Il Blog di Giuseppe Previti

“CASTORE E POLLUCE” DI ANTONIO MANZINI

Tra le tante raccolte di racconti proposte dalla casa Sellerio venne pubblicato “Turisti in Giallo”, sei intrighi estivi ideati per gli investigatori della casa editrice e scritti
da Santo Piazzese,Alicuia Gimenez-Bartlett, Gaetano Savatteri,Marco Malvaldi,Francesco Recami e Antonio Manzini.
Si parte dall’idea che il delitto non è mai fermo, ama….viaggiare, e quindi molti intrecci criminosi si legano alla presenza dei turisti, Nel caso di questa antologia ci troviamo
di fronte una serie di scrittori che sono tra i maggiori rinnovatori del giallo e del poliziesco negli ultimi anni. Un successo letterario che si basa sulle qualità umane e lo spiruito
dei loro protagonisti e che usufruisce in questi racconti di una ambientazione insolita, che permette ai nostri autori di sbizzarrirsi in questa raccolta a tema.
Per l’iniziativa legata ai quotidiani La Stampa e Repubblica escono una serie di racconti legati ai migliori giallisti italiani e tra questi appunti è stato appena pubblicato per la serie Italia in giallo CASTORE E POLLUCE di ANTONIO MANZINI.
Protagonista ovviamente il noto vicequestore Rocco Schiavone alle prese questa volta con una scalata sulle alte vette dove è stato consumato un delitto camuffato da incidente.Schiavone  è scontroso, burbero, irritabile come sempre, però questo non fa mai venire il suo senso della giustizia. Siamo vicini alla Pasqua ma Aosta è anccora sotto
neve, quando capita questo caso che nella casistica “schiavoniana” si profila come una rottura del decimo livello. Un alpinista è caduto dal Poliice, una cima di 4092 metri.
Sembra un incidente, almeno così dichiarano i due compagni di cordata dello sventurato, ma il nostro poliziotto non è convinto,E così lui che non ama la montagna, che non si
capacita che qualcuno ci passi le vacanze, è costretto a abbandonare loden e clarks  per indossare vestiti da alta quota, giacca a vento, ramponi a piedi, e poi su con l’ elicottero
per indagare in cima alla vetta. Ma Schiavone è…Schiavone e il suo intuito non perdere colpi neppure al alta quota….
La storia era cominciata con l’escursione di tre architetti che lasciano lo studio dove lavorano insieme in città per festeggiare in alta montagna l’aggiudicazione di un appalto che
farà guadagnare loro un sacco di soldi. Il più giovane dei tre soci,Ludovico, è un neofita per la montagna e dei tre è anche quello meno attaccato ai soldi e il più idealista.
I suoi soci architettano questa escursione con lo scopo di sbarazzarsi di lui e dei suoi scrupoli e anche per  accaparrarsi una fetta maggiore della commessa. Schiavone  ha intuito
qualcosa da come appaiono i fatti e da come i superstiti li raccontano ma il problema è dimostrare come  si sono svolte le cose e quale è il movente di questa tragedia. La mancanza dell’orologio della vittima e di un anello aumentano la convinzione del vicequestore che i due soci non la raccontano giusta.>>
Da rilevare i nomi delle due vette che sovrastano Aosta, Castore e Polluce, gli dei del soccorso, talmente inseparabili che quando uno muore l’altro rinuncia all’immortalità per
non lasciarlo. Nel racconto di Manzini non abbiamo fratelli, ma il legame mortifero tra due personaggi che solo l’intuito di Schiavone riuscirà a neutralizzarli.
Questo racconto conferma l’importanza di Antonio Manzini nel campo della letteratura gialla con la creazione di questo personaggio una figura altrettanto significativa nella
letteratura poliziesca.  Certamente al mito di questo poliziotto dal carattere forte, un vero duro ma anche perennamente incazzato,  ma anche commovente nel ricordo che non
vuole perdere della moglie, insomma un personaggio originale nelle sue irrisolutezze e ambiguità ormai punto fermo del poliziesco di casa nostra.E comunque l’autore non manca mai di disegnare un quadro lucido e tremendamente vero di questa Italia e dei suoi abitanti.

 

 

GIUSEPPE PREVITI


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