., questa è la voce che “sente” il commissario e che lo guiderà
nella sua ricerca dell’assassino.

Febbre era un racconto uscito  in una antologia “Giochi crminali” a cui avevavno partecipato Carlotto, De Cataldo e De Silva. L’antologia aveva un filo conduttore riguardante i malefici del gioco, e qui troviamo coinvolto alle prese con il gioco del lotto, un gioco che per la città di Napoli era una vera passione, e anche mania,l tanto che molto famiglie finivano in bolletta. L’assistito era una figura di rilievo in questo mondo, infatti forniva informazioni sui numeri che dovevano uscire, avendo un contatto con l’al di là. Badate bene, lui non indicava dei numeri, lui dava degli indizi, della tracce da cui ricavare i numeri da giocare e vincerere. Non erano dei truffatori, ovviamente ce ne erano tanti in
attività, ma questi assistiti non ti garantivano riferimenti precisi, solo indicazioni ricevute dalle anime del purgatorio.>
La cosa curiosa è che Ricciardi, lontano mille miglia da questo mondo, parla invece con il morto che da “assistito” gli dà dei numeri, numeri dai quali il commissario deve risalire
all’identità dell’assassino.
La particolarità di questo racconto è che il lettore è messo in condizione  di partecipare all’indagine nelle stesse condizioni di Ricciardi, quasi con i suoi occhi, è come se fossimo
dentro di lui rivivendone sensazioni e emozioni.
Il racconto è infatti in prima persona, da una figurazione più umana e meno fredda al personaggio E d’altra parte vale per tutti che vedere le cose da più prospettive fa capire che
cose non sono mai come sembrano di prim’acchito, la violenza spesso proviene da una vendetta personale dovuta a passione, gelosia,  vendetta, inganno.
E d’altra parte Ricciradi sa bene questo,è il suo mestiere, e in più lui ha in sorte l’ascoltare le ultime parole pronunciate dalle vittime di morte violenta, parole che però non aiutano mai l’indagine di per se stessa, ma possono suggerire l’approccio giusto allo sviluppo del caso.
Maurizio De Giovanni è scrittore che stupisce sempre per facilità di espressione senza però mai indulgere a catturare il lettore, è il suo stile che è rapido, coinvolgente, e questo
rimane anche nella stesura del racconto, che come i romanzi annovera costruzione perfetta dei personaggi e degli ambienti dove operano.E d’altra parte Napoli è sempre il
“palcoscenico” ideale per quwta folla di personaggi con le loro sensazioni e emozioni.
Qualcuno ha detto che il difetto di Febbre è di…finire troppo presto, ma del resto questa è la dimensione del racconto, ma il fatto che si sarebbero lette  altrettante pagine in più è un grande complimento per l’autore….

 

 

GIUSEPPE PREVITI


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